Liturgia

10 agosto – DICIANNOVESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO A

VANGELO

Dal vangelo secondo Matteo (14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’ altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Incontrare il Mistero

 Due forze, apparentemente inconciliabili, dominano questa domenica di vacanze estive: la tempesta ed il silenzio. Si tratta di due racconti altamente simbolici che si illuminano a vicenda e che parlano del mistero di Dio mescolando questi due temi.

Quando il profeta Elia giunge al monte Oreb, per rinforzare l’Alleanza del suo popolo con Dio, si aspettava di incontralo nel tuono e nel fulmine, come era successo ai tempi di Mosè. Ma Dio nel suo mistero insondabile non corrisponde all’immagine che se ne era fatta il profeta: Dio infatti si manifesterà nella brezza silenziosa del giorno.

Dopo questo incontro nel silenzio però, il profeta verrà spinto di nuovo verso i rumori ed il caos della vita, in mezzo al suo popolo. Anche là dovrà riconosce la presenza di Dio ed additarla agli altri.

Il lungo cammino  nel deserto e l’incontro con Dio non erano altro che una tappa nel camino di scoperta della multiforme presenza di Dio nella vita dell’umanità.

Anche Pietro affronta il tumulto dei flutti, ma la paura fa svanire la sua fede e ben presto comincia ad affondare. Gesù gli tende la mano.  Quando finalmente sono sulla barca i vento improvvisamente cessa e si fa una grande silenzio sulle onde e sul mare.

Siamo di fronte ad un secondo racconto, ricco degli stessi simbolismi. Gesù che cammina sul mare manifesta il suo divino potere sulle potenze della morte.

Infatti il mare, nella Bibbia, rappresenta il mondo del caos, delle potenze infernali, della morte. Camminare sul mare significa dunque la vittoria sulla morte, cioè la risurrezione di Cristo. Matteo sottolinea che si tratta di una vera risurrezione e non dell'apparizione di un fantasma.

Di fronte a questa rivelazione del mistero di Dio i Cristo, Pietro rappresenta il discepolo credente, guidato però da una fede incompleta. Egli ha fiducia nel Signore, tanto che si getta nell'acqua per andare incontro a Gesù. Ma non appena ritiene che questo sia possibile per la sua forza e le sue capacità ben presto affonda.  Forse c'è qui anche un avvertimento ai responsabili della Chiesa; il loro potere sulla morte è incerto; solo il Cristo risorto lo possiede e lo può comunicare a loro. Dopo aver focalizzato il suo racconto unicamente su Gesù e Pietro, Matteo lo estende ora a tutti i credenti che sono nella barca della Chiesa. Essi si prostrarono davanti a Gesù. Si tratta evidentemente di un gesto ben poco verosimilesu una barca da pesca in pieno mare. E’ piuttosto un gesto liturgico, che ricompare anche a conclusione del vangelo di Matteo (Mt 28,17). Con esso l’evangelista intende dimostrare in che modo i discepoli hanno espresso la loro fede nel Figlio di Dio. Tanta solennità si spiega bene perché è la prima volta, in Matteo, che gli uomini rivolgono a Gesù una simile professione di fede, prima il titolo era stato usato soltanto dai demoni. Con questa professione di fede giunge finalmente la pace sul lago, segno di una pace e di un appagamento ben più prezioso nei cuori degli uomini.

Con immagini vive e potenti ci viene detto che in Gesù è possibile incontrare Dio a sua potenza. Chi lo accoglie nella sua vita accoglie anche il silenzio e la pace. In mezzo alla confusione ed ai rumori delle vita di oggi l’uomo di fede, nella calma del cuore, continua l’attraente avventura di incontrare il Signore.

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3 Agosto – DICIOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO A

VANGELO Dal vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Beati gli invitati alla mensa del Signore.

 

