Liturgia

LA VERA GIOIA

Tutti cercano la gioia ma pochi la trovano. Non sarà un’avventura impossibile? Tante prove e ostacoli ne sbarrano la strada. La gioia non si incontra  più nei paesi ricchi che in quelli poveri, forse è il contrario. La gioia non è la soddisfazione del consumatore.

Giovanni il battezzatore critica la confusione che si crea tra gioia e soddisfazione. Secondo l’opinione corrente la gioia sarebbe il sentimento che deriva dal possedere ciò che si desiderava. No. Il Battista  prepara la strada della vera gioia. Da notare il suo modo di vita : non ha abiti sontuosi e si contenta di cibi austeri, è lontano dal sistema di consumo anzi ripone la sua gioia nella privazione di ciò che a noi complica la vita. Si dichiara  voce che grida nel deserto e non attira a se l’attenzione ma su  Colui che deve venire. Tutta la sua attenzione è riposta sullo Sposo che deve venire. Tutto il suo desiderio è nella venuta dello Sposo : cioè sulla  Nuova Alleanza nel Cristo e Giovanni dirà “Questa mia gioia è compiuta”. Ecco il paradosso : il profeta austero e quasi selvaggio esercita la sua missione in un clima di gioia: la gioia delle nozze vicine. In Lui c’è la tensione straordinaria tra la grandezza di colui che annuncia e la volontà di restare a distanza. Si presenta come la voce che grida nel deserto: preparate la via del Signore. Il Signore che annuncia è già là ma ci sono ostacoli che ne ingombrano la strada.

I preti e i leviti vennero a fare un’inchiesta sulle rive del Giordano. C’è una differenza grande tra le attese  della delegazione e l’umiltà del Battista. Loro attendevano un Messia che soddisfacesse i loro desideri di liberazione e di prestigio mentre colui che viene è contrario alle ambizioni umane e ai desideri di potere. Hanno un’idea sbagliata di Dio che ostacola il vero incontro con Lui. Una donna di un quartiere popolare l’aveva ben compreso quando , dopo avere frequentato per un po’ di tempo una setta religiosa se ne andò dicendo “hanno delle idee su Dio ma non incontrano Dio”. Per l’uomo è facile fabbricarsi un’idea di Dio per essere rassicurato nelle difficoltà della vita, le attese troppo interessate  sono un ostacolo ad incontrare il Dio Vivente.

Il segreto della gioia di Giovanni battista è nel suo immenso desiderio, un desiderio che non cerca mai la propria soddisfazione  ma resta sempre disponibile per un dono più grande. Il Battista non godrà della presenza di Cristo di cui annuncia la venuta ma resta sulla soglia per indicarci che la vera gioia è nella terra promessa. La vera gioia consiste nel prestare l’orecchio alla  voce dello Sposo, il Cristo.

Non entreremo nella gioia del Natale senza  passare  attraverso una esperienza di povertà e di rinuncia. Dio viene come un povero e bisogna avere un cuore povero per gioire con Maria , Giuseppe e i pastori. Solo le persone libere dal prestigio e dall’ambizione sono disponibili alla rivelazione di Dio che intende riempirci della sua gioia che non ha nulla a che vedere con le soddisfazioni umane ma che è sorprendente come tutte le cose divine. Nessuno è capace di immaginarsi Dio che viene e entra nella sua vita : Dio è sempre creativo e totalmente nuovo.

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7 Dicembre 2014 – II Domenica d’ Avvento

Due grandi desideri

 Il desiderio sostiene l’attesa , l’avvento ci manifesta il desiderio di Dio e il desiderio dell’uomo  senza dimenticare che l’uomo vale quel che desidera.

Il desiderio di Dio. Dio vuol salvarci, ha in mano la salvezza e a noi, con tutte le nostre preoccupazioni e tensioni fa sapere per mezzo del  profeta : “è finita la tua schiavitù, la tua iniquità è scontata, ormai il tuo castigo lo hai già avuto… Il Signore Dio viene con potenza, lui ha il dominio, vi farà pascolare come un gregge , porta  gli agnellini sul petto ed ha rispetto per le pecore madri” Gesù ha manifestato il suo desiderio con passione “Ho desiderato fortemente di mangiare questa Pasqua con voi”.

