Liturgia

La Famiglia di tutti (Solennità della SS. TRINITA’)

Un giorno mio nipote domandò: “Mamma, Gesù si chiama Gesù o Dio?”. La madre prontamente replicò: “Quando viene zio lo chiedi a lui”. La mia risposta fu semplice: “Tu come ti chiami?”. “Enrico Sarti” fece mio nipote; ed io spiegai: “Così come Enrico è il tuo nome e Sarti il tuo cognome, Gesù è il Suo nome e Dio il Suo cognome”.

Gesù appartiene alla famiglia di Dio. Egli ha due famiglie, proprio come noi. La prima che si trova in Cielo e si chiama Trinità, formata da tre persone: il Padre ed il Figlio, e lo Spirito Santo. L’altra che abita la terra, la terra di Nazareth, formata da Giuseppe e Maria, e da Lui. Quando siamo stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo siamo entrati a far parte anche noi della famiglia di Gesù con tutti i diritti. Siamo divenuti figli ed eredi di Dio. Ma andiamo per ordine: tutte le domeniche è la festa della SS. Trinità, ma solo una volta l’anno la Chiesa vuole che pensiamo particolarmente alla famiglia da cui veniamo, perché è l’immagine su cui siamo stati creati ed il modello a cui deve guardare il mondo. La dottrina sociale dell’uomo è la Trinità. La Trinità rimane un mistero: un mistero che però ci illumina. Dio è uno, ma trino. Sembra assurdo, invece è nella logica dell’Amore. Dio è l’amore nella sua perfezione, nella sua totalità e pienezza. L’amore che si dona e si riceve interamente. Se Dio è questo, di certo non può essere un solitario, uno isolato, chiuso in se stesso. Che Dio triste sarebbe!. In Dio l’amore circola, dialoga e comunica, condivide e riunisce, irradia e concentra; in una parola: vive! In Dio c’è unità e diversità, e lo sappiamo bene che la bellezza dell’unità sta nelle diversità che si uniscono. L’unità non è un monoblocco, ma la comunione di realtà distinte. Questa è l’immagine di una famiglia, di un gruppo di amici, di una comunità. In Dio c’è la perfetta unità e perfette diversità. Ma andiamo avanti. Per poter vivere ed amare nella Verità bisogna che ciascuno sia veramente se stesso, abbia cioè una reale personalità, ben caratterizzata, maturata. Ma più si ama e più si è uniti, ecco allora il paradosso: più si è uniti e più ci si arricchisce personalmente. Al sommo di questa ascensione di amore c’è Dio nelle sua perfezione: uno e trino. Sono come tre fiamme che bruciano in una sola. Facciamo parte della famiglia di Dio come figli ed eredi. Essere figlio è uscire da una mentalità di schiavitù, di sottomissione infantile che produce paura verso uno spirito nuovo, quello dell’assoluta confidenza e della più piena libertà. L’immagine è enorme: essere figli di Dio è l’origine della nostra dignità. Sono figlio di Dio, e questo significa tutto per me!. Essere eredi è ancora più sconvolgente. Eredi di Dio, cosa vuol dire?. San Paolo dice “Tutto è vostro!”. Eredi, dunque attori di questo mondo, creatori col creatore, collaboratori di Dio. Se siamo eredi siamo anche responsabili. C'è da impegnarsi, perché questo è il nostro bene più grande e dobbiamo farlo fruttare a servizio dell’Amore. Dove abita la Trinità. Un mistico Islamico ci dice quello che ripete san Paolo: “Colui che il cielo e la terra non possono contenere, si degna di abitare nel cuore di coloro che lo amano”. Il tuo cuore è la casa della Famiglia di Dio. Dio ti attende lì, e ti aspetta per incontrarti ed essere la tua Felicità. Buona Domenica qui per videocommento

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LA PIENEZZA

Ecco tutto quello che Gesù ha fatto:  si è incarnato nel seno di Maria, è nato povero a Betlemme, è vissuto trent’anni a Nazareth, ha predicato e faticato per tre anni; ha sofferto la Passione, è morto in Croce, è risuscitato dai morti ed è asceso al cielo unicamente per donarci lo Spirito Santo.

videocommento

Ma cos’è, chi è lo Spirito Santo?.

