Liturgia

QUANDO PREGATE DITE… – XVII Dom. T.O.

 

Ci sono amici su cui si può contare anche per una necessità in piena notte. Con altri saremo esitanti. Gesù è realista , conosce la qualità delle amicizie umane. Sa bene i loro limiti. Non siamo perfetti neppure nell'amicizia. Anche nei confronti del padre si pone la stessa domanda anche se la sua esperienza con Giuseppe sarà stata ottima. Le nostre amicizie umane, così preziose e anche le relazioni familiari Gesù le utilizza, pur con le loro deficienze, per rivelarci cosa il Padre celeste può fare per noi. Non ha i nostri limiti e il nostro egoismo e ci dona ciò che ha di meglio "Lo Spirito Santo".

"Signore insegnaci a pregare!"Come gli apostoli anche noi lo chiediamo al Signore e Lui ci apre subito l' orizzonte della confidenza filiale e ci esorta "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Non si tratta di moltiplicare le parole come i pagani ma di affidarsi completamente con totale fiducia a Lui con la sicurezza di avere ottenuto quello che stiamo chiedendo. Quando pregate dite "Padre nostro..." Ogni preghiera che non trova un equivalente nelle domande del padre Nostro non è una buona preghiera , dice Sant'Agostino. Il Cristianesimo è tutto relazione con Dio per cui avere idee chiare sulla preghiera è indispensabile. Ogni nostro preghiera è ascoltata, se non fosse così Dio ci avrebbe imbrogliato. Dio non è lontano da noi ma abita dentro di noi,siamo abitati da Dio , per cui ogni nostro gemito e ogni lode è immediatamente percepita da Lui, non gli sfugge nessun atto di amore da parte nostra e a cui Lui risponde prontamente. Tutte le volte che dico "Ti saluto Maria..." Lei mi risponde "Ti saluto Giuseppe.. La Madonna che è dove è Dio mi sente ed essendo una Mamma molto educata mi risponde. Ovviamente noi siamo come i ragazzi, vogliamo tutto e subito e invece Dio nel suo amore e nella sua intelligenza seleziona le cose che sono per il nostro vero bene e ce le concede a momento opportuno. Non c'è da stupirci per la nostra urgenza e inquietudine dinanzi ai tempi di Dio, anche i Santi erano così. Si legge nel libro delle "Fondazioni" che Santa Teresa volendo fondare un monastero a Siviglia chiedeva con insistenza a Dio qualche ottimo benefattore. La Santa insisteva nella preghiera e invece del benefattore arrivò il Signore che gli disse "Teresa, ho capito! Dammi tempo." Anche Dio ha bisogno dei suoi tempi dovendo organizzare le cose con l'uomo. A noi chiede fiducia e abbandono totale. Dio non è un despota che decide le cose senza consultare i suoi amici. Ne è prova l' esperienza di Abramo raccontata oggi nella prima lettura . Noi siamo in una situazione privilegiata nei confronti di Abramo, non siamo soli a pregare ma lo facciamo sempre insieme a Gesù che sta dinanzi al Padre ad intercedere per noi e ad offrire Lui stesso le nostre preghiere. La preghiera dell'uomo è stata detta la "debolezza di Dio" ma anche "L'onnipotenza dell'uomo". Giorgio La Pira diceva che la preghiera è quel canale che unisce la debolezza dell'uomo all'Onnipotenza di Dio per cui la povertà dei mezzi umani compie opere possibili soltanto all'Onnipotenza di Dio. Gesù ci insegna a pregare trasformando i nostri gridi di aiuto in una preghiera filiale e ci fa pregare come prega Lui. Il nostro grido risuona nel cuore di Dio. Se sappiamo perseverare nella preghiera ritorna in noi con la dolcezza dello Spirito Consolatore. La nostra perseveranza ci renderà confidenti e torneremo su noi stessi aperti ai bisogni dei nostri fratelli con la dimensione dell'amore di Dio.

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QUANDO DIO S’INVITA – XVI Dom. T.O.

Oggi Dio parte in visita pastorale. Si invita a pranzo a Manbrè a casa di Abramo e Sara, e a Bethania da Marta e Maria. A Dio piace venire così, bussa alla porta, come dice l'Apocalisse, e far pranzo con noi. "Praticate l'ospitalità, ha permesso ad alcuni di accogliere gli angeli" ci dice la lettera agli Ebrei. La liturgia di oggi ci dice che Dio viene da noi perché la sua parola prenda carne nella nostra vita. Ascoltiamo l'insegnamento che oggi il Signore ci dona. Incontriamo Marta e Maria, le due sorelle che Gesù amava. Le ammira tutte e due e le trova complementari.

