Liturgia

I LORO OCCHI SI APRIRONO – III Domenica di Pasqua

Il cammino percorso dai due discepoli di Emmaus non è che il cammino fatto dall'umanità dalla notte alla luce., dalla morte alla vita, dall'assenza alla presenza. I due discepoli cacciati da Gerusalemme per paura della morte fanno pensare ad Adamo ed Eva cacciati dal paradiso Per andare dove? Qual è la meta del loro viaggio? Il luogo dove Dio si rivela nutrimento della vita.

Ritorno a Gerusalemme, ritorno all'Eden con l'albero della vita al centro. E' centrale i problema della conoscenza. Conoscere chi è veramente Dio, cioè conoscere la verità delle cose. Chi sono io ? Dove Vado? Qual è la verità dell'uomo e del mondo? Sono i problemi posti da Genesi 3 e il mentitore, il diavolo risponde e l'uomo si nutre di questa menzogna: la verità dell'uomo e delle cose è accaparrarsi il più possibile perché non c'è da fidarsi di Dio. Dio è avaro. Così gli occhi si chiusero sulla verità di Dio e si aprirono alla nudità dell'uomo. Tutta la strada della scrittura come quella di Emmaus è caratterizzata da questa menzogna e falsità.

La presenza. Lungo tutta la strada da Adamo ai discepoli di Emmaus, Dio è presente. La Scrittura è piena di Cristo dalla prima linea. Sulla strada come nel libro questa presenza è nascosta. Nascosta come un bambino prima della nascita ma anche nascosta dalla menzogna. Il lavoro di crescita di Dio nel mondo è lento e doloroso, giustamente per la menzogna che è fede nella morte mentre la nascita è vita. Il Cristo non è riconosciuto nella strada come non è identificato nel libro che parla di Gesù. D'altra parte è il Libro e gli avvenimenti di Gerusalemme che si ritrovano e che si uniscono nella Parola. I cuori dei discepoli si "riscaldano" ma Cristo non è che come una terza persona: non è riconosciuto come colui che parla ma come colui di cui si parla. Le orecchie si sono aperte ma non ancora gli occhi. Il libro scritto conserva ancora una distanza. Per superare questa distanza bisogna che questa Parola, già considerata come nutrimento nello stesso libro , diventi pane spezzato.

Come nella Genesi anche ad Emmaus gli occhi si aprirono mentre mangiavano. Per gli apostoli non è soltanto il ricordo di quanto avevano visto nel cenacolo all'ultima cena ma il legame è ancora più grande con quanto avvenne nel paradiso terrestre. La Genesi ci narra che ci fu il disprezzo della parola di Dio per accogliere quella del mentitore, la presa del frutto dell'albero, la conoscenza della morte. Ad Emmaus invece c'è l'accoglienza della Parola di Dio (il cuore che bruciava), la presa del pane che è Cristo, la conoscenza autentica di Dio che è la vita. In effetti è allora che il Cristo viene riconosciuto vivente. Siamo al sommo della rivelazione: Dio non è avarizia ma dono di se stesso per la vita dell'uomo. Questo si può capire soltanto se si prende e si mangia.

L'ospitalità. Ne querceto di Manrè Abramo aveva ricevuto e nutrito tre stranieri che furono riconosciuti come Angeli e che la tradizione cristiana vede in essi l'immagine della Trinità. Il tema del riconoscimento trova la sua realizzazione nel Vangelo di Emmaus. Gesù, straniero sconosciuto è accolto nella loro discussione e poi invitato a tavola. Ed è la che avviene il capovolgimento perché Gesù rompendo e offrendo il pane prende il posto di colui che invita. Come avvenne per la Samaritana che è Lui che offre acqua viva. Lui si fa invitare per annunciare il dono ultimo, quello della Spirito, nutrimento che non dona soltanto la forza ai muscoli ma la "forza che viene dall'alto".

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA GIOIA DELLA PASQUA – Domenica in albis

Le tre letture di questa domenica ci parlano di gioia. La gioia appare come il frutto della Pasqua. Bisogna riconoscere che questa gioia ci è difficile. Viviamo in un mondo triste e pieno di rischi, Dinanzi alle nostre paure e alle nostre preoccupazioni c'è la fede nella resurrezione. E' troppo facile dire: se noi crediamo veramente nella resurrezione tutti in nostri problemi sono risolti.

