Liturgia

TU SEI MIO SERVO – II Domenica del T.O.

Ciò che colpisce nelle tre letture di questa domenica sono le designazioni: "Tu, tu sei", "Io Paolo", "Ecco l'Agnello di Dio", "E' Lui, il Figlio di Dio". E ciascun personaggio è presentato, ogni volta è annunciata la sua missione, la sua funzione è precisata. Nella terza lettura è Israele, dunque una collettività che viene designata come "servitore", ma di seguito il testo sembra riguardare un solo individuo come nel caso di Paolo e di Gesù.

Ecco il problema: perché la salvezza arriva attraverso un individuo (con evidentemente Gesù al centro, in un posto unico)? Perché è designato un essere particolare datato ad una certa epoca e situato in certo spazio? La salvezza non potrebbe arrivare attraverso una colletività. Il nostro senso "democratico" è scioccato. Siamo invitati al culto della personalità? San Paolo insiste "E' attraverso uno solo che siamo giustificati.(Rom 5,12-21) Uno solo per tutti. Nel nostro Vangelo Giovanni lo designa "E' Lui".

Il problema è interessante eppure deve essere importante perché la Scrittura vi insiste tanto. Per cui deve avere qualcosa di capitale. Da parte mia vedo le cose così: tra gli individui che siamo noi ci sono molte divisioni e ciascuno salva la propria vita a scapito degli altri. Regna il peccato umano. Attraverso diversi collettivi ci sono vari tentativi per organizzarsi, coniugare le individualità. Così la vita diventa possibile stabilendo i limiti imposti dalle leggi e dai costumi in difesa dalle libertà "selvagge". Dice San Paolo "La legge è in vista del peccato". Le leggi sono un limite alla vita e alla creatività. Perché la libertà divenga totale bisogna passare dal collettivo alla comunione. Là si realizza l'unità per cui ciascuno può essere libero. Ma l'unità suppone che tutti siano rivolti verso uno, con un solo riferimento. Non possono esserci più "Cristi" perché c'è un solo Dio. Non si fa unità guradandoci i faccia, più ci si guarda e meno ci si piace, ma guardando tutti nella stessa direzione.

La fine delle potenze e delle dominazioni. Non si possono avere molti Cristi, molti capi. Facilmente la divisione rinasce come avvenne a Corinto dove alcuni si rifacevano a Paolo, altri ad Apollo. Ma c'è di più: il fatto che ci sia un solo Cristo, presenza di Dio, ci libera da tutti i poteri del sacro. La sacralizzazione del potere è una delle tentazioni più ricorrenti. Solo il Cristo è designato dal Padre, solo Lui battezza nello Spirito. La sorgente della libertà è avere per guida solo Colui che è l'espressione dell'amore, la sorgente di tutte le cose; ecco il fondamento della nostra libertà. E anche della nostra unità. Non c'è niente sopra di noi se non Colui che è al di sopra di noi. Così il credente mantiene le distanze da ogni potere che gli si impone, da ogni leader e da uomini della provvidenza. L'unità tra di noi non può avvenire che dalla nostra comunione con l'Essere Unico.

Ma perché un uomo? Ritorna la questione. L'unità e la libertà si potranno ottenere aderendo ad un'unica idea, ad un' unica ideologia? Potrebbe essere l'idea di un amore universale, qualcosa come "libertà, uguaglianza e fraternità"o una società senza classi ecc. Ma un'idea non ama e non risponde. Il cimento degli uomini non può essere che l'amore e l'amore non esiste che tra le persone. Di più, un'idea non è che il prodotto di una intelligenza umana non supera l'uomo che la genera. L'unità suppone il superamento di ciascuno e di tutti, è una realtà che ingloba e che deve venire dal di fuori. Dalla nostra sorgente che è anche il nostro fine, cioè a dire qualcosa che è prima di noi che non raggiungiamo completamente e che non possiamo donarci ne donare agli altri: Colui che noi chiamiamo Dio e che raggiungiamo in Gesù Cristo.

      [embed]https://youtu.be/QJRDqpVJ9Ts[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
RICONOSCIUTO DAL PADRE – Battesimo di Gesù

La festa di oggi ci presenta due difficoltà. La prima: pochi giorni fa abbiamo celebrato Gesù Bambino visitato dai Magi e lo ritroviamo adulto sulle rive del Giordano per essere battezzato da Giovanni, trascurando così il periodo più lungo dalla sua vita, trenta anni, trascorsi nella casa di Nazareth come falegname. Sarebbe stato utile dedicare più attenzione a questo periodo di vita nascosta a Nazareth, che dopo Charles de Foucauld, ha ritrovato il suo pieno significato. L'altra difficoltà della festa viene dalla differenza essenziale tra il battesimo praticato da Giovanni, segno di conversione, e quello della comunità cristiana dalle risonanze più ricche non fosse altro per il riferimento "al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo".

