Liturgia

LA VERA CURA DI BELLEZZA

II Domenica di Quaresima

(01 Marzo 2015)

Commento al Vangelo  secondo Marco (Mc 1,21-28)

Dopo la prima tappa di preparazione alla Pasqua in cui la chiesa ci ha invitato a guardare a noi stessi, e a riconoscerci tentati come Gesù nel deserto , nella seconda tappa  ci presenta l’ideale a cui guardare, la meta da raggiungere : la trasfigurazione . Ogni cristiano deve aver sempre dinanzi questa scena per sapere qual è il suo ideale. Nel catino dell’abside di tutte le chiese orientali è rappresentata la trasfigurazione, per ogni iconografo è di obbligo cimentarsi per prima cosa nel rappresentare la trasfigurazione e anche in San Pietro a Roma, nella Gloria del Bernini, dove adesso c’è la vetrata della Colomba Divina ,era prevista una grande trasfigurazione  in  bronzo dorato che non fu eseguita per mancanza di fondi . Saliamo quindi anche noi sul monte Tabor per contemplare Cristo trasfigurato , ideale a cui dobbiamo guardare.

La parola trasfigurazione tradotta dal latino richiama soltanto il cambiamento del volto ed è capitato anche a noi di vedere un volto illuminato da un bel sorriso fino a dirlo trasfigurato . Per Gesù invece  non limitiamoci al volto ma consideriamo tutta la sua persona  anche perché il testo insiste sul cambiamento anche delle vesti che brillavano di una bianchezza senza pari. Allora più che considerare  la parola dal latino “trasfigurazione”è meglio considerare quella greca”metamorfosi” che fa pensare ad una trasformazione di tutto il corpo , San Paolo infatti dirà “Il Signore Gesù che trasfigurerà il nostro corpo mortale per renderlo simile al suo corpo glorioso”. Ecco la sorte del nostro corpo : diventare simile al  Suo . In Lui contempliamo quello che saremo , luminosi e belli come Lui.

La prospettiva è esaltante soprattutto per chi non sa rassegnarsi ad essere brutto, ad invecchiare e  a diventare cadente, ma questo sappiamo che avverrà alla fine quando risorgeremo con Lui, quando il nostro corpo materiale seminato nella terra risorgerà spirituale, ma adesso? Adesso possiamo anticipare questa cura di bellezza facendo di noi una parabola di quello che saremo nel Regno quando saranno rinnovate tutte le cose e noi con loro . La cura di bellezza cristiana, la nostra metamorfosi, avviene attraverso il Vangelo: mentre si guarda  Gesù e ci si impegna ad imitare Lui attuando il Vangelo , direbbe San Bernardo, lo Spirito Santo ci configura ad immagine di Cristo. Avviene così questo lifting  che anticipa già in terra la bellezza a cui siamo destinati. Diventare Vangelo, ecco la cura di bellezza a cui ci invita la Chiesa in questa seconda tappa del nostro cammino verso la Pasqua. Fermiamoci un momento e verifichiamo la nostra metamorfosi in atto. Qual è la dimensione della mia vita che parla di Vangelo, per capirsi, la parte più bella di me? Quella che fa dire a chi mi avvicina : è bello stare con lui, ci starei sempre.

Questo brano della  trasfigurazione  termina  “non videro altro che Gesù”. Ovviamente si riferisce al fatto che Mosè ed Elia erano spariti ma credo che dopo l’esperienza della Trasfigurazione lo sguardo degli apostoli non si staccasse più da Lui. Desideriamo che avvenga anche per noi  “non vedere altro che Gesù”  e vedere in Lui tutte le cose.

L’idea poi che Gesù possa condurre qualcuno dei suoi discepoli in un luogo in cui ritrovarsi solo con Lui, per contemplarlo, per ascoltarlo e  lasciarci  sedurre  non è il desiderio di ciascuno in questo tempo di quaresima?

