Liturgia

LA SAMARITANA – III Dom. di Quaresima

Dopo l'incontro con la tentazione e la trasfigurazione di Gesù incontriamo nelle prossime domeniche tre personaggi storici e simbolici che da secoli accompagnano i catecumeni verso il battesimo e tutti i cristiani verso la festa di Pasqua. Questi tre personaggi esprimono i desideri di tutti gli uomini a non vivere nella sete permanete, di non vivere nelle tenebre e di non vivere nella situazione mortale. Il Cristo scava nel loro desiderio.....prima di soddisfarlo.

La sete, la fame e la fatica. I testi di oggi ci parlano di questi bisogni fondamentali dell'uomo. Nelle letture tutti hanno fame, sete e sono stanchi. Gesù è "stanco dal viaggio" e ha sete. La samaritana vorrebbe essere liberata dalla fatica di venire ad attingere l'acqua al pozzo, i discepoli hanno fame. La scrittura parla degli spessori della nostra vita, con le sue necessità primordiali e le sue preoccupazioni vitali. Ma non soltanto la fame e la sete ma la samaritana non ha potuto trovare l'uomo che la completasse nella sua vita, ha avuto cinque mariti e l'attuale non è suo. Nel cuore di queste situazioni di impotenza si pone la questione radicale dell'uomo, quella della fede: "Dio è veramente in mezzo a noi, si o no?"

Questa domanda ci dice come le questioni si spostano. Alle prime domande di trovare da mangiare , come trovare lavoro si sostituisce l'unica questione. "Dio è con noi si o no?". Nella terza lettura si nota questa evoluzione delle domande poste a Gesù dalla samaritana: "Tu, giudeo, domandi da bere a me che sono samaritana? E "Dov'è il tuo Dio" e più tardi "Quando verrà il Messia?" Ma Gesù gli risponde subito :"Sono io che ti parlo". Da notare che "Sono io" "ego eimi" è il nome di Dio stesso. Gesù non viene a dare una risposta ma è la stessa risposta. E' Lui la presenza di Dio in Spirito e Verità. "Colui che viene a me non avrà più sete". Il vero nutrimento dell'uomo è Dio stesso.

Prolungare la vita. Nella terza lettura Gesù opera una sostituzione del nutrimento "Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete" e questo cibo consiste nel compiere la Volontà del Padre. Gesù oppone il nutrimento materiale a quello spirituale così per la sete e tutto il resto. Cerca di far passare dai desideri della terra a quelli del cielo. Non si tratta di cambiare desiderio ma di elevarsi fino alla sorgente del desiderio. Desiderare il pane non è altro che desiderare di vivere. "La vita è più del nutrimento e il copro più del vestito". Si tratta di vivere, desiderio dell'uomo mai smentito. Gesù è venuto non per darci la morte ma "perché essi abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza"

Il tempo della fede. La scommessa della nostra vita è questa: credere che Dio è con noi e che è Amore. Anche se la fame ci assale, se non ci riesce niente, se l'equilibrio dell'amore non è condiviso. Superiamo le nostre tenebre personali e diciamo: anche se il mondo va male e prevale la violenza: "Né la morte né la vita, né angeli , né potenze, né altezza né profondità, né alcun altra creatura potrà separarci dall'amore di Dio che in Cristo Gesù Nostro Signore"(Rom 8, 38) Neppure il nostro peccato neppure la debolezza della nostra fede.

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LA TRASFIGURAZIONE – II Dom. di Quaresima

Per l'esperienza cristiana la pagina della trasfigurazione è centrale. Nel catino di tutte le chiese orientali viene riprodotta la trasfigurazione. Anche nella Gloria del Bernini nella Basilica di San Pietro, dove adesso è la vetrata della Colomba, lo Spirito santo, doveva esserci la scena della trasfigurazione. Ogni iconografo per la prima volta deve cimentarsi a fare l'icona della Trasfigurazione. Anche noi non possiamo non pensare alla stupenda tela di Raffaello nei musei vaticani che rappresenta la scena della Trasfigurazione.