Non è vero. Gesù non credeva nella resurrezione ? Eppure ha pianto davanti alla morte di Lazzaro ed ha avuto paura dinanzi alla morte. Nelle prime due letture la gioia non è da sola: Pietro parla di tristezza in ragione delle prove. Il vangelo comincia con la paura dei Giudei. Concludendo non dobbiamo colpevolizzarci dicendo "Sono triste, ho paura quindi non ho fede": Come possono coesistere la paura e la tristezza con la gioia e la fede? Ecco il problema.

Generati per una speranza viva. Nascere è venire al mondo. Come concepire una nuova nascita? In una eredità. Nascere è essere figli e essere figlio è anche essere erede. Nella Bibbia la parola eredità designa la terra promessa a cui si sovrappone il "settimo giorno" il riposo di Dio. E' là che Gesù entra con la sua resurrezione. Questa nascita di Cristo, questa entrata del nostro fratello maggiore è un pegno e una promessa per noi. Il nostro modo attuale di entrare in possesso della sicura eredità è la speranza. E' vero che ciò che uno spera non lo possiede ancora ma è sicuro di raggiungerlo e con questa certezza affronta tutte le difficoltà del cammino. La cosa più importante è che sappiamo che andiamo da qualche parte e quando lo raggiungeremo trasaliremo di gioia, di una gioia inesprimibile. Di questa eredità sappiamo poco ma che è il nostro universo retto dall'amore.

La difficile fede di Tommaso. Tommaso commette il peccato fondamentale che consiste nel non credere alla Parola ma nel voler "sapere"(L'albero della conoscenza) con la vista: vede dei segni, avere delle prove. Ciò che nel Vangelo è stupefacente è che Gesù, Dio, si sottomette al desiderio di Tommaso. La fede è ciò che salva ma la mancanza di fede non è così catastrofica (ricordiamo l'eclissi di fede di Pietro durante la passione). Certamente "Beati coloro che credono senza aver veduto" o che "Credono senza ancora aver veduto" (seconda lettura). Ma questo testo dimostra che l'amore di Dio per noi è più forte delle nostre esitazioni e dei nostri dubbi. Di fatto la salvezza arriva al mondo attraverso questo rifiuto della Parola, questo rigetto della Buona Novella che si realizza sulla Croce.

La fine del peccato. Alla fine del Vangelo vediamo Gesù che soffia sui discepoli e annuncia la remissione del peccato. Il gesto del soffiare è evidentemente una allusione al soffio della creazione (Genesi 2). Questo telescopio della creazione e della fine del peccato ci rimanda al tema della creazione come lotta e vittoria di Dio sul male dell'uomo, questa resistenza alla Parola creatrice che viene dalla diffidenza. La Resurrezione di Cristo-Parola , è questa vittoria. Ma la lotta di Dio, il lavora senza tregua operato dalla Parola creatrice continua fino alla fine dei tempi. Noi siamo dentro. La nostra luce in queste tenebre è lo sguardo che portiamo senza stancarci su "Colui che abbiamo trafitto".

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
PASQUA 2017

Ciò che è avvenuto è estremamente semplice. E' sorto un profeta in Galilea che ha suscitato un po' di interesse nella piccola regione che va dalla Galilea alla Giudea. I suoi comportamenti hanno sorpreso per cui la gente si è posta la questione di chi fosse e da dove venisse. Si è associato dei discepoli che col loro comportamento hanno inquietato le autorità tanto da metterlo a morte. Nessuno scrive su di Lui e a quel momento neppure un articolo sulla stampa. Tutto viene scritto nella memoria.

Giunge una notizia stupefacente: è ridiventato vivo. Si può sempre dire una cosa del genere e trovare dei testimoni che lo hanno visto vivo. Pascal dice di credere a dei testimoni che si fanno uccidere per sostenere la loro testimonianza ma la cosa non convince totalmente. Si trovano persone capaci di morire per sostenere un'idea o una causa non per sostenere un fatto.