Marta , Marta! E' Marta che riceve Gesù nella sua casa, che gli apre la porta e che lo fa trovare a casa sua. In Marta c'è una vera apertura a Gesù. E questo conta ai suoi occhi. Ma ha un problema è "sequestrata"dalle molte occupazioni di servizio. E' presa dal servizio. Ottimo. Ma il suo servizio l'ha sequestrata e in questo sequestro non da più posto all'ascolto. Cosa chiede il Signore a chi cade in questa situazione? Il mio Padre Spirituale un giorno mi disse che il problema non è di scegliere tra il bene e il male ma tra il bene e il bene. Bisogna imparare a scegliere il vero bene senza lasciarci accaparrare da tutte le buone opere talmente numerose che distolgono dalla chiamata del Signore , scritta nel nostro desiderio più profondo. La parte migliore. Maria sta ai piedi del Signore e ascolta la sua parola. Agli occhi di Gesù è la parte migliore. Perché? Perché Dio vuol ricordarci che nell'ordine del Regno non ci sono soltanto delle cose da fare ma anche da ricevere. Non c'è soltanto qualcosa da pagare ma anche da accogliere come grazia. Facendo questo si fa un bell'atto di fede: Colui che è all'opera è Dio. "Mio Padre lavora e anch'io lavoro" ci dice Gesù e San Giovanni della Croce insegna "Non c'è che Dio che fa il bene". E' Gesù che salva, Gesù che santifica e noi dobbiamo imparare questa giusta passività dei figli di Dio che non è lassismo, ma entrare nel riposo promesso. Lavorare e "attendiamo la visita del Signore" dice il salmo. Maria(ad immagine della sua grande Omonima) è là, in questo luogo interiore che Gesù benedice. Dio non dipende da me! Gesù, rimproverando Marta vuol mostrare che Lui non dipenda da ciò che ha preparato. Gesù è libero e Marta ancora non lo sa. Ricordate gli apostoli che erano inquieti perché non avevano preso niente? "Gente di poca fade, no ricordate quando ho spezzato il pane per cinque mila persone?" e aggiunge "Temete il lievito dei farisei" che era l'errore di credere che la vita del mondo e la nostra dipenda da noi. Altre volte Gesù riprende gli apostoli che si preoccupano per lui e per loro stessi.. Il discepolo del vangelo sa che il bene dipende da Dio. Ecco l'insegnamento che il Signore ci offre oggi. Com'è la tua vita cristiana? Sei un attivo per Dio o un appassionato, un abitato da Dio che agisce per te e per il mondo intorno a te? Dalla risposta a questa domanda dipende la fecondità della tua vita. Se scegli la vera strada diventerai figlio in poco tempo. Dio prima di tutto: quando cerchiamo solo Lui è Lui stesso che agisce attraverso di noi facendo opere grandi giocando con la nostra povertà.

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FARSI PROSSIMO – XV Dom. del T.O.

Il prossimo. La lezione maggiore del vangelo di oggi è che non esiste un prossimo "a priori". Evidentemente ciascuno di noi ha i suoi prossimi: parenti, figli, vicini, colleghi ma questa prossimità non basta a fare di queste persone "il mio prossimo". La prova è che ci sono sposi che si odiano e fratelli che non si sopportano. Essere prossimo esige un trasferimento, una scelta libera anche quando si tratta di esseri più vicini.

A maggior ragione quando si tratta di persone lontane per razza, cultura, modi di vita e nazionalità. Sostituendo la nozione "farsi prossimo" a quella "avere un prossimo" Gesù aggiunge qualcosa alla legge: la compie e la surclassa. Questo compimento non è che la traduzione di ciò che ha fatto Dio stesso in Gesù Cristo, il Dio inaccessibile si è fatto prossimo, il giusto ha raggiunto i peccatori; "il cielo e la terra si abbracciano", il Dio della legge si rivela Dio-Amore. Un uomo. L'uomo della parabola è qualificato così"un uomo" un uomo qualunque, che sia giudeo, samaritano, romano, bianco o nero .... Gesù vuol farci capire che la qualità dell'uomo è sufficiente per farci fare le nostre scelte. La razza e la religione non hanno niente a che vedere. Poco importa che sia levita, samaritano, cattolico musulmano o buddista: solo colui che si ferma accede alla qualità di uomo perché raggiunge un altro uomo. Il samaritano che si ferma è più giudeo dei giudei: in effetti è lui che ha udito la parola della legge giudea sull'amore del prossimo. La questione del dottore della legge "Chi è dunque il mio prossimo" dimostra che si appressa a fare delle discriminazioni a etichettare di "prossimo" o "non prossimo". Non si comporta come figlio di Dio "Che fa cadere la piggia sui giusti e su gli ingiusti", che "ha voluto riconciliare tutti in Lui e attraverso di Lui(Cristo) sulla terra e nei cieli, facendo la pace con il sangue della sua Croce"(2 lettura).