La trasfigurazione non è uno strappo all'esperienza umana di Cristo ma è pienamente inserita nella sua storia terrena per esprimere un mistero che ci riguarda direttamente, quello della nostra crescita in Cristo, quello della nostra trasfigurazione.

Gesù, insieme ai tre apostoli sale sul monte e giunto sulla cima si mette a pregare. Mentre prega si trasfigura, cambia aspetto, diventa luminoso creando intorno a se un misterioso senso di benessere e di gioia. In questo contesto appaiono Mosè ed Elia a conversare con Lui. Finita la visione tutto tornò normale e gli apostoli "non videro altro che Gesù". L'esperienza è un itinerario per noi. Siamo stati creati ad immagine di Dio ma come tutte le cose Dio ci ha lasciati incompiuti perché l'uomo possa completarci con la sua intelligenza e volontà. Sono bellissime le opere incompiute, penso alla pietà Rondanini e a quella di Firenze, penso all'incompiuta di Schubert, bellissime ma incompiute. Come bellissimo è un bambino ma deve crescere. E tutti noi "Dio ci ha scelti fin dalla creazione del mondo per essere santi e immacolati nell'amore".

Nella trasfigurazione si nasconde il nostro proprio mistero della nostra assimilazione al Figlio di Dio che ha voluto farsi uomo, nascondendo la sua divinità sotto la sua umanità per far di noi dei Figli di Dio in Lui. Si è fatto uomo perché diventassimo dei come lui. E nella Trasfigurazione vediamo lo stato in cui saremo in cielo quando la manifestazione dell'anima immortale per natura, ma trasfigurata dalla grazia, ricolma della presenza di Cristo sarà simile a Lui vedendolo come Esso è.

Però dal momento della nostra incorporazione a Cristo attraverso il battesimo siamo entrati in una dinamica di trasformazione della nostra natura umana che di giorno in giorno , meglio, di croce in croce, è trasformata ad immagine del Figlio di Dio. Come Gesù, desiderare quella gloria a cui siamo destinati e pregare "E ora Padre glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te, prima che il mondo fosse".

Raggiungere questa trasfigurazione personale , come è avvenuto nei Santi, esige il cammino che Gesù ci ha indicato per salire sul Tabor. Salire la montagna, pregare, conversare con la Bibbia Mosè ed Elia e lentamente, mentre stiamo con Cristo nella preghiera , lo Spirito Santo ci configura a sua immagine. Questo lifting spirituale trasformante esige una continua adesione di amore a Cristo.

Essere nel mondo la manifestazione della gloria di Dio, della bellezza di Dio è la prima condizione per l'evangelizzazione, si chiama testimonianza cristiana."E' la bellezza che ci salva" Ed è questa bellezza che salva il mondo quella che lascia trasparire un'anima piena di Dio, quindi piena di amore. E' evidente che il Cristiano deve essere bello, della bellezza di Cristo in maniera che chi lo incontra "Non veda altro che Gesù".

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LA TENTAZIONE – I Domenica di Quaresima

Papa san Leone Magno nel 440, all'inizio della quaresima scriveva, "Sulla faccia della terra migliaia di uomini si preparano alla loro rigenerazione in Cristo" e nello stesso tempo "Coloro che sono caduti che si lavano nelle lacrime della penitenza per essere ammessi alla riconciliazione". I vangeli di queste domeniche quaresimali costituiscono l'itinerario percorso dai catecumeni e dai penitenti che si preparano alla riconciliazione.

Con il mercoledì delle ceneri. però, comincia il tempo veramente forte della chiesa che ci condurrà fino alla Pentecoste. Sono esattamente cento giorni in cui la chiesa ci dona quanto di più bello ha accumulato nei secoli per farci vivere intensamente questo tempo di conversione.