Impressionante è il seguito. Questo genere di notizia non è mai stata rimossa completamente dal mondo ma anzi, fatto unico con Gesù, misteriosamente sempre più persone si son messe a credere a questo. "Misteriosamente" perché il fatto ha dell'incredibile, d'altra parte i destinatari del messaggio non hanno che la parola e gli atti dei testimoni per fondare la loro fede. La resurrezione di Gesù non ha una prova e non ha delle prove: è una chiamata alla fede. Altro fatto unico è il dinamismo straordinario dei testimoni. Potremmo dire sorprendente. Un dinamismo che li fa parlare e agire ma che dona loro anche una specie di potere sulle cose (si pensi ai "miracoli e segni" che compivano). La potenza che ha risuscitato Gesù è all'opera nei credenti, è là e si può toccare col dito. Questi testimoni sono dei Giudei: scoprono che la risurrezione è in coerenza con tutto ciò che hanno detto le scritture, anzi che sono state una preparazione e che tutta la storia doveva finire lì "Gesù è risuscitato secondo le scritture". Tutto continua. Ecco dei testimoni coscienti che sono in possesso della chiave di tutta la storia. Questo Gesù che era all'inizio, perché tutta la storia lo ha preparato, è anche l'uomo della fine: tutta la storia cammina verso di Lui, verso il suo ritorno e noi siamo in cammino per raggiungerlo dove Egli è e risorgere con Lui. Questo dinamismo è lo Spirito stesso. La Parola diventa scritto e lo scritto esce dalla comunità dei credenti portatori dello Spirito; uno scritto a partire dal quale la comunità si costituisce e si perpetua. Questo scritto è redatto in modo da mostrarci che il Cristo è la Parola che fonda, sostiene , conduce e riempie l'universo. IL corpo dei credenti è il luogo in cui prende carne il Cristo – Parola. E ora. Parlando dei discepoli di Cristo, il dottore della legge Gamaliele diceva "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini, lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, sarebbe distrutta, ma se viene da Dio non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio" (Atti 5, 35-39). Noi siamo qui. Nessuno è stato capace di " far sparire quest'opera". Il miracolo dei miracoli, quello che testimonia la potenza della Resurrezione è che venti secoli dopo la morte di Gesù di Nazareth, uomini e donne continuano a credere. La prova della fede è la nostra stessa fede. Una fede "in Dio che dalla morte fa sorgere la vita"(Rom 4,7). Il miracolo è che la Parola continua a donarsi un corpo che è la Chiesa.

[embed]https://youtu.be/K7jaWItDzXo[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA PRESA DEL POTERE – Domenica delle Palme – 2017

La Passione-Resurrezione è l'esaltazione di Gesù, è la sua elevazione al di sopra di tutto, la sua presa di possesso del Regno. Il quarto evangelo gioca sull'immagine di Gesù "elevato da terra", sulla Croce che diviene il trono della sua gloria. Gli altri evangelisti ci mostrano Gesù che entra come trionfatore in Gerusalemme. Questa scena da il senso a tutti gli avvenimenti che seguono e che ci presentano Gesù che viene a prendere il potere.

Gesù si presenta come un uomo che cerca la sua strada sulla carta e questa carta è il libro. E' un paradosso: colui che è la Parola apprende dalla parola ciò che deve dire e fare. La sua parola e le sue opere sono quelle di Colui che lo ha inviato. Gli evangelisti ci ripetono che Lui compie le scritture e le compie coscientemente e volontariamente. L'obbedienza di Cristo riassume tutto ciò che lo conduce alla Croce, come ci dice la seconda lettura.

Il Cristo si lascia crocifiggere. La prima lettura può sorprendere associando l'apertura delle orecchie per ascoltare la Parola di Dio agli oltraggi. Un legame esiste infatti è perché si affida alla Parola che dice che Dio è amore e che il suo servo attraversa la persecuzione . Gli eventi non intaccano la sua fede nella promessa e sa che non sarà deluso. Quando si ascolta la Passione bisogna vere sempre presente questo.

Il Cristo nella passione impara cosa c'è nell'uomo. Già lo sapeva ma fa l'esperienza del peccato, della violenza, dell'odio, della doppiezza. La lettera agli Ebrei dice che " Figlio imparò l'obbedienza dalle cose che soffrì"(5,8). Dio conosce il peccato soltanto attraverso la parola dell'uomo. Ma essere "soggetto della legge", obbedire come obbedisce lo schiavo, il Figlio deve imparare ciò che vuol dire.

L'albero della conoscenza. Questo è il nuovo senso da dare all'albero della croce. Il Cristo gusta il frutto velenoso dell'albero che gli offre l'umanità sua sposa. Così , messo a nudo l'albero si mette a parlare un altro linguaggio: quello della morte e non ne parla soltanto a Cristo ma anche a noi. Desiderosi di sapere se Dio è buono o cattivo , se è amore o avarizia e scegliendo che non è un Dio per noi gli abbiamo alzato l'albero della croce. E quest'albero ci risponde e ci dice che Dio è amore "fino alla fine" fino a morire. Nella morte Dio rivela che è con noi fin sulla croce. L'albero della Croce è l'albero della Rivelazione. La croce è anche l'albero della vita. Chi mangia del suo frutto non morrà ma vivrà eternamente.