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Siamo tentati

I Domenica di Quaresima

(22 Febbraio 2015)

Commento al Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

Col realismo  del Vangelo la Chiesa ci introduce nella quaresima portandoci a fare una scoperta: siamo nella tentazione. Si. Una scoperta perché non è facile riconoscere che certe scelte le facciamo perché orientati da qualcuno che la sa più lunga di noi, il demonio. L’esperienza della vita pubblica di Gesù comincia con le sue tentazioni per insegnarci  che il terreno in cui ci muoviamo è minato, c’è la presenza di uno che fa di tutto per non farsi notare. Gesù aveva ricevuto il battesimo nel Giordano e anche il demonio aveva sentito “Questo è il Figlio mio prediletto”. Il demonio non poteva tollerare Dio presente nel mondo nella persona di Gesù . Che Dio faccia Dio in cielo con i suoi angeli, al mondo ci penso io. La presenza di Cristo era come un cavallo di Troia attraverso il quale Dio  veniva per sottrarre al demonio il suo  dominio. Allora ecco che il demonio tenta Gesù sul tema che lo preoccupa di più: la sua povertà, infatti è facendosi  povero che Dio viene  nel  mondo “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce” cosa che il demonio non può fare. “Se tu fossi davvero il Figlio di Dio diresti a queste pietre di diventare pane” Il demonio non tollera Dio che ha fame, e Gesù risponde che nonostante che abbia fame Dio è mio Padre. Le altre tre tentazioni sono sulla stessa linea, anzi tutte le tentazioni sono così. “Dio vi vuole imbrogliare, non vuole che diventiate come lui per questo vi ha proibito di mangiare del frutto” disse il demonio ai progenitori. Non ebbero fiducia in Dio e fu il peccato.“Se Dio fosse con noi, non vivremmo in questa precarietà “dicevano a Mosè gli ebrei nel deserto e fu la ribellione, la mancanza di fiducia in Dio. “Se Dio fosse con te, le cose ti andrebbero meglio”è la tentazione continua. “Se Dio fosse davvero Padre, o peggio ancora se veramente esistesse, non permetterebbe che questa mamma muoia lasciando orfani i figli,  che quel marito abbandoni la moglie fedele, che un bambino soffra per una terribile malattia” Sono le tentazioni di ogni giorno. Le tentazioni sono sempre tentazioni contro la fede e Dio le permette non per metterci alla prova come si prova un  ponte caricandolo di pesanti camion carichi di sabbia per vedere se regge, ma perché possiamo confermare sempre la nostra fede in Lui. Credere in Lui anche quando le cose non vanno bene avere fiducia in Lui nonostante tutto.

Giobbe è modello di come si vince la tentazione del demonio; fu tentato privandolo di tutto per vedere se si ribellava a Dio e continuò ad aver fiducia anche finito  in un letamaio.  Gesù è il vero Giobbe che ci insegna la totale fiducia in Dio anche  morente sulla croce. Non si crede in Dio per i suoi doni ma per la sua Parola.

Il primo esercizio quaresimale è quello di individuare bene quali sono le nostre tentazioni. Non è un esercizio semplice ma interessante per fare la verità su noi stessi,c’è infatti il pericolo di considerare le tentazioni come tendenze naturali addirittura positive, tanta è l’astuzia del tentatore che ci circuisce “cercando di divorarci”. Quali le mie personali e intime tentazioni? Se le proiettassimo su uno schermo ci sarebbe da scappare dalla vergogna pensando che  cosa saremmo capaci di fare se il pudore e l’aiuto di Dio non ci  aiutassero a vincerle. Quali le tentazioni della mia famiglia? Quali le tentazioni a cui è sottoposta la società di oggi  per la quale credo che una delle tentazioni principali sia quella di rinnovare le strutture anziché rinnovare l’uomo.

Da non dimenticare che ogni tentazione , in ultima analisi, è una tentazione  contro la fede, Per questo la chiesa ci prepara alla Pasqua attraverso quaranta giorni cominciando  proprio  con l’aiutarci a far chiarezza su questo argomento perché la notte di Pasqua ,celebrando l’anniversario del nostro Battesimo,  rinnoveremo  proprio la fede dicendo ancora una volta “io credo”nonostante tutto perché “questa è la vittoria che vince il mondo : la nostra fede”.

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Gesù e il lebbroso

VI Domenica del Tempo Ordinario (15 Febbraio 2015)

commento al al Vangelo secondo Marco (Mc1,40-45)