Gesù è tentato dal demonio. Ovviamente si è fatto tentare per noi perché imparassimo la tecnica del nemico e come reagire. Satana era al Giordano ed aveva assistito al battesimo di Gesù. Aveva sentito le parole del Padre ed andava scoprendo la strategia di Dio per liberare il mondo dal suo potere. Satana ragionava così: che Dio faccia Dio e resti nel suo paradiso con i suoi angeli, il mondo è il mio regno e non posso permettere che vi entri. Aveva capito che vi sarebbe entrato proprio diventando uomo e dal di dentro far saltare il suo potere. Aveva scoperto il piano di Dio e allora va nel deserto a tentare Gesù e , intelligentemente per tentarlo scelse il campo della povertà perché per diventare uomo si era fatto povero. La fame è il primo segno della povertà ed il demonio parte proprio di lì. "Se sei figlio di Dio dì a questi sassi che diventino pane...". E' proprio dell'uomo essere limitato anche dalla natura per cui ecco la seconda tentazione "Se sei Figlio di Dio gettati giù". Il potere e la gloria sono la tentazione più grande dell'uomo e allora satana "Tutte queste cose ti darò se prostrato mi adorerai".

Gesù è tentato sulla povertà che aveva assunto , è tentato sulla sua identità di uomo, e la risposta non si fece aspettare. "Non di solo pane vive l'uomo", "Non tentare il Signore Dio tuo", "Vattene satana! Sta scritto "Adora il Signore Dio tuo, e a lui solo rendi culto". Gesù ci insegna come affrontare il demonio: con la chiarezza della Parola di Dio, e con la fermezza di chi ha aderito a Dio e che non intende aprire il minimo dialogo con lui. Con la tentazione non si dialoga, non si discute per cercare il lato buono della proposta: il demonio è tentatore e falso per cui ogni cedimento è premessa alla capitolazione.

Anche noi siamo fondamentalmente tentati sulla linea di Gesù, contro la nostra identità di creature che difficilmente accettano il loro limite. E' infatti difficile accettare noi stessi come siamo ed essere felici ringraziando Dio dei doni che ci ha dato. E' difficile anche accettare la nostra condizione fisica: I giovani vogliono essere adulti, i vecchi essere giovani, i grassi essere magri e i magri atletici. Anche desiderare la moglie degli altri è una tentazione. Potrebbe essere difficile accettare la propria condizione sociale e, magari, familiare. Ma soprattutto la tentazione diventa violenta nei momenti di difficoltà. In caso di malattia, di disoccupazione, di qualsiasi disgrazia la tentazione è pronta "Se tu fossi veramente figlio di Dio......... Se Dio davvero ti amasse....... Se Dio ci fosse davvero........".interverrebbe e non saresti nei guai. Questi sono i momenti per rinnovare , come Giobbe, la nostra fede in Dio che ci ama e permette la tentazione per dimostrargli la nostra fiducia e il nostro amore. "Vattene satana! Adoro soltanto il mio Dio".

Dopo la tentazione, la pace. Anche da noi il demonio si ritirerà , ovviamente per tornare di nuovo, e verranno gli angeli a confortarci. In questa prima settimana di quaresima riflettiamo su quelle che sono le nostre vere tentazioni ed esaminiamo bene se quelle che riteniamo buoni desideri non sono delle autentiche tentazione. Una cosa è certa: "Il nostro nemico il diavolo sta cercando di divorarci. Siamo saldi nella fede".

 

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IL REGNO DI DIO E LA SUA GIUSTIZIA – VIII Domenica del T.O.

"Del domani che sarà?" E' il problema dello spirito umano sempre inquieto per la mancanza di sicurezza. Dal tempo di Gesù le cose sono cambiate, l'uomo viveva molto più vicino alla natura e parlava in un certo modo della Provvidenza. Da allora l'umanità ha fatto il suo cammino e siamo in un' epoca in cui si manifestano tanti cambiamenti. Si dice che una certa angoscia abita le nostre società.

L'evoluzione tecnologica ha cambiato i rapporti con le persone, catastrofi mettono regolarmente in causa le mutazioni climatiche, imprudenze umane causano danni ecologici che fanno prevedere il peggio. In breve, si ha la sensazione che non si debba essere più sicuri di niente e soprattutto del domani...... Di che domani si tratta? Un domani esisterà? Tutte queste minaccie....sono una fatalità?