     Lo Spirito Santo è Dio, anzi, per meglio dire, appartiene alla famiglia di Dio che è la famiglia divina di Gesù. Questa famiglia è fatta di tre persone: un Padre, un Figlio, e lo Spirito Santo giustappunto. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono, come si penserebbe, un Io, un Tu ed un Egli , ma un Io, un Tu ed un Noi.

      Quest’ultimo è il Noi che lega il Padre al Figlio: l’Amore. L’immagine è semplice: ricordi come è nato il rapporto con tua moglie o tuo marito? La conoscenza diventò amicizia, e l’amicizia crebbe fino a non considerarvi più come due persone separate, ma come una cosa sola; ad un certo momento non dicevi più “io e lei” oppure “io e lui”, ma “noi”. Non dicevi più “il mio ed il suo” bensì “il nostro”. Addirittura gli altri per indicare uno dei due dicevano “voi”.

      Era nato l’amore. Eravate diventati “Noi” pur rimanendo un “Io” ed un “Tu”.

      Il Padre ed il Figlio sono sempre stati “Noi”. Ecco chi è lo Spirito Santo: l’amore che lega il Padre al Figlio, da sempre e per sempre. Per questo l’amore è eterno, infinito: perché il primo Noi nella storia della Salvezza fu quello di Dio.

      Cinquanta giorni dopo la sua Resurrezione, Gesù insieme con il Padre, aprì le porte della Casa Celeste e ci invitò ad entrare, a divenire cioè parte della loro Famiglia; a sentirci figli di Dio.

      Il Padre ed il Figlio hanno lasciato che il loro “Noi”, ovvero la loro Vita, il loro Amore, discendesse sul mondo. Avvenne una nuova creazione, fu data l’anima all’umanità. La potenza stessa di Dio è entrata nel mondo. E dove si è posata?. Di certo non è rimasta sospesa in aria, ne si è chiusa in una istituzione, ma ha trovato dimora presso il cuore di quanti credono. Per fare cosa? Per trasformare il mondo col Vangelo. E questo attraverso un processo ben preciso: convertire il cuore di ogni uomo, e dal cuore plasmare la persona tutta, orientando ogni sua scelta; e per mezzo delle scelte di ciascun individuo, sanare le scelte collettive. E' così che si opera il cambiamento sociale, poiché la società è destinata a diventare cristiana. Di questo progetto il Padre è l’autore, il Figlio il modello, e lo Spirito Santo il realizzatore.

      Questa avventura comincia nel cuore dell’uomo, dove lo Spirito Santo è presente ed agisce con delicatezza divina: non spinge, non esplode, ma anima; non urla ma suggerisce affinché sia la volontà della creatura ad unirsi alla volontà del Creatore, e partendo da questo rinnovato “Noi” operare la trasformazione del mondo.

      Niente può fare l’uomo senza l'opera dello Spirito Santo; e lo Spirito Santo nulla vuole fare senza l’umana partecipazione. Per questo Serafino di Sarov diceva che la santità consiste nel chiedere costantemente lo Spirito Santo, e ottenerlo.

      Vi partecipo un’immagine. Lo Spirito Santo è come quel qualcosa che è nella  Nona sinfonia di Beethoven, o nella Marcia trionfale dell’Aida: capaci di coinvolgere, trascinare, esaltare.

      Il mondo senza lo Spirito è come la banda del paese. Sentirla suonare  da piacere, carezza l’udito, ma non anima nessuno.

      Vieni, o Santo Spirito! Abbiamo bisogno di Te.

      Il nostro mondo senza una vita spirituale può solo sopravvivere.