Interessante notare come Gesù non abbia più battezzato nessuno durante la sua vita pubblica ma che abbia ordinato di battezzare dopo la sua resurrezione, chiaramente perché "noi siamo stati battezzati –dice San Paolo- nella morte di Cristo" e l'uscita dall'acqua ci associa alla sua resurrezione. Il battesimo non trova il suo senso pieno che in riferimento a Cristo morto e risorto.

"Per ora lascia fare a me". E' importante capire la differenza tra il battesimo di Gesù e il nostro battesimo. L'evangelista ci racconta l'opposizione di Giovanni a battezzare Gesù e la volontà di Gesù "Lascia fare a me" rivendicando in qualche maniera a se stesso il soggetto dell'azione. E' chiaramente Giovanni che battezza ma è Gesù che si lasci battezzare. Come più ardi , in apparenza sono i nemici di Gesù che credono di prendere la sua vita mentre invece è Lui che la offre. E' questo un tratto caratteristico di Gesù: si crede di imporre delle pratiche mentre è Lui che le accetta nella sua volontà sovrana. Oserei dire che Gesù è il ministro del proprio battesimo più ancora che Giovanni, come nel matrimonio ministri sono gli sposi e il prete ne è il testimone; come è scritto in un bollettino parrocchiale "si sono donati il sacramento del matrimonio". Ecco perché il Vangelo dice "Giovanni lo lascia fare". "Questo è il mio Figlio prediletto". La paternità è l'inverso della maternità che riposa su una evidenza fisica. La paternità suppone una dichiarazione che riconosce il figlio come proprio. Chiaramente Gesù è Figlio del Padre dalla nascita ma solo adesso viene proclamato. Come ogni uomo è figlio di Dio fin dalla nascita, dalla sua concezione , anzi fin dall'eternità: il battesimo è il momento in cui si manifesta questa condizione e in cui è riconosciuta. Nello stesso bollettino parrocchiale citato c'era la seguente espressione "Sono divenuti figli di Dio per il battesimo". Oggi si preferisce parlare di annuncio , di proclamazione di una realtà già in atto. Così si capisce chiaramente il rapporto di Gesù con Dio: generato da tutta l'eternità, "nato dal Padre prima di tutti i secoli", è immutabilmente il Figlio prediletto del Padre. La voce udita nel Battesimo non significa un'adozione, ma un riconoscimento. Per restare nell'analogia , equivale all'iscrizione fatta in margine all'atto di nascita, che indica , talvolta anche molti anni dopo, il riconoscimento paterno: quel giorno il figlio lascia tradizionalmente il cognome della madre e prende quello del padre. Gesù. Il giorno del suo battesimo, prende agli occhi dei suoi discepoli il nome del suo vero Padre. Non è più il figlio di Giuseppe, come continuerà a chiamarsi, ma è il Figlio di Dio. Rimane da essere riconosciuto così da tutti gli uomini.

      [embed]https://youtu.be/ICjb735wp-Q[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
EPIFANIA DEL SIGNORE

Per Natale abbiamo fatto il parallelo tra l'imperatore Cesare Augusto e il Bambino Gesù, adesso continua negli stessi termini il rapporto con Erode chiamato "il grande". Questo re dispone di tutto l'apparato dello stato e lo pone al suo servizio, convoca preti, scribi per conoscere dove sarebbe nato il re dei giudei e non esita a mandare soldati a fare una strage. Alla fine sarà lui che è abbattuto e non il rivale che voleva uccidere.

Agli antipodi d'Erode, esclusivamente preoccupato di conservare il suo potere, ammiriamo l'umiltà dei magi venuti da oriente che hanno intrapreso un lungo viaggio per adorare un semplice bambino che sta per nascere. Non hanno niente da ricevere da quest'incontro ma molto da donare: oro, incenso e mirra, sono i doni preziosi di cui si spogliano senza ricevere niente in contraccambio. Questo è l'atteggiamento dell'adorazione, fatta di una lode gratuita e disinteressata. Mentre nella classica offerta religiosa il fedele aspetta reciprocamente favori dalla divinità, l'adorazione non aspetta niente in contraccambio. I magi son venuti carichi di doni e ripartono a mani vuote.

Hanno fatto una grande scoperta, si aspettavano di trovare il futuro Re dei giudei nel palazzo del Re e si son resi conto che la stella non li guidava in luoghi prestigiosi ma verso una modesta casa dove hanno lasciato i loro doni. Così i magi ricevono una lezione evangelica prima ancora che Gesù sia capace di parlare e di annunciare. Maria aveva cantato Colui che rimanda "i ricchi a mani vuote"

L'indicazione del cambiamento di strada nel ritorno esprime il cambiamento , una specie di "conversione " dei magi. Non tornano a casa "come prima". Considerando l'umiltà che li ha fatti venire e il modo con cui hanno accolto la sorpresa che li attendeva, c'erano le condizioni per la conversione del loro cuore più che del nostro.