Tra desiderio e bisogno c’è una fondamentale differenza. Si distrugge ciò di cui  si ha bisogno. Desidero mangiare e mi tolgo la fame distruggendo quello che ho desiderato : il cibo. In questo caso si desidera  una cosa come oggetto di consumo. Non è così quando l’oggetto è l’amore nei riguardi del quale l’unico  desiderio è soltanto che esista, che stia bene . L’ atteggiamento  giusto è quello di passare da un desiderio di possesso ad un desiderio disinteressato : io ti amo per te stesso, ringrazio Dio che esisti. Paradossalmente è quello che dobbiamo dire di Gesù, di Dio. Non  abbiamo  bisogno di Dio per ottenere quel che ci manca ma desiderare  ardentemente  di amarlo e lasciarci  amare da Lui, per vivere con Lui, perché Lui trovi in noi la sua gioia e noi in Lui la nostra beatitudine. Il ritorno del Signore, la sua venuta è il motore profondo della nostra vita “il nostro cuore è inquieto finche non riposa in te”.

Il nostro desiderio di Lui, se è vero, ci impone di “ preparare la strada, raddrizzare i sentieri” Ci gridava il profeta Wojtyla “aprite le porte a Cristo , anzi, spalancate le porte a Cristo”. Ovviamente è necessario prender coscienza che per noi non è ancora venuto, non è entrato nella nostra vita dove di Vangelo c’è  poco, c’è tutto il vecchio Adamo ma poco del nuovo . Gesù con umiltà bussa alla mia porta, chiede di essere ricevuto, cominciando ad introdurlo dove la vita non è che una caricatura o una derisione del Vangelo. Facciamolo entrare e facciamogli vedere dove il peccato abbonda. Lasciamolo entrare senza paura,Lui, “ ricco di misericordia”, non ci imbroglia, vuol soltanto ripulirci la faccia perché si possa di nuovo vedere la nostra somiglianza con Dio. “Vi avevo creati a mia immagine prima che il diavolo vi riducesse così”.

“Inizio del Vangelo di Gesù Cristo,Figlio di Dio” Anche noi oggi cominciamo a scrivere il vangelo di Gesù Cristo con i colori della  vita perché possano leggerlo i nostri figli, i nostri amici, tutti. Cominciamo quel poema che il Signore ci ha affidato : lo Spirito Santo ce lo detta e noi scriviamo con le opere la sua storia  di amore con noi.

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30 novembre 2014 – PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

 

Vegliate

All’inizio del nuovo anno liturgico Gesù ci dice una sola parola: Vegliate, state desti, non addormentatevi, state attenti! Sembra particolarmente preoccupato del sonno dei cristiani. Le letture della Prima domenica dell’anno c’invitano alla pazienza, alla vigilanza e alla speranza.