D'altra parte non si può vivere con l'angoscia di un domani "apocalittico". Allora che fare? E' a questa questione che ci aiuta a rispondere il Vangelo di oggi. Sottolinea la necessità degli elementi necessari alla vita: il nutrimento, il vestito, la protezione. Numerosi , e sempre di più sono quelli che non hanno il minimo di vita necessario. E' alla scuola delle cose semplici che si impara la lezione evangelica. Giovanni ci parla di "un unico necessario". Saggio è colui che sa scoprire una gerarchia delle cose e qual è la priorità nella vita. Questa saggezza non è nient'altro che la capacità di decidere con la libertà del cuore contro l'avidità del guadagno e di ogni avarizia. In fin dei conti a rinunciare ad ogni sicurezza illusoria "Il Signore è mia luce e mia salvezza....Lui solo è la roccia della mia salvezza".

Adeguarsi alla realtà delle cose. Si tratta di meditare sulla fragilità delle cose – che è anche la nostra – per abitare meglio questa realtà. Ammassare le ricchezze non è la soluzione. Il sudario non ha le tasche, direbbe il Papa. Gesù addirittura ci dice "Non potete serviere a due padroni". C'è una sola soluzione che ci suggerisce una preghiera del messale si tratta di "far buon uso dei beni che passano attaccandosi a quelli che restano". In altri termini si tratta di lasciar le cose come sono ne più ne meno. Il denaro non è un dio, non è fine a se stesso ma è un mezzo, assolutamente necessario ma un mezzo.

In fin dei conti bisogna capire che alla Provvidenza di Dio deve corrispondere la nostra prudenza. Notare la relazione tra le due parole. Ciò che Dio porta con la creazione, l'uomo deve portarlo ai suoi simili e alla creazione stessa. Dobbiamo però ricordare due cose: la contemplazione della passione e resurrezione del Signore ci insegnano fino a che punto arriva la Provvidenza del Signore, la cura che ha di noi e della sua creazione. E soprattutto bisogna ricordare che la Provvidenza divina si esercita spesso attraverso l'intermediario della nostra prudenza, cioè la nostra capacità di rispondere alle necessità che incontriamo, il nostro atteggiamento a discernere l'atteggiamento giusto, il gesto opportuno di condivisione di generosità e di perdono, la parola che in quel momento conviene.

Questo è l'insegnamento del Vangelo: servire il Signore è impegnarsi a far bene in tutta libertà di cuore. Occupati a fare il bene, andare incontro agli altri avremo meno tempo di pensare al domani....... D'altra parte è con un sorriso rassicurante che il Signore ci dice questa parola "A ciascun giorno basta il suo affanno".

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AVERE L’AMBIZIONE DELLA PERFEZIONE VII Domenica T.O.

"Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro celeste". La Parola del Signore ci lasca più che perplessi: increduli e paralizzati. Forse Gesù non ricorda in che condizione ha lasciato il mondo quando se n'è andato? Gesù mette il dito sulla piaga, lo sa e lo fa espressamente. Conosce bene il mondo in cui è e conosce il cuore dell'uomo come lo hanno conosciuto i profeti "complicato e malato"(Geremia). Il peggio per noi cristiani e che dopo due mila anni di cristianesimo sembra non essere cambiato niente. Il male è sempre all'opera e con metodi rinnovati.

L'esempio dei cristiani, a titolo personale e comunitario lungo la storia autorizza un giudizio severo: non abbiamo saputo resistere alle seduzioni del potere, alle forze sporche e alla violenza. Se fossimo stati perfetti non è detto che il mondo sarebbe stato migliore, certamente non possiamo provare il contrario. Attenzione alle autoflagellazioni di cattivo gusto. Si tratta di un superficiale esame di coscienza ma non è a caso che San Giovanni Paolo II avendo percepito l'urgenza di fare il punto di duemila anni di storia e di porre qualche gesto profetico, ha pensato a quello di chiedere perdono. Il problema esiste. Come rinnovare l mondo? Da tutte le parti si trovano tensioni e guerre e dobbiamo rilevare che le religioni non sono state sempre partigiane di pace. Addirittura l'uomo ha strumentalizzato anche Dio a suo profitto.