E’ un malato sfigurato dalla più terribile malattia che lo porta alla putrefazione prima di morire e lo fa vivere tra la sporcizia e un odore fetido , in assenza di ogni contatto umano, un malato dagli abiti logori e con in mano un campanello e che camminando grida “impuro, impuro”, un uomo allontanato da tutti, compresi e soprattutto i sacerdoti, ecco chi si avvicina al gruppo di Gesù ed agli apostoli. Era impossibile curare quella malattia ma gli si poteva dare una legge e il Levitico l’aveva prevista : il lebbroso sarà separato dalla comunità perché la sua malattia può essere contagiosa e perché è un segno della maledizione di Dio. Malato orribile a vedersi e impuro fisicamente, verosimilmente peccatore e impuro spiritualmente. Il lebbroso del Vangelo è un morto vivente agli occhi del mondo , della società e della religione. Questa creatura osa avvicinarsi a Gesù, gli cade in ginocchi davanti e gli rivolge la parola “Se tu vuoi puoi guarirmi” Gesù stupisce tutti e fa di più. Una volta di più trasgredisce la legge giudaica di allontanarsi dal malato impuro e intoccabile, si avvicina a lui, lo tocca con la sua mano realizzando nello stesso momento la purificazione spirituale e la guarigione. Come in alcune religioni d’oriente ci sono alcuni che fanno parte della casta degli “intoccabili”, un muro viene a cadere: il Figlio di Dio ha toccato l’intoccabile e contemporaneamente l’ha purificato,riabilitato, risocializzato e guarito…. Qualche parola di commento tra le numerose riflessioni che questo testo può ispirare. Neppure oggi manca la lebbra corporale, psicologica, sociale o morale. E tocca l’uomo dal più povero al più ricco, in tutti i continenti. C’è qualcuno che trattiamo come lebbroso, insieme al quale non desideriamo farci vedere per timore di essere contagiati, qualcuno segnato a dito, qualcuno di cui vergognarsi? E se quel lebbroso fossi proprio io ho il coraggio di gridare a Gesù “Se tu vuoi puoi guarirmi” anziché abbandonarmi alla disperazione o fingere di essere sano? L’umiltà del lebbroso del vangelo ci parla del tipo di relazione da stabilire con Cristo. Il cristiano è senza dubbio l’uomo del rispetto della legge ma è anche l’uomo della trasgressione e spesso la legge non si evolve che attraverso la trasgressione. Se Gesù non avesse toccato il malato sarebbe rimasto lebbroso. Se i medici del medio evo non avessero praticato le autopsie i loro successori di trapianti d’organi, i medici contemporanei, la biochimica e tutto il progresso medico non ci sarebbe stato. San Paolo ci insegna che non siamo giustificati dalla legge ma dalla carità. Se la legge è contro la carità non è buona. Tutte le volte che Gesù opera prodigi di guarigioni impone di non divulgare la cosa perché teme che il prodigio materialmente realizzato occulti la riconciliazione spirituale o la conversione che l’accompagna di cui la guarigione è un segno. Quali sono i nostri prodigi? Le nostre riuscite materiali e finanziarie, i nostri successi sociali o più profondamente la certezza di essere amati da un Dio sul quale possiamo contare e per il quale guarire da tutte le nostre miserie? Gesù pagherà il prezzo di quest’amore che guarisce e che purifica il corpo e l’anima sulla croce dove, come profetizza Isaia “ Disprezzato e abbandonato dagli uomini,uomo di dolore, familiare con la sofferenza,pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato” (Is 53,3-4) Un grande spirituale del nostro tempo ha potuto offrirci questa bella conclusione.”La compassione di Gesù non è a fior di pelle, è un coinvolgimento profondo di tutto il suo essere. Non c’è vera compassione senza passione: chi veramente compatisce soffre realmente. La compassione è una comunione nella sofferenza. La sofferenza di Gesù è anche la sofferenza del Padre. Non è possibile se i figli soffrono e con loro il Figlio eterno fatto uomo, il Padre resti impassibile. La guarigione del lebbroso orienta in questo senso la nostra meditazione. Non posso credere che Gesù non soffra quando il povero è malato e che anche il Padre non soffra come Gesù” Viviamo nella gioia di saperci guariti dalla sofferenza e dalla misericordia di Gesù