      Scendi su di noi, e donaci  il coraggio di accoglierti.

            Buona Domenica

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DOVE GUARDARE

Vangelo  Mc 16, 15-20 Il Signore fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.

 videocommento

Il cristiano in quale direzione deve guardare? La terra o il Cielo? Karl Marx aveva detto che la religione è l'oppio dei popoli, perché facendo pensare al Cielo lascia che sulla terra imperi l’ingiustizia. Chi guarda invece soltanto alla terra è qualificato come materialista. Allora dove guardare? L’equilibrio è difficile da trovare. E’ necessario calcolare la “buona lunghezza d’onda” per la nostra vita, cristiana e spirituale. Le cose del Cielo ci attraggono proprio come ci risucchiano le cose della terra. Corriamo il rischio di rinviare il problema, ma la Festa di oggi ci da la risposta.

Gesù sale alla destra del Padre: un asse verticale. I discepoli sono mandati a predicare fino ai confini della terra: un asse orizzontale. Dopo la Pasqua di Gesù in un sol colpo si allarga lo spazio, e dalla Galilea è investita la totalità dell’universo: il Cielo e la terra. Il movimento orizzontale di espansione è un movimento unificatore, supera cioè tutte le divisioni tra gli uomini per portare l’eredità di Israele a “tutta la creazione”. Eccoci così alla dimensione verticale, Gesù che sale “portando con se schiava ogni schiavitù”. Praticamente Gesù sale perché è disceso a liberare ogni uomo dalla schiavitù. Ecco la risposta al nostro problema, ecco trovato l’equilibrio: lo stile di vita del cristiano è quello di lavorare indefessamente per evangelizzare la terra, tenendo il cuore rivolto al Cielo.

Evangelizzare la terra è un grande impegno, vuol dire cambiare la terra attraverso il Vangelo. Questa è la vera ambizione del cristiano: non accontentarsi di dare una verniciatina cristiana alla realtà ma cambiarla radicalmente riportandola alla forma originaria, così come è uscita dalle mani di Dio. E' un duro lavoro che nasconde gravi rischi, il primo fra tutti è quello di sporcarsi le mani con le cose della terra lasciandoci trasformare dallo spirito del mondo. Quanti cristiani sono andati per convertire, e sono restati convertiti dal mondo!. Quanti, anche religiosi (preti e vescovi), sono partiti col Vangelo e sono tornati pieni di mondo!.

Con il cuore rivolto al Cielo. Il Cristiano è come l’aereo, che non è sospeso in aria perché è sostenuto dal basso ma perché è risucchiato dall’alto. Quando scoprii questo non ebbi più timore a volare, perché l’attrazione dall’alto è più forte della gravità che trascina verso terra. Il cristiano è risucchiato verso l’Alto, e dall'Alto riceve la forza per trasformare questa terra ad immagine e somiglianza del Cielo, realizzando quello che domandiamo a Dio in preghiera: “sia fatta la tua Volontà, come in cielo così in terra”.

Anche noi come gli apostoli orientiamo lo sguardo al Cielo per vedere dove è andato Gesù e dove ci attende, ma gli angeli svegliano anche noi da questa estasi e ci dicono: “Avete visto, Lui è salito al cielo ma quando tornerà vuole trovare le cose cambiate. Lui ha cominciato l'opera del Padre, ora tocca a voi continuarla cambiando il mondo; ed il Vangelo è l'unico strumento per cambiare le cose del mondo”.

Buona Domenica

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V Domenica di Pasqua – 03 Maggio 2015

Eccoti il Vangelo di Domenica!
Spero che tu abbia già deciso per gli esercizi di luglio. 12-18 luglio, iscrizione santuarioverna@gmail.com
Questa volta mi faccio vedere!

http://youtu.be/okql0wT4wSY

Spero di vederti presto.