"Siate misericordiosi come il Padre vostro celeste è misericordioso". Dio conosce il peccato dell'uomo ma nonostante tutto insiste sulla decisione dei suoi discepoli che il loro si a Cristo deve essere un si. Per quelli di Cristo però c'è una differenza. San Paolo invita i cristiani a non avere tra di loro altra rivalità che quella dell'amore fraterno, perché è di amore che si tratta. Da questa la versione dello stesso concetto espresso da Gesù che ci propone San Luca. Per Luca "Siate perfetti" è tradotto: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli". La cosa è originale perché tutti gli spiriti religiosi hanno della santità un'immagine particolare. Chi la pensa come una grande austerità di vita, chi come un grande rigore, chi come una reale gravità, altri come una fedeltà piena e intera a ciò che uno crede e soprattutto una fedeltà assoluta alle pratiche dell'osservanza della religione. Come si vede la parte riservata all'amore è ben poca e invece è proprio l'amore che fa la differenza. La santità non consiste in ciò che è esteriore ma in ciò che è interiore. La legge osservata senza amore non vale niente. L'amore è il termine della parola del Signore e della sua legge.

E' sconcertante mettere l'accento sull'esigenza divina dell'amore : eppure è su questo che si gioca la vita umana, la sua riuscita, il suo compimento. San Paolo lo dice chiaramente: "anche se tu dessi il tuo corpo alle fiamme se non hai la carità non serve a nulla". E Gesù è ancor più radicale perché è sull'amore che giochiamo la nostra vita. Il solo appuntamento del nostro cuore è con l'amore di Dio e ciò che ci attende è l'esperienza cocente che non sappiamo amare come Gesù ama. Ciò che conta è prendere sul serio il comandamento dell'amore.

Saremo giudicati sull'amore. Mille sono le occasioni giornaliere per esercitare l'amore verso Dio e verso i fratelli. Aver l'ambizione della santità e mettercela tutta per realizzarla è l'oggetto stesso della nostra vita. Gesù ci dice che questo progetto corrisponde esattamente al nome di amore e misericordia. La radicalità del comandamento del Signore si confronta con le nostre resistenze e le nostre pesantezze e ,magari, con le nostre false esigenze religiose.

"Alla sera della vita sarai giudicato giudicato sull'amore". Su questo e su nient'altro.

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CHE IL VOSTRO SI SIA SI – VI Domenica del T.O.

Quando è SI' che sia SI', quando è NO che sia NO: siamo dinanzi al dramma della nostra vita: la possibilità di scegliere e di scegliere veramente. Siamo capaci di scegliere ma abbiamo l'esperienza di tergiversare, siamo portati a non scegliere o a scegliere a metà o a scegliere tutto e il suo contrario. Eppure dobbiamo scegliere bene. Da sempre ci è posta dinanzi l'alternativa "Ecco io metto davanti a te la vita e il bene, la morte e il male..... Scegli dunque la vita"(Dt. 30,19) E a bibbia ci racconta le conseguenze delle buone e delle cattive scelte.

Ovviamente per scegliere, soprattutto in materia importante, si sente il bisogno di riferimenti. La legge che Dio diede a Mosè non aveva altro scopo che questo. Dio, dinanzi all'uomo sua creatura fa un atto di grande amore e attende una risposta all'altezza di questo dono. La legge che Dio diede all'uomo non aveva altro scopo che quello di aiutarlo a rispondere adeguatamente alla confidenza e all'amore di Dio. Per questo la legge non può imporsi, spetta all'uomo confrontarsi come dice il Signore "Se tu vuoi puoi osservare i comandamenti, dipende dalla tua scelta restare fedele"(Sir 15,15)