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Come Giobbe

Oggi la chiesa ci propone un brano del libro di Giobbe, un libro che ogni uomo dovrebbe leggere perché vi sono contestati alcuni principi del comune modo di pensare : il giusto è ricompensato con la salute e la felicità e il cattivo punito con la povertà e la malattia. La risposta del libro di Giobbe è duplice : 1)L’uomo non può capire la condotta di Dio: deve aver fiducia in lui anche nell’apparente ingiustizia.2) Non esiste un uomo veramente giusto: non c’è che un solo giusto,Dio. E’ interessante ascoltare queste risposte perché è comune il modo di pensare che Dio sia la causa, per misteriose ragioni, delle nostre disgrazie e malattie. Quanti sono gli uomini che rimproverano a Dio le proprie disgrazie? Ci si immagina che Dio telecomandi tutti gli avvenimenti e gli uomini, quando invece rimette tutto alla nostra libertà. Nel vangelo Gesù si manifesta contro la malattia e la sofferenza. E’ il Dio della vita non il Dio della morte: la prima risposta è la confidenza malgrado tutto. Gesù fa splendere questa confidenza nel momento della sua estrema debolezza umana, quando abbandonato da tutti , nella solitudine totale sulla croce dice “Padre nelle tue mani affido l’anima mia” Uno solo è giusto, ma è difficile uscire dall’ idea che il giusto è ricompensato e il cattivo punito. Nella passione di Cristo il giusto, il solo giusto tocca il fondo dell’umiliazione umana, è una umiliazione gratuita, liberamente assunta. Era necessario perché l’amore fosse manifestato. Dio ha voluto essere come l’uomo fino in fondo alla sua condizione umana. Di un colpo la giustizia è soppiantata,superata, sorpassata: non era giusto che il Cristo subisse questo. Usciamo dal regime della giustizia per entrare nel regime dell’amore e felicemente ci restiamo. Con la guarigione della suocera di Pietro che si mette a servire, col cacciare i demoni con cui stupisce le folle Dio ha voluto dimostrare che è nemico del male dell’uomo e che è venuto a instaurare un mondo in cui la malattia e il dolore non esisteranno più ma non vuole errori su chi è il Cristo , per questo Gesù non vuole che nessuno lo dice prima della Pasqua perché soltanto allora lo comprenderanno. Essere Cristo è dare la vita perché Dio è colui che si dona in favore dell’uomo. Dio potrà donare la sua vita nella gioia ; Egli lo fa nel dolore e nella morte perché è là che si trova l’uomo ed è là che l’uomo ha bisogno che gli si doni la vita. Il dono della vita diventa resurrezione. Il vero Giobbe è Gesù che ha portato su di se con pazienza tutti i dolori della vita per insegnare a noi,altrettanti Giobbe, come si vive tra le sofferenze e le prove sostenuti dall’ assoluta fiducia in Dio . Attenzione ! E’ nelle prove che, come Giobbe, il demonio ci tenta e dice “Se Dio ti amasse davvero non ti farebbe trovare in questo stato “ Cristo ci ha insegnato la risposta “Nonostante questa sofferenza non viene meno la mia totale fiducia in Dio”.

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PROFETARE , GUARIRE ,STUPIRE.

Oggi entriamo nella sinagoga di Cafarnao, è sabato, proprio come quando la domenica andiamo alla Messa, e troviamo Gesù che si mette ad insegnare e lo fa con autorità non come un libro stampato, guarisce un indemoniato e suscita ammirazione in tutti i presenti per la dottrina nuova che insegnava . Guardiamo con attenzione Gesù, ci accorgeremo che  quello che avvenne a Cafarnao  avviene nella nostra parrocchia alla Messa domenicale. Guardare Gesù per renderci conto che dobbiamo riprodurre la sua Presenza. Ogni cristiano  infatti è  chiamato a profetare, guarire e stupire

Profetare. Dio non parla mai direttamente all’uomo ma lo fa sempre per interposta persona e colui che parla in nome suo si chiama profeta. Col battesimo siamo diventati tutti profeti: Dio vuol servirsi di noi per raggiungere i fratelli . Per far questo è necessario essere autorevoli, cioè non riferire quello che hanno detto gli altri come fanno i teologi e gli scribi ma perché  la Parola di Cristo è stata personalmente ascoltata e, passatemi il termine, metabolizzata. Il profeta non  parla per sentito dire ma perché  ha sperimentato che quello che dice è la verità. La differenza che c’è tra il maestro e il profeta è tutta qui: il primo dice cose che personalmente non lo riguardano se non in parte, il secondo  dice cose che hanno impastato la sua vita, sono la ragione della sua esistenza. Come Gesù è la parola incarnata, il profeta è colui che per primo incarna la Parola e l’annuncia con la propria voce.

Guarire. Guarire nel linguaggio evangelico significa allontanare il demonio, guarire dal demonio. E’ il classico potere del discepolo “nel mio nome caccerete i demoni”. Non si tratta di fare esorcismi ma di cacciare il demonio che non si fa riconoscere ma  si nasconde in tutte le sue opere che sono opere di male. Il cristiano riconosce dov’è il demonio e violentemente lo caccia. Ogni volta che viene compromessa l’onestà della persona con furti, tradimenti, infedeltà è il demonio all’opera  e deve trovare nel cristiano un nemico che lo riconosce e lo combatte. Ogni volta che è compromessa la famiglia l’atteggiamento del cristiano non può esser quella di mormorare o farci sopra dell’umorismo ma di intervenire  dolcemente ma coraggiosamente. Dinanzi a chi sa approfittare del proprio ruolo  per un guadagno disonesto il cristiano sa che non è un furbo ma  un ladro. Il cristiano non può essere ne un alleato e neppure un simpatizzante del demonio ma un suo autentico nemico.