E' la prudenza che li spinge a non ripassare da Erode. Chissà con che furore avrebbe reagito sentendo che si erano prostrati davanti ad un altro che non era lui. Avevano creduto davvero che anche lui voleva associarsi a loro nell'adorazione? In ogni caso il sogno li aveva prevenuti e avevano preso un'altra strada.

Cosa pensare di questa straordinaria esperienza? Cosa avranno pensato quelli del seguito nel vedere i loro re svuotare gli sgrigni dei loro tesori per lasciarli ad un bambino in braccio a sua madre? L'evangelista non ci dice niente di tutto questo. Questo non ha importanza. Importante è ciò che è avvenuto.

Il seguito della storia è il modo con cui noi accogliamo questo vangelo.

Nel cammino della vita da chi ci lasciamo condurre, dall'immediato interesse, navighiamo a vista, o chiediamo a Dio di illuminarci la strada con la luce del Suo Spirito?

Davanti a chi noi ci prostriamo durante la nostra esistenza?

Offriamo i nostri doni a chi ne ha già molti, è pieno, o a coloro che sono privi di tutto?

Rifacciamo sempre la stessa strada in cui non c'è niente da scoprire o accettiamo di tempo in tempo di affrontare altre strade?

      [embed]https://youtu.be/QGjJEyBjdUs[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
FESTA DI MARIA MADRE DI DIO

Dopo otto giorni dal Natale la Chiesa ci invita a porre la nostra attenzione sulla famiglia di Gesù. IL Vangelo di oggi ci dice che “I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino posto in una mangiatoia”. Ovviamente dopo Gesù l’attenzione è tutta rivolta a Maria che nell’occasione di una nascita la mamma è sempre il personaggio principale; e anche per noi lo è. E’ Maria infatti che ci garantisce che Dio è veramente diventato uomo: lo ha partorito Lei. Mai come oggi è importante sottolineare questa verità.

Vivendo in una società multicultuale in cui si vive a contatto con fratelli di varie religioni, soprattutto con le religioni monoteiste: I cristiani con gli ebrei e i musulmani. Siamo tutti figli di Abramo, adoriamo lo stesso Dio anche se lo si chiama con nomi diversi: Allah, Yahuè e Padre di Gesù Cristo, non è a tutti chiara l’identità propria della loro fede cristiana per cui è facile sentire auspicare che le tre religioni si mettano d’accordo e diventino una sola. Assolutamente no! I cristiani sono coloro che credono che Dio è diventato uomo e che una donna lo ha veramente partorito: la vergine Maria. Il Natale è la festa dell’identità cristiana. I cristiani possono entrare nella femiglia di Gesù, che è la famiglia di Dio e quindi anche la loro famiglia.

Il ruolo e la dignità di Maria è grande: da Lei il Figlio di Dio ha assunto la carne, lo ha partorito, lo ha allattato, lo ha educato e gli ha fatto sperimentare la dimensione umana dell'amore del Padre. Come in tutte le famiglie ha svolto il ruolo materno: la custodia immediata del figlio con la risposta a tutte le sue necessità di nutrimento e di calore mentre il padre ,Giuseppe, assicurava all'una e all'Altro la sicurezza contro tutti i pericoli esterni. Oggi farà ridere riferendo queste ripartizione di ruoli in uso nella Palestina del primo secolo mentre il fatto che il Figlio di Dio abbia avuto bisogno di tenerezza e di sicurezza tradizionalmente portate dalla figura materna e paterna è la ragione per cui la Chiesa insiste sulla necessità di preservare la differenza all'interno della coppia parentale di due ruoli differenti. Ogni bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Dio si è impegnato ad offrirne l'uno e l'altro a Gesù.

E' Gesù , nostro fratello , che ha reso Maria nostra Madre ed è una delle verità più consolanti della nostra fede. E' stato detto che il cristianesimo non è soltanto la religione del Padre ma anche della Madre e sicuramente in Lei si è rivelata la dimensione materna dell'amore di Dio.

Poter contare sempre, per tutta la vita sulla Madre è camminare con una marcia in più e ci rende possibile realizzare quanto Gesù ha detto"Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli". Non c'è da confondere l'affidamento alla Madonna con una specie di immaginario infantilismo spirituale. La prova evidente ce la offre una delle più grandi personalità del secolo scorso, sicuramente un coraggioso profeta che aveva giocato tutto sul suo affidamento a Maria : Karol Wojtyla. Ho potuto verificare di persona come il Suo affidamento a Maria non fosse un modo di dire o una devozioncella ma una vera cambiale firmata sulla fiducia in Colei che avrebbe direttamente trattato tutti i problemi col Figlio che siede alla destra del Padre. Si fidava di Lei "Totus tuus"

La devozione alla Madonna è davvero universale, anche tra i musulmani , ma bisogna ricordare che per capire l'importanza della Madonna bisogna andare al cuore del Cristianesimo in quanto religione che crede che Dio si è fatto uomo e che Maria è la donna che lo ha partorito. Per questo la persona più importante per i cristiani, dopo Gesù, è Maria e non si più essere cristiani senza essere mariani.