  Tempo di pazienza È ormai evidente l’assenza di Dio nella vita del mondo. Il creatore appare sempre meno necessario per spiegare l’universo. La religione cristiana sembra obsoleta e sorpassata. L’economia si organizza indipendentemente dalla concezione cristiana dell’esistenza. Oggi l’accento è da porre sull’assenza apparente di Dio. Isaia esclama: “Ci hai nascosto il tuo volto...”. Viviamo il tempo dell’ “assenza di Dio”. Non dimentichiamo che il buon vino ha bisogno di tempo. Non dimentichiamo che Dio ha il suo tempo e lascia tempo al tempo dinnanzi ai suoi figli distratti, addormentati, indifferenti, ripiegati nelle loro scelte egoistiche.   Tempo di vigilanza “Vegliate” per Marco è la parola con cui Cristo conclude la predicazione. Veglia il medico in ospedale, veglia la guardia dall’alto dell’osservatorio; veglia la sentinella sui soldati che dormono. La vigilanza non è una missione affidata a degli specialisti, è affare di tutti, è l’opposto del disinteresse, della distrazione e il pericolo è quando uno si ferma nella sua specialità. Il cristiano non è soltanto chiamato a trasmettere il vangelo ma anche a trovare il linguaggio sempre più adatto ai contemporanei. Il potere di prevenzione e d’azione di cui dispongono gli uomini non è soltanto applicabile alla costruzione di una diga o alla solidità di un edificio rispetto alla natura ma anche nel prevenire il degrado morale e l’incombere di ideologie false educando preventivamente ai valori della giustizia, della pace e della verità. Meglio prevenire che guarire dopo una catastrofe. Per prevenire bisogna vigilare.   Tempo di speranza Apparteniamo a un popolo in marcia verso l’avvenire, verso l’incontro con Cristo e la vita eterna. “Sentinella, quanto resta ancora della notte?”. Canta Isaia e la Chiesa canta da decenni “Un popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”: è tempo di alzare gli occhi verso il mondo che viene. Cessiamo di lamentarci della crisi di fede e della perdita dei valori e della diminuzione della pratica religiosa. Il Vangelo non ha perso la sua forza. L’implosione culturale, istituzionale e sociale di certe forme di presenza della Chiesa nel mondo non può farci disperare. Le insondabili ricchezze di Cristo non finiranno per una cultura particolare. Le promesse di Dio rispondono alle legittime aspirazioni dell’uomo. Imitiamo il più possibile la pazienza del Signore: siamo sentinelle attente ai segni dei tempi: prendiamo coscienza della speranza che è “in noi” convinti dell’amore di Dio per tutti gli uomini.  

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I N R I = GESU’ NAZZARENO RE DEI GIUDEI

Sembrerebbe un controsenso chiamare Gesù Re. A parte  il fatto che il termine è passato di moda  e sostituito da quello di Presidente, ma lo stesso Gesù ha rifiutato più volte questo titolo e indicando quelli che ci comandano li ha trattati in maniera tuttaltro che lusinghiera “ e  si fa fanno chiamare benefattori” e di Erode “quella volpe”. Se cerchiamo poi nell’Antico Testamento troviamo nella risposta che Dio da a Samuele tutti gli inconvenienti della regalità primo tra tutti “metterà la decima sui vostri greggi (vi farà pagare le tasse) e voi diventerete suoi schiavi. (1Sam 8).

Una volta Gesù si è dichiarato Re e lo ha fatto nella situazione peggiore, quando avrebbe pagato cara la sua affermazione. Era davanti a Pilato che  gli chiese”Tu sei il Re dei Giudei? Tu lo dici : io sono Re”. Dichiararsi  re in quelle condizioni era chiaro che si trattava di un re diverso da quelli del mondo. I soldati lo presero, lo spogliarono , gli misero sulle spalle uno straccio rosso, gli misero una corona di spine in testa e una canna in mano e inginocchiandosi beffardamente davanti a lui lo chiamavano re. Proprio così. Gesù è re proprio in questo modo, senza far paura a nessuno, senza imporsi se non con la legge dell’amore. Soltanto sulla Croce volle che ci fosse scritto che era Re. Gesù vuol regnare soltanto su coloro che lo amano. L’unica legge del suo Regno è l’amore.

Ma è possibile un regno così? Senza potere coercitivo, senza polizia , senza prigioni? Non è forse un’utopia? Abbiamo un’immagine perfetta in famiglia quando nasce un bambino. Chi comanda? Lui, il più piccolo è capace di condizionare tutti. Si dorme quando vuole lui, si esce quando vuole lui, una sua indisposizione fa cambiare programma a tutti Perché è il centro dell’amore.