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PECORE E PASTORI

IV Domenica di Pasqua - 26 Aprile 2015 

Commento al Vangelo (Gv 10. 11-18)

Non piace a nessuno essere trattato da pecora, un animale che non è certamente sinonimo né di intelligenza né di personalità. Dopo la mia esperienza sarda opterei per la capra che è più intelligente, più indipendente e produce frutti più pregiati: latte e capretti. Ovviamente Gesù dà all’ immagine che usa un cambiamento di senso. L’immagine del pastore è sempre servita per designare il Re e il capo. In breve il capo è colui che governa, questa è la sua definizione. E tutto di seguito Gesù cambia la definizione: il vero pastore non è colui che governa ma colui che dona la vita.

Il vero Pastore dona la sua vita perché le pecore gli appartengono, contano per Lui. Gesù conosce le pecore e la pecore conoscono Lui come il Padre conosce Gesù e Gesù conosce il Padre. Cosa vuol dire conoscere? Importante è “come”, e per Dio conoscere il Figlio vuol dire che il Padre genera il Figlio e tra Lui e il Figlio c’è un rapporto non di amicizia e di conoscenza ma di paternità e di figliolanza. Dire che il pastore ci conosce significa dire che siamo suoi figli, ecco perché  non può esserci la relazione che c’è con un  “mercenario” colui che guarda le pecore di un altro. Il Pastore di cui parla Gesù è una cosa sola con le pecore e le pecore sono una cosa sola col Pastore.

Quello che Gesù ci dice è particolarmente importante perché, chiamandoci pecore non ci ha deresponsabilizzati come dei pecoroni capaci soltanto di smarrirsi, ma, come Lui si è presentato “l’Agnello di Dio” e dal Padre è designato Pastore , anche noi che siamo chiamati pecore da Lui una volta battezzati siamo diventati pastori come lui. Uomini che conducono altri uomini alla salvezza, responsabili dei fratelli non dominandoli ma dando la vita per loro “Chi dona la propria vita la trova, chi la conserva la perde”.

Questo è il messaggio. Ai fratelli in cerca di senso siamo mandati come orientamento, come guide che conducono sulla strada segnata da Cristo, unica guida della chiesa. I seguaci di Cristo non sono un gregge di pecore ma un “popolo regale” col compito di indicare all’umanità la via della salvezza. Un popolo fatto di pastori che difendono i fratelli dai “lupi” e lo fanno responsabilmente, non squagliadosela al momento del pericolo ma assumendosi le proprie responsabilità in difesa  dell’uomo, dei suoi diritti fondamentali alla vita, alla sicurezza, all’onestà. Non mancheranno i momenti in cui “il Pastore sarà percosso e le pecore disperse”. E’ la crisi pasquale, tipo di tutte le crisi umane, del male che aggredisce l’uomo dappertutto e sempre sotto qualunque forma. Gesù ci dice che non ci lascerà mai soli nelle peripezie della storia perché Gli apparteniamo e a noi resterà la gioia di identificarci col Pastore che ci ripete”come ho fatto io fate anche voi”.

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CAPIRE LE SCRITTURE

III Domenica di Pasqua - 19 Aprile 2015 

Commento al Vangelo (Lc 24, 35-48)

“Aprì loro la mente all’ intelligenza delle Scritture” ci dice il Vangelo. Vuol dire che anche loro non ci capivano un gran che nella Bibbia come capita a molti di noi. Si, perché della Bibbia si fa un gran parlare  ma pochissimi l’hanno letta e soprattutto  l’hanno capita. IL P. Alonso Schekel SJ, professore del Biblico, diceva che non è necessario capire tutta la Bibbia, basta mettere in pratica quella che si capisce. Eppure capire la Bibbia è fondamentale e Gesù ce ne rivela il senso. Tutta la Bibbia parla di Lui. Isacco, che sta per essere immolato dal Padre era Lui. Giuseppe, venduto dai fratelli, era Lui, Gli ebrei schiavi i Egitto siamo noi e Mosè era Lui. Dio aveva cominciato a parlare di Lui prima che venisse ma una volta venuto è tutto chiaro. Possiamo dire : la bibbia è Lui perché Gesù è tutta la verità.