 

[embed]https://youtu.be/-GSkeEo5Bnc[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LAZZARO – V Domenica di Quaresima

Dopo il dialogo con la samaritana e la guarigione del cieco nato eccoci al terzo vangelo di preparazione al battesimo, alla terza catechesi battesimale, che la chiesa ci propone. Il nostro amico Lazzaro. Lazzaro è uno strano personaggio. Si parla molto di lui ma lui non dice neppure una parola. E' presentato come il fratello di Marta e di Maria. Sembrerebbe il fratello piccolo che le sorelle ricoprono di attenzioni e senza che lui sappia perché, Gesù lo ama molto.

Quando ammala le sorelle fanno sapere a Gesù "Colui che tu ami è malato" e Gesù dopo due giorni, contro il pare degli apostoli torna in Giudea perché "Lazzaro , il nostro amico si è addormentato, ma io vado a svegliarlo". Quando Gesù è davanti alla tomba dell'amico piange . "Vedete come lo amava" Fu io commento dei giudei presenti.

Sono poco numerose le persone di cui il Vangelo dice che Gesù lo amava; Giovanni e il giovane ricco. Abbiamo la convinzione che Gesù ci ama da piangere per la nostra perdita? Gesù piange sulla tomba di Lazzaro come farebbe ciascuno di noi dinanzi alla morte di un amico. Gesù ha conosciuto la sofferenza che spezza il cuore nonostante le parole di resurrezione. La fede non dispensa dalla sofferenza.

Lazzaro vieni fuori. Il vangelo di questa domenica termina con le parole forti di Gesù "Lazzaro, vieni fuori!". Le parole di Cristo risuonano agli orecchi di Lazzaro che non è del tutto morto e ai nostri. "Vieni fuori!", vieni a ricongiungerti col tuo amico. Poco importa che sia avvolto nelle bende del sepolcro: vieni fuori, vieni alla luce, vieni da me. Poco importa sapere se tu eri morto: dall'inizio avevo detto che la tua malattia non ti avrebbe portato alla morte ma alla gloria di Dio. Una cosa è certa: io ora ti chiamo a vivere come tutti quelli che saranno battezzati la notte di Pasqua e tutti quelli che si risveglieranno nel rinnovare il loro battesimo.

Risuscitando Lazzaro Gesù compie un gesto profetico. Sa bene che tra due settimane sarà il suo turno a essere messo nella tomba e che al mattino di Pasqua il Padre lo chiamerà con una voce forte: "Gesù, . Vieni alla vita mio Figlio prediletto, vieni fuori!" Vieni alla vita, alla luce, vieni presso di me, non temere di salire presso di me come dirai a Maria Maddalena.

IL Vangelo ci ricorda un fatto che Gesù ha compiuto nel passato ma che prosegue oggi e che si rinnova ogni anno quando la comunità cristiana celebra la Pasqua. L'invito lanciato a Lazzaro in questo 2017 è indirizzato a noi a lasciare le bende della morte e ad andare verso Cristo per partecipare alla sua vita e alla potenza della sua resurrezione. Chi ha orecchie per sentire, ascolti la voce del Signore.

Nella seconda lettura di questa domenica Paolo ci ricorda in maniera vigorosa "Voi siete sotto l'azione dello Spirito perché lo Spirito di Dio abita in voi". Quello Spirito che ha risuscitato Gesù abita in noi e ci è donato col battesimo e la confermazione e che ci viene dato ogni volta che riceviamo l'Eucarestia per farci partecipare alla resurrezione di Cristo e farci vivere da risuscitati.

Riconosciamo che tra di noi molti non danno grande spazio alla Spirito Santo. Lasciamoci interrogare dall'affermazione di San paolo "Lo Spirito Santo è la vostra vita". Cerchiamo di comprendere questa affermazione e di metterla in pratica. Chiediamolo a Lazzaro, che viene da lontano, di guidarci in questa ricerca.

[embed]https://youtu.be/oJCUDlYRgbA[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
IL CIECO NATO – IV Domenica di Quaresima

La quaresima è tempo di illuminazione. La seconda domenica siamo stati colpiti a vedere il volto di Cristo "Luminoso come il sole". Oggi in presenza di testimoni, che non credono ai loro occhi, Cristo guarisce un cieco nato. I candidati al battesimo passano poco a poco dalle tenebre alla luce e tutti i cristiani si sforzano di progredire verso la luce.