Un sacerdote gravemente malato mi chiedeva cosa ci stesse a fare al mondo. A suscitare amore, fu la mia  risposta e  lui stesso dovette riconoscere che nella vita non aveva mai visto attorno a se tanta gente che gli chiedeva anche di confessarsi come  da quando era ormai all’impotenza assoluta di operare se non di soffrire e pregare. Gesù si è dichiarato Re soltanto quando era chiaro che non voleva dominare nessuno.

Ogni cristiano il giorno del battesimo diventa re e non dovrà abdicare mai alla sua regalità diventando schiavo di altri. L’unico suo re sarà Cristo perché la sua regalità non umilia ma esalta :”servire Dio è regnare”. Dovrà soprattutto regnare sulle sue passioni sottomettendole alla sua volontà perché non lo riducano in schiavitù :la schiavitù della droga del sesso, del denaro, della carriera. I cristiani sono un popolo regale ,ecco perché il cristianesimo è contro ogni forma di dittatura.L’elogio migliore che si può fare ad una persona è sicuramente quello che ha un portamento regale. La regalità dell’amore è il riconoscimento di tutti i cristiani veri.

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XXXIIIa Domenica del tempo ordinario – commento al Vangelo (Mt 25, 14-30)

La parabola dei talenti non è l’ elogio del profitt , gioia per gli imprenditori e tristezza per i sindacati. Non siamo dinanzi ad un piano di sviluppo ma ad una rivelazione in vista del ritorno del Signore. Questa storia ci sorprende a più titoli: la distribuzione diversa tra i servitori, la logica del guadagno adottata dai primi due e il trattamento riservato all’incapace  sembrano davvero poco …….evangelici. Lo scopo della parabola è quello di svegliarci con immagini forti in vista del ritorno del Signore.

Noi riceviamo un deposito favoloso da far fruttare. Un talento, all’ epoca di Cristo, corrispondeva al peso dai trenta ai sessanta chilogrammi di oro; si tratta quindi di somme inestimabili affidate gratuitamente. Nella prospettiva del suo Regno Dio ha messo tutta una vita nelle nostre mani perché la facciamo fruttificare.

Siamo gestori dei beni che Dio affida a ciascuno secondo le sue possibilità. Non siamo dinanzi ad un egalitarismo che finirebbe per essere ingiusto ma della considerazione delle capacità di ciascuno. La parabola non sottolinea le cifre, tipico di una logica materialista e quantitativa. Nella logica del Regno di Dio a ciascuno è chiesto di fare il possibile. Se il terzo avesse prodotto un solo talento avrebbe avuto la ricompensa dei primi due. “Ti sarà chiesto secondo quanto avrai ricevuto”.

Buoni amministratori. Dio ci associa ai suoi affari, cioè al Suo Regno: ciascuno riceve la sua parte di responsabilità. Dio ci vuole partecipanti “azionari” della sua opera. Ci mette in un mondo pieno di possibilità perché siamo creatori con Lui. Non siamo proprietari del mondo ma ne siamo gestori e responsabili.

Siamo di quelli che agiscono o di quelli che sotterrano? E’ bello vedere uomini e donne che costruiscono il mondo, la Chiesa e il Regno di Dio, che si costruiscono essi stessi mettendo a profitto il dono di Dio, ma quale tristezza vedere anche tante occasioni perse, tante vite sprecate senza produrre, tanti depositi di fede e di amore sprecati e lasciati nel sonno!

Non far niente di male o non fare addirittura niente non è sinonimo di far bene.

Dio si fida di noi. Non entra nel dettaglio di come far fruttare  il capitale ma vuol vedere se i servitori hanno investito nel suo progetto e hanno creato cose nuove. Lo sguardo del Signore e le sue attese non condizionano il nostro impegno. La fiducia in Lui fa osare, rischiare, superarsi.

Siamo liberi dalla paura e stimolati dalla fiducia con cui Dio ci ha affidato la sua missione? Che cristiani siamo? Attivi o passivi? Improduttivi o fecondi? Spaventati o liberi? Che ne facciamo della nostra vita?