La Bibbia è il grande libro con cui Dio parla di se all’uomo e lo fa a gradi, prima attraverso la creazione e si rivela come Provvidenza, creatore e Signore di tutte le cose, per cui quando Mosè si avvicina a Lui gli dice “la terra che pesti è santa, togliti i sandali” mantieniti a distanza. Dio è l’inaccessibile e si rivela così. C’è poi una seconda rivelazione di Dio : Dio si pone in relazione di amore con l’uomo. Dio voleva arrivare a questo  e lo ha fatto diventando uomo e manifestando se stesso in Gesù Cristo. Dio cominciò la sua relazione con l’uomo sul monte Sinai quando a Mosè spaventato tra lampi e tuoni diede le tavole della legge, ma era soltanto l’inizio per arrivare a dirci attraverso Gesù, nell’ultima cena “Voi siete i miei amici”.

Ogni pagina della Bibbia parla di Gesù morto e risuscitato perché la vita dell’uomo è morte e resurrezione e se è facile capire che è morte non lo è altrettanto che è resurrezione , che la vita vincerà sempre sulla morte. Ecco perché dopo che lo hanno visto risuscitato dai morti hanno capito tutto, gli si sono aperti gli occhi. Gesù morto e risorto è tutta la verità della vita per cui basta conoscere Lui per conoscere tutta la scrittura e le regole della vita umana. Fin da giovane sono stato colpito da un teologo che poi divenne anche Cardinale, Charles Journet, che alla fine delle sue pagine di alta teologia concludeva“come si legge nel Vangelo” e riduceva tutto ad una frase o ad un semplicissimo episodio della vita di Gesù.

Ecco l’ideale cristiano, conoscere Cristo e condurre una vita che piaccia a Lui. Il peccato è sempre possibile ma Lui prende la figura del difensore. E’ così che la conoscenza di Cristo ci conduce al più alto grado della conoscenza della gratuità dell’amore e della salvezza. Conoscere Cristo invita ad amarlo sempre più e amarlo invita a cercarlo e a conoscerlo ancora più profondamente e personalmente.

San Paolo ha scritto:” Ho deciso di non saper nient’altro in mezzo a voi se non Cristo, e Cristo Crocifisso” e Sant’Ignazio di Antiochia diceva “Parlatemi solo di Cristo, il resto a me non interessa”. Metter tra parentesi tutto ciò che non è Cristo è la grande regola cristiana perché Cristo è tutto e il cristianesimo è soltanto Lui e diventare una cosa sola con Lui. Il cristianesimo non è una religione è una sequela. La sequela di Cristo. Abbiamo anche noi, come gli apostoli, lo Spirito Santo per conoscerlo e seguirlo.

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TESTIMONI DELLA MISERICORDIA

II Domenica di Pasqua - 12 Aprile 2015 

DELLA DIVINA MISERICORDIA

Commento al Vangelo (Gv 20, 19-31)

Una classe di liceali, invitati ad esprimere quello che era un peso da portare cominciarono con la parola “Ho paura” di bocciare ad un esame, di perdere un amico carissimo, della disoccupazione di mio padre, della separazione dei miei genitori. Noi abbiamo paura per la nostra salute, di qualche incidente, del terrorismo e della violenza sotto tutte le forme. E’ la nostra natura. Il vangelo di questa domenica ci risponde e  per tre volte riporta “la pace sia con voi”. “Come il Padre ha mandato me , anch’io mando voi”

Dio è misericordia! E’ la sua natura, la sua essenza, la sua identità. In Gesù Cristo la misericordia del Padre ha preso volto su cui noi possiamo leggere l’opera della misericordia divina nella nostra natura umana e nella nostra storia. Guardando al volto di Gesù comprendiamo la misericordia del Padre.  Gesù si presenta a noi risorto dai morti e le sue apparizioni costituiscono una testimonianza  di questo avvenimento inaudito nella storia: un uomo è risuscitato. Il primo dono del risorto qual’ è? Lo Spirito Santo  che produce immediatamente ,in tutti coloro che credono che Gesù è risuscitato dai morti, Il perdono dei peccati. Entrare nel cerchio dei seguaci di Cristo significa entrare nella logica della misericordia e del perdono.

