CRISTO BUON PASTORE – IV Domenica di Pasqua

Cristo buon pastore

Molti sono i pastori. Il mondo è pieno di “maitres a penser”, di gurus, di uomini provvidenza, di capi carismatici. Ci sono anche pastori politici che non si contentano di essere buoni gestori della cosa pubblica ma che fanno della loro ideologia una religione. Pretendono di avere le chiavi della storia e di imporre una visione dell’uomo e del mondo.

Cercando una sicurezza molti affidano agli altri l’onere di pensare per loro e di guidare la loro azione. Non è male che ci siano più pastori a condizione che rimaniamo sempre noi a giudicare. Nessun pastore ha un potere proprio “Noi non abbiamo potere che per la verità”. Per questo Gesù porta testimonianza alla verità.

Il Cristo pastore. Ciò che caratterizza il cattivo pastore è che distrugge la libertà di coloro che lo seguono mettendo i propri pensieri al posto dei loro gli impedisce di nascere a se stessi, in una parola confisca la loro libertà. I termini del nostro vangelo sono al contrario termini di libertà: i termini entrare e uscire, le immagini della porta e della strada. I termini di entrare –uscire ci richiamano l’Esodo: uscire dalla terra di schiavitù e entrare nella terra di libertà. Il pastore che cammina in testa ci richiama Mosè, figura di Cristo. E’ Cristo che per primo passa la porta d’ingresso: la porta pasquale, così apre per noi un passaggio attraverso il deserto della morte. E’ da capire come Cristo diventa nostro pastore senza confiscare la nostra libertà.

Il Cristo e noi. Quando Cristo viene da noi “viene tra i suoi”. E’ vero che per noi è lo straniero che arriva ma si può anche dire che non viene dal di fuori perché è in Lui che siamo stati creati. Quando viene siamo già in Lui ed Egli è già in noi; ecco perché il testo insiste sulla parola “conoscenza”. Noi riconosciamo il Cristo, conosciamo la sua voce: egli ci dice la nostra verità chiamandoci per nome (non siamo un esercito indistinto facendo massa in un numero di servitori) Se ci chiama e per farci uscire verso noi stessi. La chiamata è un invito ad un cammino verso la nostra libertà. E’ per questo che noi cediamo alla vertigine di cercare altre guide: il Cristo ci indica la strada, è Lui stesso la strada, ma come camminarci, questo non ce lo dice. A noi inventare la nostra condotta. Senza questo il nostro cammino non sarebbe un cammino di libertà.

Il Cristo-porta. Il cattivo pastore volge gli uomini verso se stesso. E’ lui che occupa il primo posto e la sua stessa azione anche se non lo cerca esplicitamente ha il suo termine in lui stesso, il suo prestigio, la sua gloria (spesso il suo interesse materiale). “Rubare, sgozzare, distruggere” dice il testo. Il Cristo non cerca la propria gloria e non ci assoggetta. IL vangelo coniuga tutti questi temi: libertà, verità, ascoltare la voce, Pasqua. Gesù non ci orienta verso se stesso ma verso il Padre: Dio. San Giovanni ci mostra Gesù in qualche modo trasparente: le sue parole passano attraverso di Lui ma non sono sue; ugualmente i suoi gesti. E il luogo di passaggio del Padre verso di noi e di noi verso il Padre. Passaggio obbligato ma soltanto passaggio. Non si ferma al Cristo. “Per Lui , con Lui e in Lui a te Dio Padre Onnipotente ogni onore e gloria”. Per mezzo di Lui si chiude il cerchio che va da Dio a Dio.. Luogo di passaggio certo ma luogo mobile: il Cristo cammina, il Cristo passa. L’immagine del fiume che ci trasporta. Ultima nota: il Cristo non è per sé ma per il Padre ma facendo così è per noi: in effetti ci volge verso l’origine della nostra vita: io sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

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