Stupire. “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità” Il vangelo vissuto rende sempre le persone autorevoli e l’autorità del Vangelo è l’unica reale non fasulla. Quando si avvicina una persona evangelica si percepisce un influsso straordinario su di noi. Ricordo gli incontri avuti con Papa Wojtyla, con Madre Teresa, con Fr. Roger, con Piccola sorella Magdelene, e con altre persone  meno note ma che mi hanno fatto uomo e cristiano col loro personale contatto. Ciascuno deve la propria  fede a qualche testimone, magari umile come i propri genitori, che anche senza parlare  è stato  autorevoli per lui. Questo è il compito del cristiano: “rendere una dottrina nuova” insegnata con l’autorità del vissuto, una dottrina scritta con i colori della vita.

Il mondo si cambia così: annunciando  la verità del Vangelo  con l’autorità della propria vita, lottando coraggiosamente contro il male e riuscire a stupire continuamente per la novità di una proposta evangelica che non invecchia mai ma che si rinnova di giorno in giorno.

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III Domenica del Tempo Ordinario – 25 Gennaio 2015

CONVERTITEVI (Mc 1, 14-20)

Fin dall’ inizio è stato difficile riconoscere nel cristianesimo una religione nuova, in effetti le religioni  si basavano su dei mezzi per rendersi graditi alla divinità e ottenere favori. Per il Cristianesimo il vero culto è rispondere a Dio che ci invita a condividere la propria vita con Lui. Possiamo dire: il cristianesimo  non è una religione è una sequela, la sequela di Cristo. Cristo  viene incontro all’uomo per insegnargli a vivere diversamente, così il  cristianesimo appare subito come una scuola di vita, come l’apprendistato di un nuovo modo di agire. I riti non sono qualcosa per aver presa su Dio  ma un mezzo per lasciarci  prendere da lui.

La prima parola che Gesù ci dice è : “convertitevi”.  Si  tratta di passare da un mondo ad un altro. Lasciandoci condurre dalla liturgia di questa III domenica , significa, seguendo l’invito di Giona agli abitanti di Ninive, passare da una condotta cattiva ad una condotta che piace a Dio; nel salmo si chiedi al Signore di farci conoscere i suoi  sentieri dopo un periodo di rivolta e di peccato; San Paolo esorta i Corinti ad aver chiaro come passano le cose di questo mondo e nel vangelo Gesù  dice che il Regno di Dio è vicino per cui si devono lasciare le abituali occupazioni per seguire Lui.

Bisogna riscoprire il dinamismo del Vangelo che vuol rendere nuove tutte le cose. Nessuno ama il vecchio, magari l’antico ma il vecchio no, e il Vangelo ci introduce in quella novità continua che progressivamente trasforma tutto . La trasformazione evangelica non è esteriore e superficiale ma profonda, ed è questa di cui ha bisogno l’uomo per vivere sempre in novità di vita.

Non finiremo mai di convincerci  che non c’è rinnovamento del mondo, delle sue strutture e della sua civilizzazione attraverso l’amore senza la conversione delle persone e del loro cuore. Davanti al male, all’ingiustizie , alle violenze è impellente il rischio di fuggire alle proprie responsabilità, d’alienare la propria dignità, la propria libertà accusando gli altri, la società. Bisogna, al contrario, riconoscerci poveri, peccatori e nello stesso tempo oggetto dell’infinita misericordia di Dio. Non possiamo dimenticare che ogni persona  può scegliere liberamente le proprie responsabilità e  che senso dare alla propria vita; sarà così chiaro che l’unico modo per agire efficacemente su gli altri è di cominciare da se stessi.

Convertirsi esige di entrare nella propria vita personale, familiare e professionale,felice o provata ,con una certa libertà di cuore e ascoltando la voce del Signore che ci dice “Convertiti” eliminare tutto quello che a Lui non piace per fare spazio al nuovo stile di vita: lo stile evangelico.

Il Regno di Dio ci mette dinanzi ad una scelta personale. Nessuno può decidere per noi e questa decisione per Cristo è da rinnovarsi ogni giorno. Quando avvicinandoci alla Comunione diciamo Amen! Al Corpo di Cristo che viene in noi, gli diciamo : “Si Signore, voglio seguirti” Questo è il senso della nostra Comunione: adesione all’amore e all’azione di Cristo, impegno a camminare al suo seguito con la volontà di tradurre con i nostri atti  la presenza del Regno di Dio.