[embed]https://youtu.be/8G9ONdrXkcw[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
NATALE DI GESÙ CRISTO

Il re della terra e il Re del Cielo. Il vangelo di Natale si apre descrivendoci la situazione storica in cui avviene l'incarnazione del Verbo di Dio: il censimento ordinato dall'imperatore Cesare Augusto. Questo censimento ci offre l'occasione di una lezione spirituale. L'imperatore pretende in effetti di censire "tutta la terra". Infatti il suo regno si estendeva in gran parte del mondo allora conosciuto. Gli sfuggivano alcune tribu del Medio –Oriente e le orde dei barbari al di la del Danubio. Praticamente recensiva tutta la terra. La bibbia mette in guardia da questi censimenti perché Dio solo è suscettibile di conoscere il numero delle sue creature.

Augusto non teme Dio di Abramo e vuol recensire le forze disponibili per difendere il suo regno e intraprendere nuove conquiste. Sa bene che ogni giorno nascono centinaia di bambini nel suo impero e si rallegra ma non sa che quella notte nasce in ragione del suo censimento un piccolo giudeo in viaggio vicino a Bethlemme.

"Due amori hanno fatto due città". La celebre affermazione di Sant'Agostino ha avuto una piena realizzazione la notte di natale attraverso il confronto tra Augusto e Gesù: il primo al sommo della sua potenza , le sue truppe hanno accumulato le vittorie, il secondo non è che un povero bambino adagiato sulla paglia nato nella precarietà di un luogo riservato agli animali. Se avesse dovuto rispondere alla domanda di Stalin "Quante divisioni ha?" Avrebbe dovuto rispondere "nessuna sulla terra": Però legioni di angeli accompagnano la sua nascita con canti di lode.

La città di Augusto riposa sulla violenza e non ha altra scelta che censire i mezzi per esercitare la violenza. La città di Gesù riposa sulla semplicità, l'umiltà a l'èmore. E tutto questo non si conta, non si censisce ma si vive discretamente e si propaga. Un giorno Gesù si troverà davanti al rappresentante di Cesare e gli dirà con calma: "Non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall'alto". E un giorno l'impero di Cesare Augusto cadrà come un castello di carta e sparirà dalla faccia della terra. Per una strana ironia della sorte saranno i discepoli di Gesù che permetteranno alla sua lingua di non cadere nell'oblio e la utilizzano ancora nella celebrazione del Natale "Gloria!".

E' facile vedere l'attualità della storia di questo Bambino nelle persone rigettate dalle strutture di accoglienza o immigrati rimandati senza ragione nel loro paese di origine. La notte di Natale è propizia per un messaggio ai cuori induriti e si adatta perfettamente alla tematica del rigetto. Alcuni esegeti sdrammatizzano la storia attraverso una lettura meno tragica. "La sala comune non era il posto adatto per loro". Dare alla luce un bambino in mezzo a gente che durante la notte canta e danza fino al mattino non era il posto adatto. Il silenzio di un luogo ritirato non è il luogo migliore per un parto e per le prime ore della vita di un bambino?

Allora, più che piangere sulla sorte del bambino Gesù non conviene invece di lodare Dio per l'amore di Maria e di Giuseppe di cui ha voluto circondarlo? Gli angeli non sbagliano. Non piangono per la condizione in cui è nato il Salvatore del mondo ma cantano la gloria di Dio e la pace agli uomini in terra. Dov'è questa pace? Certamente non nel cuore di Augusto, tutto preso dalle sue prossime conquiste ma nel cuore dell'umile gente del popolo di Israele che contempla un umile e fragile Bambino. E' questo bambino che realizza la profezia di Isaia: sarà chiamato "Principe della pace".

  [embed]https://youtu.be/Xs-NxoF6a4c[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
GIUSEPPE CI PREPARA AL NATALE – IV Domenica di Avvento

L'annuncio fatto a Giuseppe. Giuseppe occupa nel vangelo di Luca un posto importante. E' Lui che darà il nome a Gesù. E'attraverso Giuseppe che Gesù si radica nella stirpe di David anche se questo radicamento è solo a livello giuridico (presso gli ebrei è la legge che conta) "Secondo la carne è nato dalla stirpe di David" (2 lettura). Che è solo giuridico ha un senso: il Cristo ci è donato gratuitamente; non era in potere dell'umanità produrlo; viene da Dio.