Molte domande pone questo vangelo anche se il cieco non chiede niente, è Gesù stesso, infatti, che col suo sguardo attento lo vede per primo e sono i discepoli a chiedere. "Perché quest'uomo è nato cieco?". Gesù risponde in modo sconcertante: "Perché si manifestassero in Lui le opere di Dio". San Giovanni nel Prologo afferma "Era la vera luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo". Qui abbiamo l'applicazione concreta di questa affermazione.

La seconda domanda che gli viene proposta a più riprese:" Com'è che tu vedi? Come ha fatto per aprirti gli occhi?". La risposta è semplice: "Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo". Sant'Agostino commenta: "Egli lava gli occhi nella piscina ed è battezzato nel Cristo". Se qualcuno ci chiede come i nostri occhi si sono aperti non possiamo dare una risposta unica: è una frase che ho sentito, una persona silenziosa, una specie di illuminazione nella notte che ho attraversato. Ciascuno ha una sua risposta personale.

L'altra questione che percorre tutto il vangelo è quello della sua identità. Ma è proprio lui i cieco che ha guarito? Coloro che lo conoscono gli domandano se è proprio lui e i farisei convocano i parenti: "E' proprio vostro figlio?" I genitori non possono negare che sia il loro figlio ma non vogliono entrare nella causa ed avere problemi. Avremo noi più coraggio e ascoltando il vangelo prendere il posto di quel cieco anonimo che nessuno difende ne sostiene e che i farisei hanno gettato da parte ma di cui questa domenica si parla in tutto il mondo cristiano?

Altro problema di identità: "Chi è l'uomo che ha guarito il cieco?". IL cieco si ricorda il nome : "Quell'uomo che si chiama Gesù" e aggiunge "E' un profeta". I farisei sicuri di loro stessi non possono ammetter che si tratti di un vero profeta che compie una guarigione in giorno di sabato e rifiutano l'affermazione. Finalmente Gesù ritorna dal cieco che ha guarito e lo conduce fino al termine della fede: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?" Egli rispose: "Chi è Signore perché io creda in Lui?" Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: Colui che parla con te è proprio Lui". Ed egli disse "Io credo Signore!". Raggiungere la conoscenza personale di Gesù che ci parla è il fine della Quaresima.

San Paolo nella seconda lettura offre lo stesso insegnamento del Vangelo. I destinatari della sua lettera sono i battezzati della prima generazione: attraverso il battesimo sono passati dalle tenebre alla luce, sono"diventati luce" e malgrado le inevitabili tentazioni non devono ritornare a delle attività o comportamenti incompatibili con la loro nuova condizione. E Paolo cita un inno pasquale: "Svegliati tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà".

Che questa domenica sia per noi una domenica d'illuminazione: i nuovi battezzati sono divenuti luce, Cristo nel Vangelo si è presentato come luce del mondo, che libera dalla cecità e nel Credo lo proclamiamo "Luce da Luce". Possiamo far nostra la preghiera che oggi la chiesa fa sui suoi catecumeni candidati al battesimo: "Padre di ogni luce, tu che doni al cieco nato di credere nel tuo Figlio e di entrare con questa fede nel regno della luce, fa che questi catecumeni, siano liberati da ogni errore che li accieca; e dona loro la grazia di radicarsi fermamente nella tua verità per diventare e restare sempre figli della luce".

[embed]https://youtu.be/9OVkqtKivxA[/embed]  
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA SAMARITANA – III Dom. di Quaresima

Dopo l'incontro con la tentazione e la trasfigurazione di Gesù incontriamo nelle prossime domeniche tre personaggi storici e simbolici che da secoli accompagnano i catecumeni verso il battesimo e tutti i cristiani verso la festa di Pasqua. Questi tre personaggi esprimono i desideri di tutti gli uomini a non vivere nella sete permanete, di non vivere nelle tenebre e di non vivere nella situazione mortale. Il Cristo scava nel loro desiderio.....prima di soddisfarlo.

La sete, la fame e la fatica. I testi di oggi ci parlano di questi bisogni fondamentali dell'uomo. Nelle letture tutti hanno fame, sete e sono stanchi. Gesù è "stanco dal viaggio" e ha sete. La samaritana vorrebbe essere liberata dalla fatica di venire ad attingere l'acqua al pozzo, i discepoli hanno fame. La scrittura parla degli spessori della nostra vita, con le sue necessità primordiali e le sue preoccupazioni vitali. Ma non soltanto la fame e la sete ma la samaritana non ha potuto trovare l'uomo che la completasse nella sua vita, ha avuto cinque mariti e l'attuale non è suo. Nel cuore di queste situazioni di impotenza si pone la questione radicale dell'uomo, quella della fede: "Dio è veramente in mezzo a noi, si o no?"