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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CHIAMATI   PER  NOME Gv 1, 35-42

La chiesa si sta organizzando. “Ecco l’Agnello di Dio”. Così Giovanni battista indica ai suoi discepoli il Messia. Gesù continua il discorso”Venite e vedete”. La risposta alla chiamata di Gesù si traduce per Andrea in un appello che lancia a Simone , suo fratello :”Abbiamo trovato il Messia”. E Simone a sua volta si trova chiamato da Gesù : “Tu sei Simone , figlio di Giovanni, ti chiamerai Kepha” E il vangelo continua con la chiamata di Filippo e di Natanaele. La chiamata è contagiosa. La buona novella della venuta del Messia non può essere custodita in segreto. Si annuncia agli amici e alla famiglia che a loro volta fanno l’esperienza dell’incontro con Gesù. La chiamata di Dio è particolare e propria per ciascuno  ma non è mai isolata.

La chiamata passa attraverso la Croce.  “Ecco l’Agnello di Dio”. La designazione del Battista come Agnello di Dio mette il ministero di Gesù  nella prospettiva della Croce. Il sacrificio di Gesù , della sua vita, del suo corpo per la salvezza del mondo è già all’inizio del suo ministero. La designazione di Giovanni Battista risuona in ogni Eucarestia. La frase che viene pronunciata dal sacerdote che presenta il pane e il vino divenuti il Corpo e il Sangue di Cristo, suscita la magnifica professione dei fedeli “Signore io non son degno di riceverti, ma dì soltanto una parola e io sarò guarito”.

Riconoscimento della presenza di Cristo nel pane e nel vino; confessione della propria indegnità a riceverlo;affermazione dell’efficacia di questa comunione per la nostra guarigione spirituale e fisica per la salvezza del mondo  significa riconoscere che la nostra guarigione passa attraverso il Corpo di Cristo. Questa chiamata è contagiosa.  Come i primi discepoli corrono ad annunciare di aver incontrato il Messia, l’Eucarestia ci manda ad annunciare la buona novella : Cristo è presente!

Ovviamente questa chiamata non si rivolge solo ai vescovi, ai preti e ai religiosi ma a tutti i cristiani e per i laici  c’è una differenza da segnalare : è nel seno della propria responsabilità familiare, professionale e sociale che sono invitati a condividere la loro testimonianza.

Siamo chiamati a partire “lasciate le loro cose lo seguirono”. Ci si può stabilizzare anche nella chiesa. Non basta dire “Si” una volta in circostanze eccezionali : è da rinnovarlo ogni giorno. Non si è mai finito di dipendere da se stessi.

Siamo chiamati a  parlare.  La testimonianza della vita è capitale ma non basta “Andate dunque e fate discepole tutte le nazioni”

Siamo chiamati a condurre i nostri fratelli a Cristo. Il cristianesimo non è una dottrina da insegnare,una spiritualità da promuovere o una morale da proporre. Urge facilitare  un incontro con Gesù evocando la sua vita,la sua parola., le sue azioni, la sua passione e la sua resurrezione. Si tratta di testimoniare la nostra fede, la nostra speranza e il nostro amore per Dio e per gli uomini. E’ la qualità del nostro rapporto col Signore che è determinante. E’ l’anima di ogni apostolato.

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11 Gennaio 2015 – BATTESIMO DEL SIGNORE

DIO NON SI E' FATTO SCONTI

Dio che ha deciso di salvare l’uomo facendosi uomo  ha accettato la condizione umana fino in fondo. Lo abbiamo visto nascere a Betlemme ,lo abbiamo visto crescere a Nazareth come tutti i ragazzi della sua età e finalmente arrivato il momento di iniziare ufficialmente la predicazione era necessaria un’investitura e quale luogo migliore della solennità del tempio del Signore, invece no, sceglie di mettersi addirittura in fila con i peccatori e di scendere nel Giordano a ricevere il battesimo di penitenza e sarà proprio lì che ,nonostante le proteste del Battista che non voleva battezzarlo , viene investito dal Padre della sua missione, riconosciuto come “Suo Figlio prediletto” e scende su di lui lo Spirito santo.

Gesù fa sul serio, è venuto per i peccatori e si fa prossimo con essi. Con loro inizia un cammino di conversione  pur non avendone  bisogno per incoraggiarci nel cammino e ricordarci che Dio non è alla fine della  conversione, quando siamo diventati santi e giusti ma è sempre con noi, cammina con noi per sostenerci lungo la strada. “Non sono venuto per i giusti ma per i peccatori” E la Chiesa ce lo ricorda quando all’inizio di ogni Messa ci fa riconoscere i nostri peccati e prima della Comunione ci fa ripetere di non esserne degni.