La prima cosa che colpisce immancabilmente l’attenzione di fronte al racconto della moltiplicazione dei pani è l’aspetto meraviglioso di questo miracolo. Matteo sembra sottolinearlo indicando alla fine “erano circa  cinquemila  uomini,  senza  contare le donne e i bambini”. Ma la lettura del vangelo dovrebbe averci insegnato che Gesù non fa mai qualcosa solo per stupire, per il gusto del meraviglioso, o per mostrare la sua divinità “a suon di miracoli”. In questo vangelo il confronto è in definitiva tra gli apostoli a Gesù. I discepoli vorrebbero mangiare a tavoli separati: uno per Gesù ed i dodici con i cinque pani ed i due pesci, e gli altri per la folla, che deve andare nei villaggi a procurarsi da mangiare. Gesù invece vuol invitare tutti alla sua mensa e non si lascia spaventare dalle apparenti difficoltà del progetto: è troppo importante il valore che vuol comunicare per farsi fermare da problemi logistici! Ma perché dare tanta importanza da un semplice pasto? Nella nostra cultura occidentale la tavola è difficilmente condivisibile con tutti. E’ riservata alla famiglia, agli amici, alle persone particolari, che vengono accettate nella propria intimità. L’uso orientale di considerare l’invito del visitatore occasionale come una cosa non solo doverosa, ma quasi automatica, ci appare strano. Paura che ci manchi il necessario? O soprattutto che una tavola poco ricca ci faccia sfigurare? Erano i timori anche degli apostoli, ma Gesù dimostra con il suo miracolo che queste cose non debbono fermarci, c’è un valore più grande da ricercare. A volte il timore dell’invito è più profondo. Mangiare assieme è dono di una parte della propria vita. Ciò è possibile e spontaneo solo con persone accettate e familiari. Anche i discepoli forse non erano estranei a questo sentimento. Estendere troppo la comunione di vita e di mensa che solo loro avevano con Gesù poteva significare perdere un privilegio. Quante volte le nostre famiglie, i gruppi o le intere comunità cristiane si dimostrano ammalate di questo pericoloso virus: la chiusura all’accoglienza. Gesù rigetta con forza questa tentazione. Spezza le barriere che il mondo o anche i suoi discepoli erano tentati di costruire. Barriere addirittura religiose! Al tempo di Gesù un buon ebreo, per non contaminarsi ritualmente, non si sarebbe mai seduto a tavola con un pubblicano, un peccatore riconosciuto o un pagano. Gesù va invece verso tutti, chiede di condividere generosamente quello che si ha. Così fa sorgere il nuovo mondo annunciato ed atteso dai profeti. A questo punto giunge il miracolo, come un segno divino di conferma e di gradimento. Non si tratta di togliere la fame per un giorno a tanti che il giorno seguente avrebbero avuto di nuovo il problema del cibo, ma di offrire un segno chiaro di ciò che Dio vuole da noi. E’ molto più religiosa una tavola condivisa, che la purezza di chi si separa non solo dal peccato, ma anche da suo fratello peccatore. In questo nuovo mondo tutti vengono saziati con il pane, ma ancor più con l’amore. Il regno di Dio è esattamente il rovescio di una umanità dove predomina il principio: “Ognuno per sé”.

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20 luglio – SEDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO A

VANGELO

Dal vangelo secondo Matteo (13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Diventare buon grano

Gesù ha proclamato il Regno di Dio, ma non è stato ascoltato e  la sua parola ha provocato ostilità. Tuttavia almeno alcuni hanno accolto la parola di Gesù e vogliono comprenderla. Questo significa il minuscolo granellino di senapa che è stato piantato e prima o poi diverrà un grande albero, o il pugno di lievito che farà fermentare tutta la massa della farina. Con la parabola della zizzania che segue, troviamo sostanzialmente lo stesso schema della parabola del seminatore: prima una parabola principale, rafforzata da due più piccole, che viene raccontata alla folla. Poi una riflessione sull'insegnamento in parabole. La folla non comprende le parabola, i loro cuori non sono interessati a fare quello sforzo di comprensione che la parabola richiederebbe ed allora Gesù lascia la folla. Infine Matteo ci presenta una rilettura delle parabola fatta dalla comunità cristiana e presentata come destinata ai discepoli, immagine di coloro che sono disposti allo sforzo di attenzione e comprensione perché la Parola possa fruttificare.

Il problema fondamentale della parabola della zizzania è riassunto nella domanda che i contadini rivolgono al padrone del campo: perché c'è zizzania mescolata con il buon grano? Perché nel mondo c'è il male? Perché i malvagi prosperano insieme ai buoni in una apparente ingiustizia che Dio permette? Secondo le aspettative dei giudei con la venuta del Messia e l'instaurazione del regno di Dio i malvagi sarebbero spariti dalla faccia della terra insieme con ogni forma di peccato. I primi cristiani si pongono dunque la domanda: se Gesù ha portato la salvezza, perché ancora nel mondo c'è il male, il peccato ed i peccatori? La risposta della parabola è che bisogna aspettare fino al momento della mietitura, solo allora la zizzania verrà eliminata definitivamente, bruciata nel fuoco. Il Regno di Dio è venuto e le parole e le azioni di Gesù lo manifestano chiaramente, ma sta ancora appena germinando, come un piccolo granello di senapa o un po’ di lievito. È necessario attendere con pazienza fino al compimento pieno delle promesse di Dio. Non dobbiamo lasciarci sconcertare dall'apparente debolezza ed insignificanza dell'opera di Dio nel mondo, il risultato sarà certamente superiore ad ogni attesa.