Le esitazioni di Giuseppe. Giuseppe vuol ripudiare Maria in segreto. Sono possibili due interpretazioni. Giuseppe dice "questo bambino e di un altro e non posso addossarmi la paternità"" oppure "Questo è un mistero che mi supera; Maria è in un tale rapporto con Dio che devo restarne fuori". La sensibilità cristiana ha sempre pensato alla seconda possibilità, ma credo che il testo voglia dirci un' altra cosa: l'accoglienza di Dio nella nostra vita non può essere immediata. Il Cristo è un dono gratuito ma anche l'accoglierlo è una grazia, ci vuole un intervento di Dio. Giovanni scriverà: "Nessuno può venire a me se il Padre che mi ha inviato non lo attira".

Giuseppe si rivela l'uomo dell'ascolto. Il Vangelo non ci riferisce neppure una parola di Giuseppe. La sua passività ci snerva. Matteo ci dice che è un uomo "giusto". E' l'uomo che ci ha preparato l'Antico Testamento: ha piena confidenza nella Parola dell'Altro. Facendo questo non rinuncia alla sua vita (malgrado le apparenze) anzi la realizza perché la Parola di Dio è creatrice di vita. Se prende Maria e il figlio è perché si è già accordato con Lei sul figlio che porta in seno. Giuseppe è già il Nuovo Adamo che non dubita dell'amore di Dio. E' il "Giusto" dinanzi a Dio. In Giuseppe ci siamo tutti noi: la Parola di Dio non è mai "diretta" è "in sogno", bisogna scoprirla nella notte della fede.

"Il fanciullo viene dallo Spirito Santo". Questo passaggio del Vangelo , come quello dell'Annunciazione vuol dirci che Gesù, Colui che "salverà il suo popolo" viene dall'alto, viene da Dio. "Non è nato da sangue , ne da volere di carne, ne da volere di uomo, ma da Dio"(Gv 1,13). Produrre il Cristo, donare la salvezza, donare Dio, divenire "come Dio"(immagine e somiglianza) non è in potere dell'uomo. Il peccato dell'uomo consiste nel volere farsi come Dio, invece essere come Dio non può essere ricevuto che come dono. Questo è il senso profondo della verginità di Maria. Per questo Giuseppe riceve un fanciullo che viene "dal di fuori". Ogni fanciullo è un dono ma Lui lo è più che tutti gli altri. Per questo Giuseppe appare muto (la Parola viene a Lui e non la produce) e sembra passivo: "Sembra" soltanto perché si sveglia e prende con se la sua sposa. La Parola ha prodotto in Lui il suo frutto.

"Dio con noi". Gesù è il Dio con noi (l'Emanuele) è la risposta di Dio alla vecchia questione di Israele e alla eterna questione dell'umanità e di ogni uomo., la questione del nostro dubbio, della nostra paura: Dio è veramente con noi o è assente? E' morto? O è addirittura contro di noi per impedirci di vivere liberamente? Giuseppe, l'uomo giusto accetta la rivelazione che Dio è con noi. Per questo deve farsi accogliere e nient'altro: non si tratta di agire ma di ricevere. Spogliato da tutte le pretese, Giuseppe, deve rinunciare a generare lui stesso un figlio. Il sogno associato al sonno, e dunque alla cessazione dell'attività, significa come nella Genesi 15,12, che l'Alleanza è un dono gratuito. Pertanto al risveglio Giuseppe deve agire: l'accoglienza è un atto della libertà umana. In affetti l'accoglienza non è altro che fede e in questo caso è nello stesso tempo dono di Dio e atto che scegliamo di produrre.

        [embed]https://youtu.be/rG9s43tDRjo[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
SEI TU COLUI CHE DEVE VENIRE? – III Domenica di Avvento

"Sei tu che devi venire?" Questa domanda del Battista ci sconcerta. Lo aveva battezzato nel Giordano con tutto quello che avvenne in quella circostanza, era suo cugino, perchè questa spiegazione che Giovanni in carcere chiede a Gesù? Personalmente penso ad una crisi nella fede e nella vita di Giovanni. Era sicuramente sconcertato. Aveva presentato Gesù come colui che sarebbe venuto a mettere la scure alla radice dell'albero, a fare la scelta tra il grano e la zizzania. In una parola, il Messia doveva essere colui che avrebbe messo ordine e ristabilito la giustizia.

Niente di tutto questo. La prova è che Giovanni è in prigione e che tipi come Erode continuano a far soffrire. Il problema di Giovanni è tutto qui: questo è tutto ? E il cambiamento portato dalla venuta del Messia dov'è? Questione attuale: Venti secoli di cristianesimo e il mondo è sempre in preda alla violenza. Dio non ha nient'altro da darci? A meno che non sia illusorio cercare Dio da questa parte. In breve: Gesù di cui attendiamo la venuta tra noi e nella storia non fa quello che ci aspettiamo.