Al momento in cui esce dall’acqua i cieli si aprono ,come in risposta alla preghiera che abbiamo fatto in avvento “Oh se tu aprissi i cieli e scendessi!” (Is 63,19) I cieli si aprirono come si  ruppe in due il velo del tempio al momento della Pasqua (Mc 15,38). La distanza insopportabile tra il cielo e la terra è stata superata. Dio esce per manifestarsi al mondo e mostrarsi nell’offerta  che fa Gesù della propria vita, per noi e per tutti gli uomini.

Gesù si è fatto battezzare nell’acqua perchè noi fossimo battezzati nello Spirito Santo e nel fuoco. L’umilissima apparenza del gran gesto del battesimo di Gesù si ripete anche per noi : niente di più semplice del gesto battesimale, un pò d’acqua sulla testa di un uomo, e niente di più grande del battesimo. Nel Battesimo infatti Dio ci da tutto. Non fa come noi che facciamo i doni col contagocce  a secondo della riconoscenza verso il donatore. No. Dio ci da tutto e subito. Col battesimo diveniamo Figli di Dio, membri della sua Famiglia ed eredi del Paradiso. Su ciascun uomo scende lo stesso Spirito di Gesù  e il Padre  ripete “Questi è il mio Figlio prediletto”. Questa è la certezza del Cristiano e sarà questa certezza  presa particolarmente di mira dal demonio per farci cader nella tentazione.

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EPIFANIA DI N.S.

VIDERO UNA  GRANDE LUCE

Uno dei primi astronauti ha scritto :” La terra è la culla dell’umanità, ma nessuno può rimanere eternamente nella culla” Poi aggiunge “ L’umanità non rimarrà eternamente sulla terra. All’inizio , prudentemente, l’uomo attraverserà i limiti dell’atmosfera, poi, più tardi, partirà alla conquista del sistema solare.” Queste parole sono un  po’ audaci per quanto riguarda l’avvenire dell’umanità ma nascondono una verità profonda : partire è proprio dell’uomo, alzarsi e andare più lontano, cercare una luce nuova.

Partire è proprio di Abramo. Non sapeva dove andava ma era attratto dalla promessa di una terra migliore. Oggi altri che son partiti da lontano, arrivano dopo un lungo percorso, niente li ferma, non vengono da Israele, vengono dall’Oriente, sono l’avanguardia dei popoli pagani venuti per adorare il re dei giudei, il Re dell’universo. La festa di oggi non può essere compresa dalla gente seduta, installata nei propri conforti materiali o spirituali, prigionieri di un orizzonte chiuso. Gesù, frutto d’Israele, attira tutte le nazioni. Coloro che cercano col loro cuore la verità , vengono. Coloro che sono in cerca di amore e di pace, in Lui trovano riposo. Dio è qui, ha toccato la terra fino ai suoi confini. Tutti possono venire da lontano, da molto lontano a causa del peccato. La salvezza è per tutti.

Se partire è proprio dell’uomo ci vuole anche una certa incoscienza. Infatti l’ingenuità c’è, è quella della fede, la fiducia nella luce che non viene meno. Coloro che hanno lasciato tutto per seguire Cristo lo sanno bene. Il giorno del matrimonio i giovani sposi prevedono quello che li attende? Si amano, e questo basta. I magi hanno percepito l’emozione di Gerusalemme, la gelosia di Erode, la derisione degli altri……tutto  preannuncia le opposizioni fatte al Signore fino alla morte. I magi restano fedeli alla loro ricerca, niente si oppone alla loro volontà, vogliono prostrarsi davanti al Signore. Questa festa è per coloro che non hanno paura delle difficoltà, per coloro che non si fermano alle prime contrarietà. Molti sarebbero pronti a seguire il Signore se tutto si svolgesse tranquillamente. Chi può scoprire l’amore senza rinunciare a se stesso? Chi riceverà Dio nel suo cuore senza fargli posto?

Colui che parte così con la fede come bagaglio lo troverà. “I Magi videro il Bambino, con Maria ,sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Adorare è il proprio dell’uomo. Adorare è meravigliarsi, donarsi totalmente e liberamente, senza prendersi niente. Adorare è il compimento del nostro amore per Dio.