Come già con la parabola del seminatore, la rilettura ecclesiale della parabola della zizzania, riportata dalla sua spiegazione ai discepoli, cambia un po’ la prospettiva. L'accento è posto sulla responsabilità dei cristiani chiamati ad operare il bene e soprattutto a spingere il mondo verso il bene. La zizzania diventa allora il comportamento di quanti danno scandalo e spingono con ciò al male, mentre il buon grano diventa il cristiano che ama il suo prossimo spingendolo al bene e correggendolo dai suoi errori. Non è possibile raggiungere il premio del regno preoccupandosi solo della nostra salvezza personale. Questa salvezza passa anche per la salvezza dei fratelli che incontriamo nel cammino e che possiamo spingere al bene o al male.

Nella spiegazione della parabola si evoca un aspetto proprio della vita sulla terra e che nell'immagine originaria del grano e della zizzania non è contemplato. Il buon grano non può infatti diventare zizzania, né la zizzania diventare buon grano; ma nella vita concreta la pazienza di Dio verso i malvagi, unita alla testimonianza ed al buon esempio dei cristiani, possono far sì che chi è stato seminato nel male si converta e porti un frutto buono. E' però purtroppo anche possibile che il male attorno a noi ci corrompa, quindi la vigilanza resta fondamentale nello stile di vita del credente in Cristo.

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25 maggio 2014- SESTA DOMENICA DI PASQUA A

VANGELO Dal vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

Parlare di amore è riferirsi ad una realtà multiforme. Quando Gesù chiede di amarlo, a quale aspetto dell'esperienza dell'amore umano fa riferimento? Il vangelo di Giovanni non lascia spazio a sentimentalismi da romanzetti rosa: "se mi amate osserverete i mie comandamenti!". L'amore è infatti la forma più radicale di affidamento, di consegna senza riserve di sé alla volontà dell'altro che si sperimenti sulla terra. (altro…)

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18 maggio 2014 – QUINTA DOMENICA DI PASQUA A

VANGELO Dal vangelo secondo Giovanni (14,1-12)

 

In questo periodo post-pasquale continua la rivelazione del mistero di Gesù. Nel strada della salvezza Gesù è il pastore che ci guida, è la porta dell'ovile attraverso cui necessariamente dobbiamo passare, è la stessa via che dobbiamo percorrere per giungere alla meta: l'incontro col Padre. Il testo di questa domenica vive e si muove tra simboli spaziali che interagiscono e si illuminano a vicenda. (altro…)

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11 maggio 2014 – QUARTA DOMENICA DI PASQUA A

VANGELO Dal vangelo secondo Giovanni (10,1-10) Il cap 10  del vangelo di Giovanni si apre con una similitudine complessa: quella del recinto, del pastore e delle pecore, la cui spiegazione offerta da Gesù, appare piuttosto una complicazione. E' bene procedere con ordine leggendo la prima parte e solo dopo la spiegazione che Gesù ne offre. (altro…)

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4 Maggio 2014 – TERZA DOMENICA DI PASQUA A

VANGELO Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35) Di tutte le strade del Vangelo la via di Emmaus è quella che più di tutte mostra i caratteri della modernità. Come non sentire vicina alla nostra epoca questa strada percorsa da due discepoli tristi e disillusi, spesso capaci solo di rimproverarsi a vicenda, tanto distratti dalle loro preoccupazioni da non accorgersi che Gesù stesso si è avvicinato e cammina con loro. (altro…)

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27 aprile 2014 – DOMENICA IN ALBIS – Anno A

VANGELO

Dal vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». (altro…)

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20 aprile – DOMENICA DI PASQUA Anno A

VANGELO Dal vangelo secondo Giovanni (20,1-9) Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». (altro…)

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13 aprile – DOMENICA DELLE PALME Anno A

VANGELO Passione secondo Matteo (26,14-27,66)   Per comprendere il racconto della passione é necessario partire da una domanda che sembra strana: Perché gli evangelisti hanno raccontato la Passione? I primi cristiani infatti erano coscienti che il fatto importante da tramandare ai posteri era la Resurrezione di Gesù. Essi si sentono Testimoni della resurrezione e sanno che Gesù ci ha salvati soprattutto vincendo la morte con la sua Resurrezione. (altro…)

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