La risposta di Gesù. Gesù risponde ispirandosi ad Isaia e ad altri testi (1lettura).E' un modo per rimandare Giovanni , il profeta, ad altri testi che non aveva tenuto presenti. Nessun evangelista ci presenta Gesù come un terapeuta eppure Gesù lo fa. E' l'immagine di un Dio che dona: un Dio nemico di ciò che fa male all'uomo. Il contrario di un Dio che crea le "prove". Dio non è d'accordo con le nostre sofferenze. Ciechi, lebbrosi, sordi sono nella Bibbia degli "anawim", dei poveri ed è a loro che vien annunciata la Buona Novella. Questi poveri non fanno che illustrare la povertà fondamentale dell'uomo sottomesso alla morte: i morti risuscitano. Gesù viene per coloro che la malattia ha marginalizzati e non è l'immagine che si erano fatta del Messia, l'immagine che si era fatta Giovanni . Ecco perché Gesù dice "Beati coloro per i quali io non sono stato occasione di scandalo".

La caduta. Anche il Battista ha dovuto subire la crisi evangelica: dinanzi a Gesù, di ciò che ha fatto e detto, del si o no, di colui che viene da parte di Dio, che è la presenza stessa di Dio. Pronunciarsi per Lui, mettersi con Lui, e seguirlo? E' Lui la pietra per costruire o la pietra di scandalo? I discepoli dell'Antica Alleanza che ha preparato e prodotto il Cristo di cui Giovanni è il sommo, non sono riusciti per la maggior parte a fare questo passaggio. Non tutti, perché tutti i discepoli di Cristo vengono dall'Antica Alleanza. Non dimentichiamo mai questo quando diciamo "i giudei". E ancora ricordiamo che questa crisi tipica del tempo di Gesù è la nostra crisi di oggi.

"Gli zoppi camminano". Ciechi, zoppi, sordi, morti. Queste parole non sono scelte a caso. Al di la del loro senso immediato c'è la cecità di coloro che non vedono in Gesù il Figlio, la sordità di coloro che hanno orecchie e non sentono la parola di Gesù, gli zoppi che non son capaci di seguirlo, la morte di coloro che non entrano nella vita, che non credono.. Il segno numero uno, il miracolo per eccellenza, è che degli uomini abbiano creduto a Cristo e che ci sia la Chiesa. Ci si lamenta dell'ateismo contemporaneo ed è per noi un'occasione di scelta (il cristianesimo non riuscito). Ma non dimentichiamo la meraviglia delle meraviglie: oggi ci sono uomini e donne che cessano di essere ciechi, zoppi, sordi e morti e fanno fede a "Colui che deve venire" e non ne aspettano un altro. Beati sono loro, anche se sono i più piccoli del Regno dei cieli.

    [embed]https://youtu.be/KSfL5o87LyE[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
IL GIORNO È VICINO – I Domenica di Avvento

Facciamo memoria dell'avvenire. Il mondo e la vita non si sono fermati nella ripetizione dell'identico, il nuovo è ancora in cammino verso di noi e noi verso di lui. L'Avvento ci invita a prenderne coscienza di nuovo. Ecco l'esortazione di San Paolo " E' ormai tempo di svegliarvi dal sonno". Il sonno è la parentesi dell'attività. L'avvento ci dice di aprire gli occhi e di guardare ciò che viene. Poi agiremo. E' normale che la nostra azione sia comandata, ispirata dalla nuova realtà che ci viene incontro. La prospettiva del "ritorno di Cristo" è alla sorgente della chiesa, alla radice della fede, della speranza e della carità.

Sopprimete la prospettiva del ritorno di Cristo e avremo un universo senza uscita con la magra consolazione delle ideologie illusorie che vanamente annunciano un domani migliore: l'uomo col suo sforzo non può sorpassare l'uomo, superare la morte.

L'avvenire è aperto. Al di la della fine dei tempi e della nostra morte la venuta di Cristo è quotidiana.. Ciò significa che ci è offerta continuamente la possibilità di cambiare, di uscire dalle rotaie, dalle nostre vecchie abitudini. Una delle tentazioni più grandi è quella di crederci bloccati. Questa illusione è frutto del nostro peccato, è quanto di più contrario al Vangelo, che è la Novella, cioè qualcosa di inedito. Annunciazione, Nascita. Quando Gesù al Capitolo 3 di Giovanni dice che dobbiamo nascere di nuovo certamente parla di Battesimo, di conversione di entrare nella Nuova Alleanza ma anche di questa perpetua novità che senza fine ci fa nascere, se lo vogliamo. E' la nostra creazione che continua finchè non abbiamo raggiunto la pienezza del Cristo. La fede non stabilisce, ci spiazza. Infatti ci introduce in un movimento che non è altro che quello della Pasqua. Dio è apertura. ' breccia nel muro che ci chiude e ci imprigiona.