Produrre frutti per il Regno fa entrare nella “gioia di Dio”

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LA CHIESA DI PAPA FRANCESCO

La liturgia che è così severa nel difendere la liturgia domenicale, oggi lascia il posto al ricordo della dedicazione della chiesa di San Giovanni in Laterano a Roma. Perché tanta importanza a questa chiesa? Perché è la cattedrale di Pietro, oggi la Cattedrale di Papa Francesco.  Essa ha una storia. E’ sorta nel V secolo accanto al Battistero costruito sulla casa di Costantino. Lì generazioni di pagani, di giudei convertiti , di bambini e di adulti hanno ricevuto la loro prima iniziazione e compiuto i primi passi alla sequela di Gesù Cristo. Questo ruolo di accoglienza e di formazione dei primi cristiani nella capitale dell’Impero romano sembra aver montato la testa a questa chiesa che è la vera Cattedrale di Roma. Il Vaticano non esisteva ancora, la basilica di San Pietro ancora non c’era. Per questo motivo la Cattedrale di Roma ha fatto scolpire sul frontale della sua facciata la scritta  “Madre e capo di tutte le chiese di Roma e del mondo” Questa frase un po’ aggressiva e contestata dalle altre chiese (Greci, russi, egiziani e luterani, calvinisti, anglicani) ha per  i cattolici un significato particolare : lì è la cattedra di  Pietro ed evoca l’unità di tutte le chiese , che se anche non riconoscono una unità gerarchica è una unità nella dottrina e nell’amore.

La festa di un tempio però ci richiama anche un’altra verità: il vero tempio siamo noi e lo siamo quando offriamo il sacrificio a Dio della nostra vita. La differenza tra i cristiani e i giudei è tutta qui: nell’antico testamento si pensava che era il tempio a fare il sacrificio. Uccidere un animale fuori dal tempio non era fare un sacrificio, solo quando la stessa cosa si faceva dentro i recinti del tempio secondo i riti stabiliti era sacrificio a Dio.

Per noi ciò che costituisce il tempio è il sacrificio. La Basilica del Laterano è stata costruita perché vi si celebri la Messa e non avrebbe senso se non vi fosse mai celebrata. Il sacrificio della nostra vita fa di noi un tempio e insieme offerta gradita a Dio come scrive San Paolo “Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rom 12,1)

Celebrare la festa della Chiesa di Papa Francesco è anche l’occasione per verificare la vera fede cristiana. E’ l’occasione per ringraziare Dio di avercelo concesso come capo della Sua Chiesa, per la sua fede semplice e cristallina, per la sua vita evangelica e per l’amore con cui ha orientato la chiesa verso la sequela di Cristo come unico valore che  qualifica ogni cristiano.

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LA VITA TRASFORMATA – 01 Novembre 2014 – TUTTI I SANTI

Un giorno per parlare della morte ma parlarne serenamente. Oggi la morte invece è vissuta come una violenza, un’ingiustizia. Per l’individualismo trionfante  la morte è diventata intollerabile. Basta pensare che l’uomo , abituato a progettare tutto, ogni anno passa su quel giorno e su quell’ora e non se ne accorge. La cosa è davvero intollerabile. Gesù ci ha detto addirittura che verrà quando meno ce l’aspettiamo, anche perché  pensiamo di rinviare sempre più il suo arrivo.

La chiesa oggi ci convoca per ricordarci che la vita sorpassa  la nostra umanità. Arriverà la morte ma noi continuiamo a vivere. Oggi è il giorno di prendere coscienza di ciò che ogni domenica diciamo alla Messa :”Credo nella vita eterna” cioè credo che la vita è eterna. Dopo la resurrezione di Gesù crediamo che la morte ha cambiato senso : non è più una fine, ma è divenuta un passaggio, una Pasqua verso la vita di Dio nella Comunione dei Santi. L’uomo non è come un fiore o un cavallo che una volta morto è finito nel nulla, l’uomo continua a vivere perché “la sua vita non è tolta ma trasformata”. Ci è difficile immaginarci la resurrezione, lo era anche per San Paolo, è un mistero (1Cor 15,51)  ma abbiamo la certezza che la nostra vita non  si riduce alla vita terrestre ma sorpassa la nostra umanità.