La saggezza della Scrittura. La legge non s'impone ma soprattutto serve con profitto a chi si sottomette in coscienza. L'obbedienza servile non serve a niente. L'atteggiamento giusto dinanzi alla legge è questo: la legge cose mi suggerisce di fare? Sarebbe illusorio cercare la risposta ad ogni problema come per magia. Al contrario la legge richiama ad un ascolto costante "Beato l'uomo che si compiace della legge del Signore e la medita giorno e notte". Quando si parla della legge non si considerano soltanto i dieci comandamenti ma l'insieme dei primi cinque libri della Bibbia: il Pentateuco. La chiave per capire la legge del Signore non è la paura, la servitù, l'alienazione, al contrario è il "timore del Signore"che è tutt'altro che la paura di Dio ma piuttosto il rispetto di una gerarchia di valori che devono essere osservati nelle nostre scelte a seguito di un ordine che esiste tra le cose di cui Dio è Colui da cui tutto procede. E' Lui che chiama tutto all'esistenza e da senso a tutto.. E' l'amore che crea tutta la vita e fa l'uomo a sua immagine. Lo studio della scrittura è più alto di un sapere teorico "Tutto nella testa", ma piuttosto la sapienza di un cuore attento che vuole andare oltre il compimento e la libertà.

Lo spirito della legge. Il lungo discorso che abbiamo sentito oggi nel Vangelo di Matteo dice la stessa cosa. La perfezione non è quella di osservare alla lettera tutte le prescrizioni di Mosè. Dobbiamo certo continuare a interrogarci sulla legge di Mosè ma alla luce dell'insegnamento di Gesù: un comandamento è osservato soltanto quando si va in fondo a ciò che ci è chiesto. La legge non è osservata soltanto quando risponde alle sue esigenze di giustizia ma quando va fino all'ultima esigenza di amore. Soprattutto porta frutto quando non si compiace di ammirare se stesso, ma quando fa il bene semplicemente perché è bene e bisogna farlo. Gratuitamente! Come Gesù stesso ha praticato la legge.

Ma questo è troppo. Riusciremo? Quante volte proponiamo e poi ci troviamo in contradizione con le migliori soluzioni? Con rischio di scoraggiarci. Il vangelo di oggi ci aiuta: bisogna camminare con determinazione sul cammino del bene della giustizia e dell'amore; ma anche con perseveranza e pazienza: si, sul cammino pieno di buche e di difficoltà. Ma questo non ci deve spaventare e il Signore ci dice di non lasciarci indebolire dal compromesso dell'indeterminazione: "Che il vostro SI' sia SI' e il vostro NO sia NO". Poco importa il numero delle volte in cui dobbiamo ridire il nostro SI' se si converte in NO; la misericordia avrà sempre ragione della nostra debolezza e delle nostre lentezze se non rifiutiamo di fare appello al Signore.

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LA LUCE DEL MONDO – V Domenica del T.O.

Il tema di questa domenica è l'annuncio della Parola: la predicazione. E' il problema di tutti: convincere delle nostre idee, e per i genitori far entrare buone idee nella testa dei propri figli, come far loro frequentare la chiesa quando se ne allontanano. L'evangelizzazione comprende tre elementi: la parola , la vita che la testimonia e l'annuncio vero e proprio della parola. Un rischio grave è quello di confondere l'evangelizzazione con la propaganda o con la pubblicità.

Il metodo marketing per ottenere il massimo dei risultati martellando il cranio della gente di affermazioni per imporsi è un'astuzia anestetizzante la libertà degli uditori, eppure rappresenta una tentazione. Gesù invece, oggi, ci inviata a credere in lui e vegliare sulla qualità dell'impegno interiore e a lasciarlo trasparire naturalmente. Gesù non chiede di esporsi con ostentazione: vuole che il suo discepolo non taccia quando è interrogato anche se la sua parola suscita opposizione. Gesù si definisce "luce del mondo e chiede il coraggio di prendere coscienza di essere illuminati dalla verità e di mettersi a disposizione di coloro che la cercano.