Il Figlio dell’uomo verrà. Non è un invito ad agitarsi ma a mettersi in movimento fidandoci di ciò che viene perché è Dio che viene a noi. E’ in un secondo tempo che lo seguiremo dove ci conduce. Non ci muoviamo da soli costruendo il nostro futuro realizzando la nostra vita con questo movimento. Da questo la consegna evangelica di “vegliare”. Non sappiamo ne il giorno ne l’ora perché può essere ciascun istante il giorno e l’ora. Gioiosa speranza e costante disponibilità. Tutto ciò che avviene si compirà in piena libertà. La libertà dei figli di Dio che non sono legati a niente e sempre disponibili ad una felice novità perché la novità è la Buona Novella: noi crediamo che Dio è amore.

Il giudizio. Il Vangelo ci annuncia una scelta. L’immagine del tempo di Noè è l’immagine di un universo statico: “si mangiava, si beveva…”. Si ha l’impressione di una ripetizione identica di azioni. Una strada che gira su se stessa. Al contrario Noè entra nell’Arca : lui è l’uomo del movimento. La parabola delle vergini che attendono lo sposo ha lo stesso senso: alcune son pronte a partire e altre bloccate. Ma possiamo prolungare l’interpretazione: Quando arriva il nuovo ( e il nuovo è il Cristo che prende forma in noi, facendoci uomini nuovi), opera una scelta. In affetti il nuovo uccide qualcosa in noi, fa sparire in noi ciò che andava nel senso della morte e fa nascere ciò che va verso la vita.

Vieni Signore Gesù. E’ la preghiera fondamentale del cristiano che l’avvento rimette sulle nostre labbra. Cristo è novità, Cristo è libertà, Cristo è la vita. Con coraggio facciamogli spazio con la sicurezza che riempirà il nostro vuoto. Il vuoto di una vita che non si rinnova ma che accatasta il vecchio che ha odore di morte.

    [embed]https://youtu.be/eDplLI_16ho[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
FESTA DI CRISTO RE – XXXIV Dom. del T.O.

Siamo arrivati alla fine dell'anno santo della Misericordia ed è naturale dare un'occhiata agli avvenimenti che lo hanno caratterizzato. Più che della Misericordia sembra essere stato l'anno della guerra e della paura. Della guerra , il Papa l'ha definita la terza guerra mondiale, gli attentati si sono moltiplicati, la chiesa ha pagato il suo tributo di martiri, migliaia di persone sono morte nel mare alla ricerca di una patria migliore e anche se c'è stata una vera gara di carità nell'accoglienza non son mancati e non mancano quelli che alzano muri o votano partiti politici che esprimono chiusura e rifiuto di accesso ai fratelli emigrati. Nonostante le parole e i segni profetici del Papa, non si è mai tanto parlato dei poveri , i poveri sono più poveri e i ricchi sempre più ricchi.

Di questo tragico mondo Gesù si presenta Re e ci ricorda che anche noi siamo re e non possiamo mai dispensarci da un atteggiamento regale. Milioni di volte al giorno sale dalla terra al cielo la preghiera "Venga il tuo Regno" e siamo certi che questo regno verrà quando l Re tornerà e dividerà il buon grano dalla zizzania, i buoni dai cattivi. Chiediamoci due cose: Cristo come esercita oggi la sua regalità su un mondo che lo esclude e lo ignora e noi cosa possiamo fare per esercitare la nostra regalità di cui siamo stati onorati col Battesimo? Gesù è Re perchè a sua immagine sono state create tutte le cose e tutte in Lui sussistono, perché delle cose non è soltanto il creatore ma anche il Redentore. Gesù regna anche sul mondo malato dal peccato perché ne è il Redentore, è il cuore misericordioso del Padre che vede tutto attraverso la sua Croce , e Gesù sta davanti al Padre ad intercedere sempre per noi. Nonostante il nostro rifiuto Dio ci ama di un amore misericordioso che è più grande e potente del nostro peccato. Nel mondo c'è il male ma non vincerà il bene che è più grande del male che verrà vinto dal bene perché Dio non rifiuta i cattivi ma ne vuole e aspetta la loro redenzione. Su questo mondo di guerra regna la Croce di Cristo: "Stat Crux dum volvitor orbis". Sul mondo che gira sta ferma la Croce, dicono i certosini. Qual'è il nostro ruolo . Pensando che finchè non tornerà il Signore ci saranno sempre guerre divisioni e lotte viene la tentazione di starcene calmi in attesa che torni Lui a mettere a posto le cose. La tentazione di "Chi me lo fa fare" è immediata. Invece Lui ci ha ordinato di annunciare il Vangelo, di costruire parabole evangeliche che possano suscitare la nostalgia del Regno, anticipando quella che sarà la conclusione della storia. Come Gesù diceva"Il Regno di Dio è simile a......." Così anche noi dobbiamo poter dire " Il Regno di Dio è simile alla mia famiglia, alla mia parrocchia, alla mia diocesi, al mio uffico ecc.". Questo impegno dei cristiani deve essere accompagnato dalla preghiera "Venga il tuo regno". Questa preghiera sarà ascoltata soltanto se sarà accompagnata dalla nostra operosità evangelica. Nel mondo c'è tanto male ma ci sono anche tante parabole evangeliche che suscitano la nostalgia del Regno di Dio e stimolano al bene. Celebrare la Festa di Cristo Re vuol dire riscoprire la nostra dignità regale e sentirsi di nuovo arruolati nella costruzione del Regno che ha nel Vangelo il suo piano di azione. Si chiude l'anno Santo della Misericordia il cui risultato non si conta né col numero dei pellegrini che hanno raggiunto Roma ne da quello dei pellegrini che hanno passato le varie porte Sante aperte in tutta la chiesa ma dal cuore dei fedeli che è diventato più misericordioso lasciando passare il fiume delle opere di misericordia. Quella del Papa è stata una scelta di alto valore religioso e politico: in un tempo in cui si fanno guerre in nome di Dio la Chiesa Cattolica ha proclamato che il nome di Dio è Misericordia.