Questa domanda ci dice come le questioni si spostano. Alle prime domande di trovare da mangiare , come trovare lavoro si sostituisce l'unica questione. "Dio è con noi si o no?". Nella terza lettura si nota questa evoluzione delle domande poste a Gesù dalla samaritana: "Tu, giudeo, domandi da bere a me che sono samaritana? E "Dov'è il tuo Dio" e più tardi "Quando verrà il Messia?" Ma Gesù gli risponde subito :"Sono io che ti parlo". Da notare che "Sono io" "ego eimi" è il nome di Dio stesso. Gesù non viene a dare una risposta ma è la stessa risposta. E' Lui la presenza di Dio in Spirito e Verità. "Colui che viene a me non avrà più sete". Il vero nutrimento dell'uomo è Dio stesso.

Prolungare la vita. Nella terza lettura Gesù opera una sostituzione del nutrimento "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete" e questo cibo consiste nel compiere la Volontà del Padre. Gesù oppone il nutrimento materiale a quello spirituale così per la sete e tutto il resto. Cerca di far passare dai desideri della terra a quelli del cielo. Non si tratta di cambiare desiderio ma di elevarsi fino alla sorgente del desiderio. Desiderare il pane non è altro che desiderare di vivere. "La vita è più del nutrimento e il copro più del vestito". Si tratta di vivere, desiderio dell'uomo mai smentito. Gesù è venuto non per darci la morte ma "perché essi abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"

Il tempo della fede. La scommessa della nostra vita è questa: credere che Dio è con noi e che è Amore. Anche se la fame ci assale, se non ci riesce niente, se l'equilibrio dell'amore non è condiviso. Superiamo le nostre tenebre personali e diciamo: anche se il mondo va male e prevale la violenza: "Né la morte né la vita, né angeli , né potenze, né altezza né profondità, né alcun altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio che in Cristo Gesù Nostro Signore"(Rom 8, 38) Neppure il nostro peccato neppure la debolezza della nostra fede.

[embed]https://youtu.be/noOovoUyLVc[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA TRASFIGURAZIONE – II Dom. di Quaresima

Per l'esperienza cristiana la pagina della trasfigurazione è centrale. Nel catino di tutte le chiese orientali viene riprodotta la trasfigurazione. Anche nella Gloria del Bernini nella Basilica di San Pietro, dove adesso è la vetrata della Colomba, lo Spirito santo, doveva esserci la scena della trasfigurazione. Ogni iconografo per la prima volta deve cimentarsi a fare l'icona della Trasfigurazione. Anche noi non possiamo non pensare alla stupenda tela di Raffaello nei musei vaticani che rappresenta la scena della Trasfigurazione.

La trasfigurazione non è uno strappo all'esperienza umana di Cristo ma è pienamente inserita nella sua storia terrena per esprimere un mistero che ci riguarda direttamente, quello della nostra crescita in Cristo, quello della nostra trasfigurazione.

Gesù, insieme ai tre apostoli sale sul monte e giunto sulla cima si mette a pregare. Mentre prega si trasfigura, cambia aspetto, diventa luminoso creando intorno a se un misterioso senso di benessere e di gioia. In questo contesto appaiono Mosè ed Elia a conversare con Lui. Finita la visione tutto tornò normale e gli apostoli "non videro altro che Gesù". L'esperienza è un itinerario per noi. Siamo stati creati ad immagine di Dio ma come tutte le cose Dio ci ha lasciati incompiuti perché l'uomo possa completarci con la sua intelligenza e volontà. Sono bellissime le opere incompiute, penso alla pietà Rondanini e a quella di Firenze, penso all'incompiuta di Schubert, bellissime ma incompiute. Come bellissimo è un bambino ma deve crescere. E tutti noi "Dio ci ha scelti fin dalla creazione del mondo per essere santi e immacolati nell'amore".

Nella trasfigurazione si nasconde il nostro proprio mistero della nostra assimilazione al Figlio di Dio che ha voluto farsi uomo, nascondendo la sua divinità sotto la sua umanità per far di noi dei Figli di Dio in Lui. Si è fatto uomo perché diventassimo dei come lui. E nella Trasfigurazione vediamo lo stato in cui saremo in cielo quando la manifestazione dell'anima immortale per natura, ma trasfigurata dalla grazia, ricolma della presenza di Cristo sarà simile a Lui vedendolo come Esso è.

Però dal momento della nostra incorporazione a Cristo attraverso il battesimo siamo entrati in una dinamica di trasformazione della nostra natura umana che di giorno in giorno , meglio, di croce in croce, è trasformata ad immagine del Figlio di Dio. Come Gesù, desiderare quella gloria a cui siamo destinati e pregare "E ora Padre glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te, prima che il mondo fosse".