I discepoli sono mandati a compiere il gesto che appartiene solo a Dio : rimettere i peccati. Lo Spirito è in  loro , una cosa sola con loro ed è Dio che rimetterà i peccati ogni qual volta li rimetteranno. Risalendo alla Genesi quando i nostri progenitori commisero il peccato, l’uomo nuovo non è un uomo innocente ma un uomo perdonato. Il peccato è una distruzione della creazione : la nuova creazione passa attraverso la vittoria sulle forze del  male e della morte. I discepoli sono mandati per realizzare la creazione di un mondo nuovo. Creazione che passa attraverso le loro mani.

Papa Francesco domenica farà la solenne indizione dell’anno santo della Misericordia che inizierà la prossima festa dell’Immacolata. A questo proposito ho un ricordo personale di Papa Wojtyla. Era in visita pastorale alla parrocchia di San Francesco di Sales e durante l’omelia aveva parlato di Dio come Padre Misericordioso e aveva detto che l’ispirazione di dedicare il primo anno di preparazione del giubileo del  2000 proprio a Dio Padre Misericordioso gli era venuta dalla lettura degli scritti di Santa Faustina  Kowalska. Ne aveva parlato con particolare intensità tanto che durante la breve colazione che seguì la Messa gli chiesi se avesse conosciuto personalmente la Santa e Lui mi rispose che avrebbe potuto conoscerla ma che non l’aveva mai incontrata perché viveva “nascosta con Cristo in Dio”.

Domenica è anche la festa della Divina Misericordia e fu proprio alla vigilia di quella festa che Papa Wojtyla tornò alla casa del Padre.

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BISOGNO DI RESURREZIONE

PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE

05 Aprile 2015

commento al Vangelo (Gv 20, 1-9)

Nessuno si aspettava la prima domenica della storia, nessuno la sperava. Le donne presenti ai piedi della Croce erano pronte per andare al sepolcro a dare dignitosa sepoltura a Colui che amavano. Noi stessi non abbiamo ne desiderato ne elaborato un messaggio di resurrezione, ci è stato annunciato e lo abbiamo accolto anche se ancora non ne siamo pienamente convinti. Ci possiamo facilmente riconoscere nelle reazioni della Maddalena e di Pietro. Eppure ogni domenica è il giorno in cui annunciamo e viviamo la resurrezione di Cristo ammirandone la potenza che irradia sull’umanità del nostro tempo malgrado i suoi enormi limiti.

Celebrare la Pasqua è collaborare alle resurrezioni oggi e domani meglio che ieri. Noi speriamo di ricevere una resurrezione piena e totale  nell’aldilà ma questa resurrezione è già cominciata. Come un lievito che fa sollevare tutta la nostra persona, come un germe. Un seme produce frutti ma comincia con un’apparente distruzione. Chi guarda il germe  nel suo primo stadio perde ogni speranza di vedere la raccolta. Osserviamo le evoluzioni umane. Tutto si agita e spesso  comincia con del negativo con degli atteggiamenti che sembrano generare il male, la distruzione e la morte. Invece le violenze suscitano il disgusto, le distruzioni fanno desiderare la ricostruzione, l’odio lascia il posto all’ipotesi del rispetto e dell’amore. Le guerre hanno lasciato il posto alla pace, la morte non ha mai l’ultima parola. Un bambino fa il suo primo vagito quando un anziano esala il suo ultimo respiro. Così va la storia sulla linea di iniziative di resurrezione. Il Cristo risorto abita lo spazio del tempo e noi lo crediamo.