        [embed]https://youtu.be/gjSqXhJAEko[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA VOSTRA LIBERAZIONE È VICINA – XXXIII Dom. del T.O.

Gesù ci offre due profezie, cioè il senso profondo degli avvenimenti che vivranno gli uomini fino alla fine. Questo si chiama "Apocalisse" cioè: rivelazione. Gesù fa la descrizione degli avvenimenti che si effettuano tutti i giorni. Fa anche una predizione che non è tra le più rosee: le divisioni tra gli uomini e i conflitti dell'uomo con la natura continueranno (terremoto, epidemie, fame....) anzi, si aggraveranno. La profezia di Gesù è nella tradizione delle Apocalisse bibliche che potremmo tradurre così: gli uomini vogliono costruire il loro mondo ignorando Dio quindi sulla mutua violenza e imponendo i loro rapporti con l'universo intero. E' tutta la natura che ne è coinvolta.

Al progetto della creazione di Dio corrisponde il progetto della distruzione. Al capitolo di Luca che ascoltiamo oggi ( 21) siamo alla vigilia della Passione e morte per mano degli uomini. La meraviglia sarà che attraverso di essa arriverà la salvezza, il testo infatti conclude "Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina" (Lc 21,28) La violenza e la dolcezza. L'errore sarebbe di credere che è Dio che distrugge il mondo che ha creato. Dio è il creatore della vita, mai distruttore. Dobbiamo resistere a delle fantasmagorie dell'immaginario che ci farebbero credere ad avvenimenti miracolosi. No. Il mondo si autodistrugge perché il peccato va per natura sua contro l'atto creatore. Il mondo è negato nello stesso momento in cui neghiamo Dio.. Per questo motivo le "apocalissi" rievocano il ritorno al caos originale "le potenze dei cieli saranno sconvolte". Dinanzi alla violenza del mondo ecco le immagini della dolcezza di Dio "io vi ispirerò un linguaggio e una sapienza", anche la violenza sarà disarmata" "nemmeno un capello del vostro capo perirà", "salverete le vostre anime". Malgrado l'apparenza questi testi invitano alla speranza in mezzo alle catastrofi che dobbiamo attraversare. Dio ci dice che non ignora il male che fa l'uomo, ma che lo prende in carico e lo fa concorrere al suo disegno. Che fare? In questi testi tutto ha un'aria passiva. Dio lascia che il male si scateni sul mondo; i discepoli di Cristo, malmenati dagli uomini sono talmente assistiti da Dio da non dover neppure preparare una difesa. Questa passività però non è che apparente. Dio, avendoci affidato la creazione e creando attraverso di noi non imbroglia la nostra libertà, ma non ci lascia mai arrivare al punto in cui assassiniamo completamente questa nostra libertà. Potremmo dire che utilizza il nostro male e la nostra morte per fare la nostra vita. Quanto a noi abbiamo la nostra parte da giocare: non seguendo chi o qualcosa " molti verranno sotto il mio nome, non seguiteli" ma avere la sicurezza che viene dal confidare nell'amore di Dio per noi. "Vegliate e pregate", il effetti attraverso la contemplazione costante del disegno di Dio possiamo resistere al decadimento del mondo. Anche noi dobbiamo essere profeti, cioè guardare più lontano degli avvenimenti immediati. Nell'immediato c'è il deserto, ma all'orizzonte c'è la terra promessa, i cieli nuovi e la terra nuova. La seconda lettura ci dice cosa dobbiamo fare nell'attesa del ritorno di Cristo.

        [embed]https://youtu.be/JhPSaz2vsfU[/embed]    

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!