Buona coscienza a buon mercato. Inventerei un altro personaggio che passa davanti al povero caduto nelle mani dei briganti. Colui che conosce bene il comandamento dell'amore del prossimo, che si ferma e parla così "Mi impegnerei ma sarebbe calmare la mia coscienza a buon mercato: il vero problema è politico: quando avremo organizzato una società, un mondo in cui c'è lavoro per tutti non ci saranno più ne aggressioni né ladri. Scusami ma sono già in ritardo per una riunione in cui studiare le riforme delle strutture ........ . Ha ragione, sicuramente "La carità"volta per volta non basta. Ma a forza di pensare "umanità" si finisce per dimenticare l'uomo. Si mortifica una cosa molto semplice, sempre nuova che è la pietà, questa mobilitazione di tutto l'essere dinanzi alla necessità. Quando una casa brucia bisogna spengere l'incendio e poi studiare il materiale ignifugo con cui costruire le case. L'uomo è là, ferito. La sua condizione è che noi ci facciamo prossimo. Ma è anche la nostra condizione e la nostra salvezza. Papa Francesco i dimostra in questo il vero maestro evangelico.

Il dottore della legge. Il Signore non lo dimentica. Gesù lo interroga come un alunno. "Quali dei tre è il suo prossimo?" Il dottore voleva risposte teoriche ed eccolo rinviato a livello della semplice umanità in cui non c'è ne giudeo né dottore .. Gesù non vuole umiliarlo ma entra nel suo problema di uomo. Così si fa prossimo, suo prossimo. Questo dottore si credeva giusto: conosceva la legge, l'amava e la faceva osservare in Israele. Gesù lo porta a capire che la vera giustizia esige una scelta: "Va e tu fai lo stesso". "Va" la fine dell'immobilismo, il frutto della Resurrezione.

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ESSERE DISCEPOLI – XIV Domenica del Tempo Ordinario

I settantadue. Tre sono le categorie di color che seguono il Signore: la folla, i discepoli e gli apostoli. Il testo di questa domenica ci parla della seconda categoria che viene presentata con delle qualità tutt'altro che trascurabili: sottomettono gli spiriti cattivi, cacciano i demoni, calpestano serpenti e scorpioni velenosi e i loro nomi sono scritti in cielo, cioè in Dio.

In breve : hanno potere di far venire il Regno e di porne i segni. Oggi si vede in generale in questo gruppo di settantadue persone che aiutano gli apostoli senza confondersi con loro la prefigurazione dei laici e della loro funzione nella chiesa. Perché no? Settantadue, sei volte dodici, è evidentemente una cifra simbolica. Sono i dodici in qualche modo moltiplicati. I messaggeri. I messaggeri precedono la venuta dello stesso Gesù. Hanno un po' la funzione di Giovanni Battista. Ciò che colpisce è la loro totale dipendenza da ciò che annunciano. Non hanno un messaggio proprio ne un programma, non sono che relazione tra Cristo e gli uomini. Questo spogliamento in vista del Regno è manifestato dal loro spogliamento materiale: "ne denaro, ne borsa ne sandali". Darebbero un'immagine sbagliata del Regno e condizionerebbero i loro uditori togliendo loro una parte della libertà. Anche Paolo respingere ogni forma di prestigio del linguaggio della sapienza per non sedurre: la seduzione non lascia gli uomini nella totale libertà. I destinatari del Regno devono essere messi dinanzi alla proposta del Regno tutta nuda perché possano pronunciarsi nella totale libertà. Lungi da non dover nulla a nessuno i messaggeri sono in condizione da dipendere da coloro a cui sono mandati in maniera che gli uomini possano dar un "bicchier d'acqua " in nome di Cristo e così entrare nella pratica del regno ancor prima di aver sentito la predicazione. La pace. Ciò che deve fare soprattutto il messaggero è di annunciare la pace. Ma di quale pace si tratta? Sicuramente la fine di un conflitto. E questo è espresso dall'immagine che " cammineranno su serpenti velenosi e su scorpioni". C'è un conflitto perché c'è un nemico e il nemico è satana (che significa avversario). Il discepolo viene ad annunciare la fine del regno dell'avversario dell'uomo. Essendo lui stesso nemico rende nemici gli uomini. Il discepolo si presenta come straniero, quindi come nemico, da conoscere , da studiare, che parla un linguaggio diverso. Questa è la distanza da eliminare. Non soltanto annuncia la pace del regno ma è la pace, nel momento stesso che annuncia mette l'interlocutore nella situazione particolare: accoglier l'inviato e rigettarlo, fare con lui la pace o la guerra. Così il contenuto del messaggio è vissuto concretamente nella relazione che si instaura tra il messaggero e colui a cui è inviato. L'evangelizzazione. Così l'annuncio della buona novella è una operazione complessa:consiste non soltanto nell'offrire un messaggio ma nello stabilire una relazione pacifica, di amicizia che è lo stesso contenuto del messaggio. In breve potremmo dire che è molto più semplice offrire l'amicizia e la pace ancor prima di spiegare la pace , le sue condizioni, la sua sorgente e le sue esigenze.