Raggiungere questa trasfigurazione personale , come è avvenuto nei Santi, esige il cammino che Gesù ci ha indicato per salire sul Tabor. Salire la montagna, pregare, conversare con la Bibbia Mosè ed Elia e lentamente, mentre stiamo con Cristo nella preghiera , lo Spirito Santo ci configura a sua immagine. Questo lifting spirituale trasformante esige una continua adesione di amore a Cristo.

Essere nel mondo la manifestazione della gloria di Dio, della bellezza di Dio è la prima condizione per l'evangelizzazione, si chiama testimonianza cristiana."E' la bellezza che ci salva" Ed è questa bellezza che salva il mondo quella che lascia trasparire un'anima piena di Dio, quindi piena di amore. E' evidente che il Cristiano deve essere bello, della bellezza di Cristo in maniera che chi lo incontra "Non veda altro che Gesù".

[embed]https://youtu.be/0itwPWTcC0E[/embed]  

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
LA TENTAZIONE – I Domenica di Quaresima

Papa san Leone Magno nel 440, all'inizio della quaresima scriveva, "Sulla faccia della terra migliaia di uomini si preparano alla loro rigenerazione in Cristo" e nello stesso tempo "Coloro che sono caduti che si lavano nelle lacrime della penitenza per essere ammessi alla riconciliazione". I vangeli di queste domeniche quaresimali costituiscono l'itinerario percorso dai catecumeni e dai penitenti che si preparano alla riconciliazione.

Con il mercoledì delle ceneri. però, comincia il tempo veramente forte della chiesa che ci condurrà fino alla Pentecoste. Sono esattamente cento giorni in cui la chiesa ci dona quanto di più bello ha accumulato nei secoli per farci vivere intensamente questo tempo di conversione.

Gesù è tentato dal demonio. Ovviamente si è fatto tentare per noi perché imparassimo la tecnica del nemico e come reagire. Satana era al Giordano ed aveva assistito al battesimo di Gesù. Aveva sentito le parole del Padre ed andava scoprendo la strategia di Dio per liberare il mondo dal suo potere. Satana ragionava così: che Dio faccia Dio e resti nel suo paradiso con i suoi angeli, il mondo è il mio regno e non posso permettere che vi entri. Aveva capito che vi sarebbe entrato proprio diventando uomo e dal di dentro far saltare il suo potere. Aveva scoperto il piano di Dio e allora va nel deserto a tentare Gesù e , intelligentemente per tentarlo scelse il campo della povertà perché per diventare uomo si era fatto povero. La fame è il primo segno della povertà ed il demonio parte proprio di lì. "Se sei figlio di Dio dì a questi sassi che diventino pane...". E' proprio dell'uomo essere limitato anche dalla natura per cui ecco la seconda tentazione "Se sei Figlio di Dio gettati giù". Il potere e la gloria sono la tentazione più grande dell'uomo e allora satana "Tutte queste cose ti darò se prostrato mi adorerai".

Gesù è tentato sulla povertà che aveva assunto , è tentato sulla sua identità di uomo, e la risposta non si fece aspettare. "Non di solo pane vive l'uomo", "Non tentare il Signore Dio tuo", "Vattene satana! Sta scritto "Adora il Signore Dio tuo, e a lui solo rendi culto". Gesù ci insegna come affrontare il demonio: con la chiarezza della Parola di Dio, e con la fermezza di chi ha aderito a Dio e che non intende aprire il minimo dialogo con lui. Con la tentazione non si dialoga, non si discute per cercare il lato buono della proposta: il demonio è tentatore e falso per cui ogni cedimento è premessa alla capitolazione.

Anche noi siamo fondamentalmente tentati sulla linea di Gesù, contro la nostra identità di creature che difficilmente accettano il loro limite. E' infatti difficile accettare noi stessi come siamo ed essere felici ringraziando Dio dei doni che ci ha dato. E' difficile anche accettare la nostra condizione fisica: I giovani vogliono essere adulti, i vecchi essere giovani, i grassi essere magri e i magri atletici. Anche desiderare la moglie degli altri è una tentazione. Potrebbe essere difficile accettare la propria condizione sociale e, magari, familiare. Ma soprattutto la tentazione diventa violenta nei momenti di difficoltà. In caso di malattia, di disoccupazione, di qualsiasi disgrazia la tentazione è pronta "Se tu fossi veramente figlio di Dio......... Se Dio davvero ti amasse....... Se Dio ci fosse davvero........".interverrebbe e non saresti nei guai. Questi sono i momenti per rinnovare , come Giobbe, la nostra fede in Dio che ci ama e permette la tentazione per dimostrargli la nostra fiducia e il nostro amore. "Vattene satana! Adoro soltanto il mio Dio".