Oggi ciascuno di noi è chiamato a fare il punto del suo percorso di Resurrezione per rimettersi allo Spirito che ha risuscitato Gesù. Queste sono le offerte della verità della Resurrezione, la luce del cammino di Emmaus. Camminiamo col Risorto e lasciamoci ricreare.

Se la nostra Chiesa, quella che ci unisce nell’unica fede della Resurrezione, apre le sue porte allo spirito della Resurrezione, finirà con le sue inquietudini, i suoi timori, i suoi errori, le sue apatie. Forse la porta delle nostre anime è ancora chiusa alle esperienze della resurrezione?

In questa Pasqua chiediamo lo Spirito che conduce la storia umana di toccare i cuori violenti, di illuminare le coscienze addormentate dai troppi conformismi e di impiantare un germe di dinamismo in coloro a cui non interessa niente ne di spirituale ne di umano.

Abbiamo tutti bisogno di risorgere. La resurrezione è per oggi. Quella di Cristo è la Chiesa della Resurrezione.

 “Surrexit Dominus vere. Alleluja”

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La morte inghiottita dalla vita

DOMENICA DELLE PALME

(29 marzo 2015)

Commento al Vangelo secondo Marco (Mc 14,1 - 15, 47)

In questa Settimana Santa passiamo dalla morte alla vita. Dio ci ha afferrato e lanciato nella vita nuova. Gesù è stato annientato fino alla morte sulla Croce e per questo Dio lo ha esaltato.

Con vero tratto di genio la liturgia delle Palme ci presenta due vangeli: l’entrata di Gesù a Gerusalemme e il Vangelo della passione di Cristo da cui sorge la luce della festa delle Palme. Gesù non è “Colui che viene nel nome del Signore”, il Figlio di David che viene a Gerusalemme? Non è il condannato a morte senza altro motivo che quello di essere il Re d’Israele?

Alla luce di questa festa riconosciamo che la croce è il suo trono, la corona non è d’oro ma di spine. Egli è veramente Re non alla maniera mortale degli uomini, ma alla maniera vivificante dell’Amore che è Dio.

La questione centrale che si pone la liturgia è quella del sommo sacerdote “Sei tu il Messia, il Figlio di Dio benedetto?” (Mc 14,61), “Si,- risponde la folla di Gerusalemme, rami in mano - Egli è il Messia il Figlio di David.” Ma Gesù risponde a Pilato in maniera più enigmatica : “Sei tu re?  Sei tu che lo dici?” Poi Gesù cessa di rispondere per cui Pilato, forte del suo potere “resta stupito”.

Isaia aveva detto che Dio non può che benedire  il giusto e proteggere la sua sofferenza. Ma allora cosa ne è di Giobbe e di tutti gli anonimi sofferenti della terra? Isaia riconosce allora la figura del Messia come il servo sofferente “che presenta il dorso ai flagellatori e la faccia a coloro che gli strappano la barba”.L’uomo non può salvare se stesso dal male di cui la figura più evidente è la violenza distruttrice. Come il silenzio di Gesù ,il servo sofferente di Isaia rinvia all’enigma del Messia che ci obbliga ad una confessione di fede.

L’enigma del Messia. Il Messia non è un re che libera dal male il suo popolo in maniera esteriore e magica. Gesù svolge la sua missione riconoscendosi nella figura del Figlio dell’uomo che è venuto per servire e non per essere servito e donare la sua vita in riscatto di molti.” E’ la scelta che Gesù fa nella sua passione rispondendo al Sommo Sacerdote “Io sono il Cristo e voi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della potenza e venire sulle nubi del cielo” Il titolo di “Figlio dell’uomo” che Daniele dacriveva nella pienezza della sua potenza è assunto da Gesù nella pienezza della sua debolezza e della sua umiliazione.