La domenica alla Messa diciamo anche un’altra cosa “Credo nella comunione dei santi” Vuol dire che tra noi è coloro che ci hanno preceduto non c’è separazione ma comunione, il paradiso non è lontano, il paradiso è vicino e tra noi e loro c’è rapporto. Non possiamo  contattarli via e-mail o col cellulare, come facevamo quando erano quaggiù, ma contattarli attraverso la preghiera che ci unisce , condividere con loro i nostri problemi che già conoscono perchè ne parlino direttamente alla Madonna e a Dio.

Monica, la mamma di Sant’Agostino ammalò gravemente mentre si trovava in Italia e il figlio desiderava che morisse nella sua patria o almeno che vi fosse sepolta. Lei disse al figlio “Non temere lascia pure il mio corpo lontano dalla mia patria perché nessuno è lontano da Dio e non c’è pericolo che non lo sappia riconoscere al momento della resurrezione”.

Oggi è anche il giorno dello scambio dei doni: noi preghiamo per loro, perché se ancora non avessero raggiunto Dio ma le loro anime fossero ancora in Purgatorio “a farsi belle” lo raggiungano anche per le nostre preghiere e loro pregano per noi, ci aiutano. Ricordo che dopo aver fatto il funerale alla mamma di un giovane , figlio unico, venne in sacrestia a ringraziarmi  ma anche a precisare che avevo detto una cosa inesatta “riposi in pace”. Posso assicurarle che mia madre in Paradiso non lascerà in pace nessuno ma a quest’ora avrà già parlato a tutti di me. E Santa Tersa di  Gesù Bambino ventiquattrenne, dovendo morire  si chiedeva che cosa avrebbe fatto in paradiso  per  tutta l’eternità. Ci dice che si sarebbe impegnata a far del bene sulla terra. Da questa è nata l’icona di Santa Teresa che sparge petali di rose. Ecco cosa fanno in Paradiso. Ecco cosa faremo in Paradiso.

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XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 26 Ottobre 2014

LA LEGGE

Si ritiene che la riforma delle leggi sia la soluzione di molti problemi dello stato e anche della chiesa. Può essere una cosa utile ma assolutizzata è sicuramente un’illusione.  Dio diede una legge al suo popolo: i dieci comandamenti. E’ stata  fatta una ricerca  per sapere se ci fosse una legge comune a tutte le religioni anche in vista di una morale comune : è risultato che tutte le religioni hanno questi quattro comandamenti : non uccidere, non rubare, non dire il falso e la custodia della propria sessualità. Anche  Gesù ha dato una legge ai suoi seguaci, la legge fatta di un solo comandamento, di un solo precetto in due articoli: amare Dio e il prossimo .

Alla domanda retorica dei farisei che chiedono a Gesù sulla legge risponde su un altro registro ; rispettoso della legge , egli è venuto “non ad abolirla ma a portarla a compimento”, propone la perfezione della legge  “Tu amerai”. La legge di Dio non ha senso se no non è compresa come l’espressione del suo amore, non porta da nessuna parte se non conduce ad amare. Il Vangelo non invita il discepolo di Cristo ad un atteggiamento legalista tra il permesso e il proibito, per una pratica minimalista e rassicurante. Quando uno agisce con amore e per amore non fa i conti. Amare supera se stesso e sorpassa senza limiti, lontano dai calcoli giuridici. “Ama e fai quel che vuoi “scriveva maliziosamente Sant’Agostino. Lungi dall’incoraggiare il libertinaggio voleva dire che chi ama è fuori dai legami della legge e vola nella libertà totale, il campo del dono di se è aperto verso l’infinito.