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CHI DITE CHE IO SIA? – XII Domenica del T.O.

Gesù prende risolutamente la strada di Gerusalemme. Ciò che lo attende a Gerusalemme è la croce. Prima di partire però Gesù da un assaggio di cosa sarà la sua gloria con la trasfigurazione , poi comincia ad interrogare su cosa pensassero di Lui. "il Messia di Dio" risponde Pietro per tutti, ma non dice niente dell'opera concreta di Gesù. Il Messia è un personaggio che deve prendere il potere, un potere universale perché le nazioni pagane convergeranno verso Gerusalemme. (Is. 60)

Gesù proibisce ai suoi di dire che è il Messia perché l'immagine di potenza e di grandezza potrebbe ingannare gli uditori. Nella risposta sostituisce l'appellativo Messia con quello di "Figlio dell'Uomo", personaggio misterioso di cui parla il libro di Ezechiele e di Daniele e che sarà investito della sua funzione alla fine dei tempi quando giudicherà il mondo. Così rinvia l'esercizio del poter fuori della storia. Gesù dirà a Pilato che il suo regno non è di questo mondo. Una domanda: questo passaggio dalla parola Messia a quella di "Figlio dell'uomo" vale anche per noi? Quanto valgono le nostre idee del trionfo della fede cristiana ora, adesso? Certamente il vangelo deve esser proclamato e accettato ma sopratutto questo :"Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua". Noi stiamo vivendo il tempo della Croce. La resurrezione, la realizzazione del Regno avverrà il terzo giorno, quello del ritorno del Figlio dell'uomo. "Bisogna che il Figlio dell'Uomo soffra". Questo è il programma di Gesù. Dalla Pasqua che abbiamo celebrato abbiamo l'immagine di Gesù che regna ma dalla Croce, attraverso la Croce, e sappiamo che sono state le circostanze , la cattiveria e la follia degli uomini a metterlo in croce ma Dio non è implicato in tutto questo affare? Se la Croce l'hanno drizzata gli uomini e Dio è innocente perché l'evangelista Luca ci ripete più volte "bisogna"? Non è implicata in qualche modo anche la volontà divina in tutto questo? Allora Dio vuole la sofferenza e la morte? No. Dio trova la sofferenza e la morte nel mondo che ci è stato affidato e che noi abbiamo fatto così come è. Noi abbiamo drizzato le croci e una volta che Dio ha deciso di venire tra noi a condividere la condizione umana non poteva fare altrimenti che condividere la nostra sofferenza; è per questo che "bisogna che il Figlio dell'Uomo soffra.... Che sia rigettato.." La Croce non è segno di un sadismo di Dio ma opera del suo amore accettarla e portarla anche lui. "Bisogna che Egli risusciti". Dio viene a condividere la nostra morte per parteciparci la sua vita. E' dal seme della morte di Cristo che sorge per noi la vita di Dio. La via delle resurrezione è la stessa via di Dio. Se Dio viene a sposare la morte dell'uomo per assumerla nella sua vita, anche noi assumendo la nostra morte sia quella finale che quella di tutti i giorni che si chiama rinnegamento e rinuncia, assumiamo la stessa morte di Cristo. " Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno e mi segua". Il cammino della vita passa di qui.

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SE QUEST’UOMO FOSSE UN PROFETA – XI Domenica del T.O.