Dopo la tentazione, la pace. Anche da noi il demonio si ritirerà , ovviamente per tornare di nuovo, e verranno gli angeli a confortarci. In questa prima settimana di quaresima riflettiamo su quelle che sono le nostre vere tentazioni ed esaminiamo bene se quelle che riteniamo buoni desideri non sono delle autentiche tentazione. Una cosa è certa: "Il nostro nemico il diavolo sta cercando di divorarci. Siamo saldi nella fede".

 

[embed]https://youtu.be/JpsHOuPJxCY[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
IL REGNO DI DIO E LA SUA GIUSTIZIA – VIII Domenica del T.O.

"Del domani che sarà?" E' il problema dello spirito umano sempre inquieto per la mancanza di sicurezza. Dal tempo di Gesù le cose sono cambiate, l'uomo viveva molto più vicino alla natura e parlava in un certo modo della Provvidenza. Da allora l'umanità ha fatto il suo cammino e siamo in un' epoca in cui si manifestano tanti cambiamenti. Si dice che una certa angoscia abita le nostre società.

L'evoluzione tecnologica ha cambiato i rapporti con le persone, catastrofi mettono regolarmente in causa le mutazioni climatiche, imprudenze umane causano danni ecologici che fanno prevedere il peggio. In breve, si ha la sensazione che non si debba essere più sicuri di niente e soprattutto del domani...... Di che domani si tratta? Un domani esisterà? Tutte queste minaccie....sono una fatalità?

D'altra parte non si può vivere con l'angoscia di un domani "apocalittico". Allora che fare? E' a questa questione che ci aiuta a rispondere il Vangelo di oggi. Sottolinea la necessità degli elementi necessari alla vita: il nutrimento, il vestito, la protezione. Numerosi , e sempre di più sono quelli che non hanno il minimo di vita necessario. E' alla scuola delle cose semplici che si impara la lezione evangelica. Giovanni ci parla di "un unico necessario". Saggio è colui che sa scoprire una gerarchia delle cose e qual è la priorità nella vita. Questa saggezza non è nient'altro che la capacità di decidere con la libertà del cuore contro l'avidità del guadagno e di ogni avarizia. In fin dei conti a rinunciare ad ogni sicurezza illusoria "Il Signore è mia luce e mia salvezza....Lui solo è la roccia della mia salvezza".

Adeguarsi alla realtà delle cose. Si tratta di meditare sulla fragilità delle cose – che è anche la nostra – per abitare meglio questa realtà. Ammassare le ricchezze non è la soluzione. Il sudario non ha le tasche, direbbe il Papa. Gesù addirittura ci dice "Non potete serviere a due padroni". C'è una sola soluzione che ci suggerisce una preghiera del messale si tratta di "far buon uso dei beni che passano attaccandosi a quelli che restano". In altri termini si tratta di lasciar le cose come sono ne più ne meno. Il denaro non è un dio, non è fine a se stesso ma è un mezzo, assolutamente necessario ma un mezzo.

In fin dei conti bisogna capire che alla Provvidenza di Dio deve corrispondere la nostra prudenza. Notare la relazione tra le due parole. Ciò che Dio porta con la creazione, l'uomo deve portarlo ai suoi simili e alla creazione stessa. Dobbiamo però ricordare due cose: la contemplazione della passione e resurrezione del Signore ci insegnano fino a che punto arriva la Provvidenza del Signore, la cura che ha di noi e della sua creazione. E soprattutto bisogna ricordare che la Provvidenza divina si esercita spesso attraverso l'intermediario della nostra prudenza, cioè la nostra capacità di rispondere alle necessità che incontriamo, il nostro atteggiamento a discernere l'atteggiamento giusto, il gesto opportuno di condivisione di generosità e di perdono, la parola che in quel momento conviene.

Questo è l'insegnamento del Vangelo: servire il Signore è impegnarsi a far bene in tutta libertà di cuore. Occupati a fare il bene, andare incontro agli altri avremo meno tempo di pensare al domani....... D'altra parte è con un sorriso rassicurante che il Signore ci dice questa parola "A ciascun giorno basta il suo affanno".

[embed]https://youtu.be/7_qqG9iCAFw[/embed]  

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!