Ma un problema: è possibile comandare l’amore? Si, nella misura che si scopre di essere stati amati . Per questo Dio si aspetta il nostro amore. Il primo comandamento, come tutti gli altri della Bibbia non arrivano improvvisamente ma son sempre preceduti da un prologo storico  del tipo “ Io, Dio , ti ho fatto uscire dalla schiavitù dell’Egitto” Ciò significa che il primo passo della fede non è  “amare Dio” ma riconoscere di essere amati da Dio”. Questo perché Dio ci precede nell’amore, ci ama per primo. E’ importante seguire quest’ordine : l’amore efficace di Dio per noi, il ritorno del nostro amore verso di Lui, la messa in opera di questo amore in tutte le nostre relazioni. Se si turba quest’ordine si cade nel moralismo che è il contrario della legge di Dio.

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Come sento Dio presente nella mia vita: come un Padre o come un carabiniere?

Questa settimana misurerò lo spessore di amore con cui compio le mie azioni soprattutto nel rapporto con gli altri. Non basta l’educazione, con l’osservanza perfetta dell’etichetta si  poteva uccidere una persona : il duello

Non basta essere soddisfatti di essere obbediente alla lettera della legge di Cristo. Rischiamo di essere estranei al  suo spirito “ignorare ciò che c’è di più importante nella legge : la giustizia, la misericordia e la fedeltà” (Mt 23,23)

 

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XXIX Domenica del Tempo Ordinario – LE TASSE SI DEVONO PAGARE ?

Ecco la domanda che i  sadducei fecero a Gesù e a cui non rispose perché sapeva che ,ipocriti quali erano, se avesse risposto di no lo avrebbero accusato di incitamento all’ evasione fiscale e se avesse risposto di si avrebbe perso le simpatie di chi non le voleva pagare però Gesù non perse un’occasione come quella per fare un discorso molto più serio  che oggi fa anche a noi.

Intanto prendiamo l’euro in tutti i tagli  e vediamo l’immagine che c’è sopra. Meno male che non c’è ne Giorgio ne Matteo ne Anghela, ma c’è un ponte e una finestra che simboleggiano l’Europa. Cos’è quel denaro che abbiamo in mano? Giovanni Papini lo definì “lo sterco del diavolo” ma i perfidi fiorentini commentarono “peccato che soffra di stitichezza”. E’ carta e, molto , carta straccia perché ad essa non corrisponde un valore oro. Ma per chi lo ha in mano e lo deve versare all’ erario è  spesso frutto di sudore, di lavoro, di grandi sacrifici e se pensa che molto di quel denaro andrà non soltanto in strade e ospedali ma a foraggiare stipendi da favola  a mantenere cose inutili  e molti verranno addirittura rubati , la domanda rivolta a Gesù diventa davvero incalzante “Ma i cristiani devono davvero pagare le tasse? Non pagare le tasse è peccato?” Gesù non risponde alla domanda ma prende in mano la moneta e dice”Di chi è quest’immagine? Di chi è quest’iscrizione?” Gesù sottintende “Ad immagine di chi siete stati creati? Gesù non vuol regolare il problema delle imposte ma  ricordarci che non si può servire a due padroni : Dio o  mammona. Scegli. Non guardare solo l’euro ma guarda la tua immagine, sei immagine di Dio e a Lui devi tutto. Il denaro è solo una dimensione della  vita ciò che conta è l’uomo. L’uomo immagine di Dio è creativo, vivo, pieno di speranza portatore di  fiducia, lavoro e allora anche il denaro avrà un valore altrimenti sarà carta straccia. La dignità dell’uomo deriva  dalla  immagine di Dio non dal conto in banca o dal denaro che, se  non è frutto di onesto lavoro e di fatica,  è sicuramente rubato. La vera ricchezza dell’uomo è la rettitudine della sua coscienza, la famiglia che si è saputo creare, i figli che ha saputo educare, le opere di bene che ha compiuto a proprio livello.      E’ questo che vuole Dio è questo che devi restituire a Dio . Tutto è dono suo e la  sua esigenza coinvolge tutto il vissuto umano perché Dio stesso ti confermi la sua fiducia,  ti affidi responsabilità  maggiori e ti ricolmi di doni  più grandi : le tasse che paghi a Dio te le restituisce investendo su di te autentici capitali.