Simone il fariseo vuol sapere se Gesù è un vero profeta. Di Lui si dicono cose diverse "nessuno ha mai parlato come quest'uomo". Chi è? Il profeta è colui che legge i cuori, che scruta gli esseri nella loro profondità. Ed ha ragione: Gesù è profeta che capisce la fede, generatrice d'amore che abita in questa donna. Per Simone è tutto semplice: ci sono coloro che commettono i peccati e coloro che non li commettono. Due categorie sociali costituite in qualche modo da peccatori professionali come i pubblicani e le prostitute. Simone crede al peccato ed è il peccato che determina il rapporto dell'uomo con Dio.

L'amore di Dio in risposta l'amore dell'uomo. Credere al peccato e credere all'amore: "due religioni". Soltanto bisogna capire che l'amore ha sempre a che vedere col peccato che è sempre mancanza di amore. E' quello che vuol mettere in evidenza il Vangelo.

Il debito. Il peccato è mancanza di amore, quindi assenza di ciò che dovrebbe esserci. Mancanza, deficit. Finalmente "debito" per questo il peccato ci proibisce di essere "al giorno". Curiamo l'immagine. Il perdono non si contenta di cancellare ma di ristabilire nella condizione di figli. Simone si ritiene senza debito o con un debito trascurabile. Ora, essendo sempre un debito di amore Cristo gli mostra che ha un debito catastrofico:non sa amare. Gesù glielo fa rilevare con tutti i richiami "tu non hai ... ": che esprime la mancanza di qualcosa che avrebbe dovuto esserci. Ma perché il fariseo manca di amore e s'ingolfa sempre più nel suo debito? Perché non sa che ha un debito e credendosi senza debito non ha coscienza dell'amore di Dio per lui. Aprirsi all'amore è preceduto dalla coscienza del nostro debito.

La parabola. La parabola dei due debitori ha bisogno di molta attenzione: Gesù parla di amore in termine di debiti, dunque di diritti, ed usa il linguaggio dei farisei. Ci introduce in una verità fondamentale: l'uomo non può amare per primo. Il suo amore è sempre riconoscente perché è lo stesso suo essere che lo riceve. L'amore gratuito esiste soltanto in Dio, il nostro è sempre motivato. Nella parabola c'è la remissione del debito che genera l'amore. Ma appare chiaro che è l'amore manifestato dalla donna che ottiene il perdono dei peccati. Dunque è vero il contrario. E Gesù precisa "Colui a cui si rimette poco, ama poco" Allora cosa viene prima l'amore o il perdono dei peccati?

Per rispondere a questa domanda bisogna rileggere il brano dall'inizio. Quando la donna è entrata sapeva chi era Gesù, aveva già risposto ali questione della sua identità. Sapendo che Gesù poteva salvarla e cambiare la sua vita essa è andata a manifestare la riconoscenza anticipata, a manifestare l'amore che corrispondeva all'amore atteso . "Quando domandate qualcosa , credete che lo avete già ottenuto e l'otterrete" (Marco 11,24). Avendo manifestato l'amore nato dalla sua fede, ne ottiene il frutto. Da cui l'ultima parola di Gesù "La tua fede ti ha salvato". Questo è il vangelo su la fede.

Ma Simone e i suoi invitati restano con il loro problema iniziale: "Chi è questo Gesù? Chi è quest'uomo?" La donna definita peccatrice è qualificata come credente. Quanto a Gesù appare come colui che perdona i peccati. Tutto avviene all'interno della donna e che Gesù constata. Ovviamente niente sarebbe avvenuto se Gesù non fosse stato là, presenza umana, incarnazione dell'amore di Dio. Ed è a lui che la donna prodiga i segni dell'amore per Dio. Tutto finisce con la parola "Va" Il verbo del movimento, del cammino , che è il modo di dire Resurrezione.

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IL FIGLIO MORTO – X Domenica del T.O.

La liturgia di oggi ci invita ad entrare nella sofferenza di due vedove che hanno perduto il loro figlio. E' ciò che fa Gesù e ciò che fa Dio. Nel Cristo si riconosce nel figlio morto. I dettagli della donna parlano chiaro. E' vedova e quello era il suo "unico Figlio".

Per lei il figlio è "tutto ciò che gli resta". Era la presenza di suo marito, il testimone del loro amore. Era la sua ragione di vita e l'unico appoggio. Come l'altra vedova di Luca "era tutto ciò che aveva per vivere". Cosa gli resta per vivere? Il vangelo ci dice che "Gesù ebbe pietà di lei". Quella pietà è la stessa pietà di Dio dinanzi alla nostra debolezza, dinanzi alla nostra morte.