La Croce è veramente il trono. Il cartiglio indica che Lui è “il re dei Giudei”. Ma sappiamo ,nella fede , che la sua regalità non è alla maniera del mondo, ma una regalità di servizio e di amore che sola può salvare gli uomini dal fascino del male e della violenza. Questa realtà è espressa per la prima volta da un pagano, il centurione, “veramente quest’uomo era il Figlio di Dio”

La luce dell’amore illumina la passione; fuoco vivo sotto la cenere del mondo scatenato a distruggere e a dare la morte.

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L’ORA DI CRISTO

V Domenica di Quaresima

(22 Marzo 2015)

Commento al Vangelo secondo Giovanni (Gv 12,20-23)

L’attenzione del vangelo di questa domenica è tutta concentrata sui sentimenti , le angosce di Gesù e il suo abbandono filiale al Padre nei giorni che precedono la Passione. Ci guida San Giovanni, attento alla psicologia di Cristo, a penetrare il cuore del Maestro.

E’ giunta l’ora. Gesù ha spesso evocato quest’ora. Ne ha parlato alla Madre a Cana, alla Samaritana al pozzo. Parlare dell’ora è consacrare la vocazione fondamentale di un essere umano. Non è così anche della donna che soffre i dolori del parto  ma lo fa volentieri perché è il compimento della sua femminilità? Quella è la sua ora. L’arrivo dei greci che vogliono vedere Gesù significa che è l’ora in cui la salvezza non è soltanto riservata al popolo eletto ma si estende a tutte le nazioni, fino ai confini del mondo. E’ l’ora dell’angoscia e della gloria, dello spogliamento e dell’esaltazione: due componenti inseparabili. Nonostante ne avesse parlato a più riprese gli apostoli non capirono niente finche non venne lo Spirito della Pentecoste a spiegare tutto. Dopo l’ora di Cristo tutte le nostre ore sono l’ora buona per viverla intensamente alla sua sequela e anche  dopo l’abbandono ricostruire il rapporto con Lui.

Il chicco di grano. Non siamo dinanzi ad una evidenza agraria, una semplice legge della natura o un’allegoria. Siamo soltanto dinanzi al mistero di Gesù,e la legge del passaggio attraverso la morte per entrare nella vita riguarda tutti. Il distacco da una esistenza legata alla terra ha un carattere radicale. Bisogna passare attraverso la morte a se stessi e non  è piacevole. L’immagine è suggestiva: il grano di frumento si abbandona alla terra,  e sembra marcire ma è una tappa necessaria perché germogli, si rialzi dal suolo e si moltiplichi in spiga. La morte corporale non è la peggior cosa. La vera morte consiste nella sterile chiusura in se stessi. Cristo ci rivela il senso che da alla morte, non è un annientamento ma una semina. Davanti a lui si apre un passaggio da questo mondo al Padre. E’ la strada aperta anche per noi.

La croce elevata. “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. Cristo raramente partecipa il suo stato d’animo ma vicino alla fine la tonalità delle sue confidenze rivela il turbamento manifestato ai suoi durante la cena della sera del Giovedì Santo. L’ombra della Croce si stende già su di Lui. La lettera agli ebrei esprime mirabilmente i sentimenti di Gesù: preghiera per essere salvato dalla morte….ma sottomissione esemplare, obbedienza perfetta al Padre. L’ombra della Croce si  stende su ogni uomo, per questo Gesù , non illudendo nessuno, ci ha detto “Chi vuol venire dietro di me rinneghi  se stesso, prenda la sua croce e mi segua”

“L’ho glorificato e lo glorificherò”è la voce che ancora una volta il Padre fa sentire come al Giordano e alla Trasfigurazione. Dalla Croce piantata tra cielo e  terra il Padre è glorificato. Essa lega  la terra al cielo e la trave orizzontale  sostiene la braccia del Crocifisso aperte al dono totale di se stesso per la salvezza del mondo.

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