Per continuare nella preghiera

Ricordati che porti l’immagine di Dio, che la tua famiglia è l’immagine della Trinità.

Sei una moneta che porta l’effigie di Dio e che Dio ti spende per il bene dei fratelli.

Non dimenticare mai che l’uomo non è fatto ad immagine del denaro ma ad immagine di Dio

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XXVIII domenica del Tempo Ordinario

VANGELO - Mt 22, 1-14 ANDIAMO A NOZZE

Oggi  il vangelo ci racconta di una festa di nozze.  Ne parla diverse volte perché  rivela il messaggio fondamentale della rivelazione  eppure, in tutti i casi c’è una anomalia : c’è il padre dello sposo che paga la festa , il figlio che si sposa, gli invitati e manca sempre la sposa. Questo è proprio il messaggio fondamentale : la sposa è l’umanità che il Padre  vuol dare in sposa a Suo Figlio. Il rapporto che Dio vuol stabilire con l’uomo è del genere nuziale , non si contenta di essere amico o fratello dell’uomo  ma addirittura sposo. Lutero ha un’espressione bellissima “ Quando Dio e l’uomo si scambiano la fede tutto quello che è di Dio diventa dell’uomo e tutto quello che è dell’uomo diventa di Dio”. Questo è il piano di Dio : celebrare le nozze con l’umanità.

Così si spiega l’insistenza del Padre del Re  che vuole ad ogni costo celebrare le nozze. Dio è costante, offre la sua misericordia a tutti . Non è un Dio di umore, di suscettibilità, di rancore. Il banchetto è pronto, le nozze saranno celebrate . Dio vuole la salvezza del mondo : il mondo sarà salvato ! Se fallisce un piano ne mette in atto un altro. Dio è fedele. La costanza di Dio, la sua fedeltà sono una sicurezza per i peccatori incalliti e per la nostra debolezza. Sono le parole di Gesù che ci invitano: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi ristorerò”.

Alla fine, dopo il rifiuto degli invitati arrivano proprio quelli che il Padre desidera per suo Figlio ,quelli “ai crocicchi delle strade,… tutti quelli che trovate …e raccolsero buoni e cattivi”. Direbbe Papa Francesco quelli delle periferie della società , tutti, perché ogni uomo è invitato alle nozze col Figlio di  Dio.

La bellezza della festa viene rovinata dallo scontro tra il re e  un tale che non indossava l’abito nuziale. Tutti si erano preoccupati di vestirsi decentemente dando prova di accogliere volentieri l’invito, non certo tutti avevano abiti firmati, ma avevano manifestato la buona volontà. Uno di loro  si era presentato senza abito adatto alla circostanza . Col  gesto di rifiuto da parte del Re il Signore vuol dirci che la sua generosità deve essere formalmente accolta, non basta lui che offre ma da parte nostra ci vuole  formale accoglienza che faccia spazio alla sua proposta di amore. Per sposarsi bisogna essere in due e tutti e due devono essere consenzienti.

Dio è Colui che invita a nozze, alle nozze della vita, attenzione a noi non dimenticare l’appuntamento , tenerci pronti sempre perché ogni circostanza è un’occasione da parte di Dio per farci una dichiarazione di amore.

Per continuare con la preghiera

Tutta l’attenzione della chiesa in questi giorni è centrata sul Sinodo dei Vescovi che sono riuniti  col Papa a trattare sulla famiglia.

Ogni famiglia è il modello di come Dio vuol rapportarsi all’uomo . Dio mi ama come quella mamma e quel padre si amano e amano la loro famiglia . Ogni famiglia ha il dovere di testimoniare questo amore.

Attenzione  a tutte le dichiarazioni di amore che Dio mi manda e tenermi sempre pronto per accettare l’invito a nozze con Lui. Tenete sempre acceso il cellulare dell’anima.

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