Gesù si ferma. Siamo in presenza di due folle in cammino. Una gioiosa che accompagna Gesù e va verso la città, luogo della vita, l'altra nella tristezza che va verso il cimitero, luogo della morte. A questa frontiera tra la vita e la morte le due folle si incontrano e si fermano. Perché Gesù si ferma. E' come se impedisse alla folla di proseguire passando accanto alla sofferenza voltando la faccia dall'altra parte per non vedere. Dio non passa oltre e impedisce di farlo anche a chi cammina con Lui, chiunque è suo discepolo. Anche la folla della tristezza si ferma perché Gesù è venuto per essa , per fermare il cammino che va alla morte. Viene, si ferma e rimane - tre giorni - nel luogo della morte degli uomini. Lo strano gesto di Elia che si stende tre volte sul corpo del morto, non ha altro senso che di mimare la propria morte facendo corpo col cadavere. La pietà di Dio non si contenta di condividere ma libera.

La visita di Dio. Nelle parole della vedova della prima lettura c'è ancora qualche illusione. Il profeta che parla e agisce in nome di Dio è visto come quello che viene a "ricordare i peccati" e a "far morire". Alla fine la vedova capisce che è la vita dell'uomo il segno della presenza di Dio. "Ora io so", disse la donna, ma finchè vedeva Elia dinanzi al figlio morto non poteva credere che "la vera parola del Signore era sulla sua bocca". Presentiva che Dio era dalla parte della vita ma doveva fare l'esperienza della resurrezione perché quel presentimento diventasse fede. Abbiamo l'abitudine stessa di incolpare Dio del male che avviene "Perché Dio lo ha permesso? "Oppure "Dio ha voluto questo". Pessima maniera di concepire l'azione di Dio nel mondo. In verità Dio - la vita - viene ad abitare la nostra morte e a farla servire alla crescita della nostra vita. "Dio ha visitato il suo popolo" (3 lettura) e questa visita, come all'inizio del mondo e come sempre, fa sorgere la vita.

Il cammino da percorre. li cammino fatto dalla vedova che vede la mano di Dio nella morte per vederla infine nella vita, dobbiamo farlo anche noi. Abbiamo una cattiva immagine di Dio che ce la portiamo fin dalle prime pagine della Bibbia che comincia col sospetto su Dio (Genesi 3). Bisogna arrivare alla Resurrezione perché sia ristabilita la verità su Dio. Leggendo tutta la Bibbia si passa dalla paura alla fede. Questo è il cammino che ci è proposto.

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FESTA DELL’EUCARESTIA

Tra i sette sacramenti c'è n'è uno l'Eucarestia che si chiama Santisimo Sacramento. Perché questa espressione disueta? Perché in qualche modo l'Eucarestia è il Sacramento dei sacramenti, tuti gli altri non fanno che particolareggiare quello che l'Eucarestia è tutta la pienezza in quanto l'Eucarestia rende presente la Pasqua di Cristo, cioè l'avvenimento fondante la liberazione dell'uomo e della creazione condotta al suo termine. Don Giuseppe Dossetti nella Piccola Regola della sua Comunità ha sintetizzato in poche parole ciò che è l'Eucarestia.