L’uomo da bene, dice il salmo, è “luce dei retti di cuore”. Offre agli uomini la possibilità di incontrare una manifestazione visibile di Dio invisibile, Questo ci fa capire quello che dice Gesù ai suoi discepoli “Voi siete la luce del mondo”. La luce di cui noi cristiani siamo portatori non viene da noi ma dall’alto che è La luce “che illumina ogni uomo che viene nel mondo”. La nostra carità può essere vista da tutti perché non è nostra ma viene da Lui. Così ,invisibile in questo mondo, la gloria di Dio si rende percepibile nella carità verso i più piccoli. Che sia resa visibile la gloria di Dio Padre e annunciata la buona novella del Regno è il più grande gesto di attenzione e di rispetto verso i poveri. Questa è la vera luce della carità cristiana.

Il sale della terra. Le personalità cristiane che meglio sono percepite nel nostro universo culturale son quelle che incarnano la carità, basti citare per tutti Madre Teresa di Calcutta. Tutti i nostri contemporanei sono disposti ad accogliere un messaggio di fede che si radica nell'azione. Però il più grande amore di cui le opere di carità cristiana sono testimoni non è riconosciuto da tutti: è Gesù che l'ha reso manifesto sulla croce donando se stesso per liberare l'uomo dal peccato. San Paolo ci dice che il modo per annunciare il mistero e la gloria di Dio è quello della debolezza umana nella quale si manifesta la potenza dello Spirito.

Il sale fa emergere il sapore delle cose. E' il simbolo della sapienza attraverso la quale si riconosce il valore e la vera portata della realtà stessa, la più ordinaria. Essere sale della terra è far sorgere al mondo, nel quotidiano dell'uomo ciò che ha senso, ciò che è guidato dall'amore. Dobbiamo essere il sale, la sapienza di Dio, dei segni della potenza dello Spirito all'opera tra la debolezza dell'uomo. Senza paura che la nostra testimonianza non sia percepita. Basta essere in mezzo al mondo il fermento del vangelo.

Luce del mondo e sale della terra abbiamo una testimonianza d'amore da portare nel cuore del mondo. Questa missione ci obbliga ad una attenzione particolare di rispetto e di benevolenza nei riguardi di tutti, soprattutto i più piccoli e i più poveri. Avvicinarsi all'uomo che soffre consapevoli del mistero che ci fa vivere e di cui siamo portatori: il Messia morto e risorto per portare la luce a tutti gli uomini

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BEATI COLORO CHE AMANO – IV Domenica del T.O.

I gesti parlano. Gesù sale su una collina e, come Mosè sul monte riceve la legge del Sinai, Gesù propone la carta magna, la legge costituzionale del Regno che annuncia. Ogni precetto comincia con la parola "Beati". Immaginate che il nostro codice di diritto civile facesse precedere ogni articolo con la promessa della felicità. Gesù presenta il suo messaggio come "la buona novella", un cammino di felicità. Un immenso desiderio di felicità pervade ogni essere umano. La "proposta evangelica" dovrà essere molto interessante. Ma di quale felicità si tratta? Come raggiungerla, come accoglierla?

La felicità di Cristo. Il vangelo ci presenta il cuore di Cristo pieno di riconoscenza e di lode. "Ti ringrazio Padre perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". La sua comunione col Padre era sorgente di una intensa gioia che manifestava ai suoi discepoli: "Che la mia gioia sia in voi e che la vostra gioia sia piena". Le beatitudini sono l'immagine di Gesù. Il messaggio evangelico non è esteriore alla persona di Cristo ma ce lo trasmette come messaggio del Padre. Il regno è lo stesso Cristo. Le beatitudini non dicono altra cosa che il vissuto di Gesù. Il Figlio del Padre ha voluto situarsi nell'umiltà del cuore e si è fatto dolce e umile, ha pianto per la sofferenza e di compassione, è stato misericordioso con i peccatori ed ha testimoniato coraggiosamente la verità. Ha fatto la pace nel suo sangue sulla croce ed ha subito la persecuzione per la giustizia del Regno fino al dono totale. E ci invita a condividere le beatitudini con Lui. Ne conosce la difficoltà e il prezzo e ci accompagna sul cammino di una difficile felicità senza limiti.