La scoperta di Dio è sconvolgente. Dio aveva mandato un astro per indicare il cammino ai Magi: per loro non c’era niente di più naturale di un astro. A ciascuno di noi Dio manda una stella come un Angelo a Maria e in sogno a Giuseppe. E’ la stella che ci ha portato a Cristo. Chi sono state le nostre stelle che ci hanno condotto a Lui? Ogni cristiano, quindi tu, è chiamato ad essere stella per gli altri, per condurre a Cristo.  “Voi siete la luce del mondo”. Dio ci dice che coloro che cercano Dio devono trovare in te la stella che li conduce a Lui.

 

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NATALE del Signore – 2014

VIVERE IL MISTERO DEL NATALE

del Padre Divo Barsotti

Firenze, ritiro del 20 Dicembre 1992

L' Incarnazione è una cosa che ci riguarda e ci riguarda personalmente, più di qualsiasi altra cosa. Certo il mistero della Trinità è grandissimo, ma può interessarci solo attraverso il mistero dell' Incarnazione Dio rimane trascendenza infinita. Non importa nemmeno che io sappia che egli è Padre, Figlio e Spirito Santo, perchè non mi interessa più.Vibe in una eterna solitudine, nella sua trascendenza infinita, in un silenzio che non è morte, perchè è vita infinita, ma è una vita che per me è e rimmarrà sconosciuta. Dio si fa presente per me quando si fa uomo, quando lega questa sua vita divina a una natura umana, fragile come la mia, passibile come la mia, limitatat come la mia. Miei cari fartelli, la  prima cosa dunque che dobbiamo vivere in questo Natale è questa comunione che si è stabilita fra l' uomo e Dio. Anche noi, come Gesù, viviamo una condizione umana di povertà e debolezza, ma tutto questo non ci impedisce più di credere e anche di sapere che nella nostra povertà e umiltà Dio vive con noi. Non c'è più questo abisso che separa la creatura dal creatore, che separa Dio dall' uomo. Viviamo una comunione di amore. E' questo che noi dobbiamo vivere nel Natale: Dio è tanto buono che vuole aver bisogno di noi. Non siamo noi soltanto che abbiamo bisogno di lui, non  siamo solo noi che aspettiamo questo dono immenso di amore da parte di Dio; è Dio che aspetta tutto da te. Maria gli dette la natura umana, Giuseppe la sua protezione, la sua difesa: un povero bimbo appena nato, con una fanciulla per madre che non poteva avere più di 16-17 anni, sola, lontana dal suo paese, bisognosa certamente di difesa. Dio chiede a noi una difesa, una protezione; chiede di poter nascere da te, di poter vivere di te. Chi è Gesù per te? Il Natale te lo dice: non è un amico, perchè è ancora troppo piccolo per essere un amico; non è nemmeno uno sposo, perchè non ci si sposa con uno che è appena nato;è il tuo figlio. Il Natale ti chiama a vivere questo rapporto, il rapporto soprattutto della madre con il figlio, il rapporto di Maria con Gesù. Devi vivere questo. Questo figlio che nasce, vuole da te tutta la tua tenerezza; non ti permette di dividere il tuo amore con altri. Egli pretende tutto, vuole tutto. Apre le sue piccole braccia perchè vuole che tu lo porti sulle tue braccia; esige da te il dono di tutto il tuo amore, perchè anch' egli tutto si dona a te. Questo vuol dire vivere il Natale. Il presepio sarà una bella cosa, può essere una bella cosa tutto quello che volete, ma più importante di tutto sarà sempre il vivere questo rapporto di amore. Tu devi essere la Vergine che accoglie il banbino, tu devi essere Giuseppe che lo protegge, tu devi essere tutti coloro che hanno avuto un rapporto con il Cristo in quell' evento della sua nascita. Non vi sembra meraviglioso tutto questo? Può darsi che anche a voi avvenga, come a San Giovanni della Croce o come alla Beata Cristina Ebner, di portarlo fisicamente sulle braccia. Cristina prese il bambino Gesù dal presepe e lo portò al refettorio cantando: ed ecco che il bambino divenne vivo nelle sue braccia. Come si verificò anche a Greccio per San Francesco: Francesco, vestito da diacono, prende il bambino e il bambino diventa vivo nelle sue mani. Perchè non dovrebbe essere così? Ma anche se Gesù non volesse fare il miracolo di farsi sentire vivo, dovreste ugualmente dire con San Giovanni della Croce: " Signore Iddio, se di  amore devo morire, questo è il momento". Si, perchè Dio non ci può dare di più, quando ci ha dato se stesso, divenendo la nostra ricchezza vera, la nostra gioia più pura, tutto il nostro amore.

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