" Il Mistero è l'Eucarestia del Cristo, nella quale è tutto: tutta la creazione, tutto l'uomo, tutta la storia, tutta la grazia e la redenzione: tutto Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: per Gesù, Dio e Uomo, nell'atto operante in noi, della sua morte di croce, della sua risurrezione ed ascensione alla destra del Padre, e del suo glorioso ritorno" Gesù per fare il sacramento della sua vita offerta prende il pane e il vino in quanto portatori di un forte simbolismo. li pane significa la vita, - è il segno di tutti i possibili nutrimenti - e il vino significa tutto ciò che nella vita sorpassa la vita - la semplice sussistenza - è il sovrappiù, la gioia di vivere. IL pane e il vino sono cose che si consumano, che si distruggono per vivere e non è indifferente il fatto che sono frutto della terra e del lavoro dell'uomo (il lavoro è anche la vita). E' dunque tutta l'esistenza umana che è assunta nel sacramento. Quando Cristo li assume son già carichi di storia, il pane richiama il pane misterioso della manna, pane che viene da Dio e che nutre il popolo nel cammino verso la liberazione. Se il pane e il vino diventano corpo e sengue di Cristo si può anche dire inversamente che il corpo e il sangue di Cristo diventano pane e vino, così Dio diventa il vero nutrimento dell'uomo. Noi siamo dei "consumatori di Dio" ed è così che Dio ci partecipa la sua vita. La manducazione è seguita dall'assimilazione, così anche nell'Eucarestia, non siamo noi che assimiliamo l'Eucarestia ma è l'Eucarestia che assimila noi, è infatti il maggiore che assimila il minore. E' dopo aver mangiato l'Eucarestia che possiamo dire in verità quello che diceva San Paolo "Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive i me". Non c'è niente di più grande dell'Eucarestia. "Avete l'Eucarestia, avete tutto" diceva Giuliano Eimard, perché l'Eucarestia è Cristo stesso: L'Eucarestia è Cristo e Cristo è l'Eucarestia. "L'Eucarestia è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana" che è stata affidata alla chiesa perché la trasmetta e la condivida, un tesoro non da inventariare ma da scrutare continuamente perché in esso si rivela l'amore di Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio". Di questo tesoro San Paolo ha preso parte alla sua trasmissione che non significa trasmettere delle parole ma la vita stessa: la vita stessa che Cristo ci dona col suo sacrificio "La mia vita nessuno me la prende ma sono io che la dono", è la vita del Risorto comunicata e che anima la Chiesa "lo sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". Ecco il tesoro della Chiesa: la vita di Dio. Da tutte la chiese oggi escono processioni solenni per dire la nostra fede in Dio presente nell'Eucarestia. La processione è segno di questa trasmissione, la trasmissione della vita che abbiamo ricevuto , che vogliamo trasmettere e che ci rende capaci di farci tutto a tutti come Gesù ha dato tutto se stesso per noi. L'Eucaresti diventa Caritas, assistenza ai bisognosi, accoglienza degli emigrati, ricerca affettuosa dei bisognosi alle periferie dell'umanità, centro propulsore di quell'ospedale da campo che è la chiesa. [embed]https://youtu.be/CFInexZtQQA[/embed]

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PENTECOSTE 2016

Oggi nasce la chiesa. La Pentecoste è il compleanno della Chiesa. Gli apostoli spaventati si trovavano , insieme alla Madonna, nel cenacolo quando alle nove del mattino si verificò un fenomeno strano: una scossa di terremoto, l'apparizione di fiammelle di fuoco su la testa di ciascuno di loro ma soprattutto una trasformazione interiore: la loro paura si trasformò in coraggio e sentirono la necessità di uscire ad annunciare che Gesù, che avevano crocifisso, è il Signore. Cosa era accaduto? Dio aveva dato l'anima quel gruppo di amici di Cristo ed erano diventati la Chiesa.

Sant'Agostino dice che fino a quel momento la chiesa era come quel pupazzetto di creta che Dio aveva fatto con le sue mani e su cui alitò infondendogli l'anima . Nel giorno della Pentecoste Dio diede l'anima alla Chiesa , un'anima che non lascerà mai quel corpo per cui la Chiesa vivrà per sempre. Oggi godiamo della Chiesa, siamo felici di essere chiesa e riflettiamo sulla Chiesa. E' prima di tutto un dono di Dio fatto all'umanità. Non è un peso che limita la libertà dell'uomo come pensa un certo laicismo, ma un gruppo di amici di Cristo mandati nel mondo per perdonare i peccati e insegnare la misericordia. Non ha come scopo fabbricare chiese e strutture materiali ma costruire tra gli uomini legami che salgono fino alla fedeltà di Dio. La chiesa è l'anima del mondo. Proprio perché è l'anima del mondo vive in esso come "un ospedale da campo" a lenire le ferite degli uomini che attraverso l'egoismo si fanno del male. E' ridicolo vedere osservatori preoccupati per la sussistenza stessa della chiesa, valutando l'influenza del cristianesimo nella società"postmoderna ! La chiesa non è il supermercato della religione preoccupata di far crescere la sua clientela verso i propri magazzini religiosi, è invece dono dello Spirito Santo che fa crescere le comunità su un fondo di carità e di speranza e così fa nascere la fede. La chiesa non è una multinazionale, una "setta ben riuscita" come hanno detto anche da poco , ne un'impresa in pericolo di cui preoccuparci ma una maternità, un luogo di nascita e di crescita dove crescono i popoli di tutte le lingue in cammino verso il Dio Vivente e la solidarietà di tutti i figli di Abramo. La chiesa non è in pericolo: Gesù ama la sua chiesa e il Padre non ritira lo Spirito Santificatore. La chiesa passa attraverso la storia con i suoi martiri e tra i suoi nemici che fanno ridere Dio. La chiesa siamo noi e il luogo in cui abita lo Spirito Santo è il nostro cuore e rinnovando il cuore dei credenti lo Spirito fa crescere la Chiesa. La Pentecoste ci impegna ad ascoltare lo Spirito che ci abita, a fare quello che ci suggerisce, a realizzare il Vangelo e rendere felice Cristo Gesù che vuol vedere " davanti a se la sua chiesa senza ruga e senza macchia, santa e immacolata" Giovane e purissima, tutta protesa al di fuori di se per salvare l'uomo, immagine e modello della nuova società secondo Dio. La pentecoste di questo 2016 ci fa guardare alla chiesa come alla città posta sul monte a cui tutti guardano. Francesco non è soltanto la persona più popolare gradita a livello universale ma il vero capo spirituale dell'umanità, il Padre spirituale anche di tanti che non credono. Cristo ha promesso di pregare per Lui e si vede da chi è sostenuto. Dio è fedele e la chiesa vive della sua Fedeltà.

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ASCENSIONE DEL SIGNORE – VII domenica di Pasqua

Gesù se n'è andato. Ciò che noi chiamiamo ascensione è una partenza. Il passaggio da una presenza ad una forma di assenza. Il Cristo resta con noi fino alla fine dei tempi, ma questo con noi è percepibile soltanto attraverso la fede. I discepoli sentono talmente questo vuoto, questa assenza che Gesù ha dovuto dire "non vi lascerò orfani".Comincia l'ora di "credere senza vedere". Gesù occupa ormai totalmente l'orizzonte della vita degli apostoli, hanno percepito che nemmeno la morte può separarli da Lui e in quel momento se ne va abbandonandoli a loro stessi e alla loro libertà. Che cosa fare? Mettersi in cammino per raggiungerlo dove è andato. Cosa ci insegna l'Ascensione del Signore? La nostra patria è lassù dove è andato a prepararci un posto. Non siamo fatti per la terra ma per il cielo. Uno dei guai più grandi di oggi è di pensare poco al Paradiso vivendo come se dovessimo vivere sempre quaggiù. "Non ho mai visto un funerale seguito da diversi camion carichi di tutto quello che possedeva il morto che se lo portava con se"Ha detta Francesco. Il cristiano non può non avere nel cuore la nostalgia del Paradiso dove si compiranno tutti i nostri migliori desideri. E pensare al paradiso non aliena dall'impegno sulla terra facendo della religione l'oppio degli uomini , come diceva Karl Marx, ma si raggiunge il cielo nella misura i cui si lavora per realizzare "come in cielo sulla terra. Per questo l'Ascensione del Signore è anche La festa dell'impegno cristiano.

Prima di partire Gesù ci ha detto "Andate in tutto il mondo ad annunciare il mio Vangelo" che significa"Cambiate il mondo col mio Vangelo. Quando torno voglio trovare le cose cambiate. Ho cominciato il cambiamento e vi ho insegnato il modo di farlo: ora tocca a voi". La potenza della sua resurrezione è donata a noi per raggiungerlo alla destra del Padre e per annunciarlo a tutti gli uomini perché tutti lo riconoscano e scoprano la pienezza di Cristo. Gesù è il Re dell'universo ma tutti gli uomini devono liberamente riconoscerlo e accettarlo accogliendo il Vangelo che dobbiamo loro annunciare. Questa missione non è facoltativa, è necessaria per il "compimento totale di Cristo".

L'Ascensione è anche la festa della umanità. Oggi una natura umana come la nostra è entrata della Trinità. Quel corpo che è stato crocifisso e risuscitato Gesù non lo ha lasciato in terra ma lo ha portato con se. Sapere che un corpo è nella Trinità ci rivela la grande dignità a cui è chiamato anche il nostro corpo mortale ed è per questo destino divino che non può essere profanato col peccato o disprezzato attraverso le varie forme di schiavitù o abbattuto quello di un animale attraverso i'aborto o altre forme di manipolazione genetica: il nostro corpo ha un destino eterno. Ricordo la preghiera di don Tonino Bello dinanzi ad un barbone ubriaco che aveva portato a dormire nel suo episcopio e che contemplandolo nell'abbandono ma anche nella bellezza del sonno diceva : "Lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato". "Oggi sono felice perché Gesù è felice" Scriveva Charles de Foucaul il giorno dell'Ascensione. Nostalgia, impegno, gioia sono i tre sentimenti che pervadono il cuore del cristiano vedendo tornare Gesù alla casa del Padre.

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