Nel vangelo di Matteo le beatitudini sono al futuro. Gesù prende il rischio di vanificare l'oggi? Ci conviene firmare una cambiale in bianco sulla sola garanzia della sua Parola? Non è stato rimproverato spesso al cristianesimo di essere la religione della rassegnazione aspettando la realizzazione nell'aldilà! "Il Regno è già in mezzo a voi" E le beatitudini sono più delle felicitazioni che Gesù rivolge ai suoi discepoli: "Beati voi di aver fatto la scelta della semplicità, della dolcezza, della tenerezza e della pace. Voi siete sulla strada del regno!" Dio rimette le lancette dell'orologio del Regno e anticipa la realizzazione attraverso i suoi che vivono lo stile del Regno, che sono delle Parabole del Regno. Dio è alla sorgente della felicità infinita, della bellezza dell'amore. Le beatitudini si possono riassumere così: "Beati coloro che amano veramente"

Una felicità che ci impegna. "In cammino". E' così che Chouraqui che traduce "beato" secondo la sensibilità ebraica. Le beatitudini evangeliche non sono l'apologia di una tranquillità passiva e beata. Al contrario chiamano ad un impegno concreto proposto come via verso la bontà. La povertà del cuore si traduce come un rifiuto a lasciarsi investire dal possesso materiale, dal potere e dall'orgoglio. E' la scelta di vivere libero. La dolcezza evangelica non è da confondere con la semplicioneria naif, è il rigetto della violenza e del disprezzo. E' accoglienza dell'altro senza debolezza ma anche senza pregiudizi ne gelosia..... Le lacrime non sono quelle della romanticheria ma quelle di una compassione cordiale che fa capire ed entra in simpatia con coloro che soffrono. La purezza del cuore è sinonimo di trasparenza, fugge la doppiezza e il travestimento della verità. Fare la pace suppone una volontà di realizzare la riconciliazione ad immagine del Figlio. La persecuzione a causa di Gesù è "subita" ed è la conseguenza di una ricerca della giustizia del Regno e l'indice di un impegno da parte del discepolo di "aggiustare " la sua vita al vangelo malgrado le incomprensioni. Mostrarsi cristiano prevede coraggio e lotta. Beati coloro che vivono contro corrente le beatitudini perché sono il vero volto del mondo che verrà.

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SEGUIRE GESÙ – III Dom. del T.O.

Abbiamo contemplato il Verbo fatto carne, adesso comincia la tappa seguente, la ragione della sua venuta tra noi: l'inaugurazione del Regno. Dall'inizio della sua predicazione Cristo associa uomini e invita quelli che diverranno apostoli a camminare al suo seguito per diventare "pescatori di uomini". Membra del corpo di Cristo e associati alla missione della Chiesa anche noi riceviamo questa domenica la chiamata di Gesù a seguirlo come gli apostoli perché il Vangelo che salva il mondo giunga alle estremità della terra. E' sulla sequela di Cristo che il Vangelo di oggi vuole intrattenerci ei anche noi ci soffermiamo.

Rispondere alla chiamata. Gesù incontra coloro che devono divenire suoi discepoli e dice loro "Venite dietro di me". Seguire Gesù è soprattutto un appello. La cosa sembra banale ma all'epoca di Gesù erano i discepoli che cercavano un maestro. Con Gesù non è così. E' il maestro che chiama e lo fa con autorità. Il regno bussa alla porta di ogni uomo che vuol sentire questa chiamata e conformare la propria vita con un itinerario di conversione. Questa è la scelta con cui ciascuno di noi deve confrontarsi e che suscita la nostra libertà. Voglio io rispondere a quest'appello e tirarne tutte le conseguenze? Tanti sono i simpatizzanti di Cristo ma non accettano di seguirlo come si presenta perché tirarne le conseguenze per la loro vita fa paura . Seguire Cristo non è seguire un'idea che va di moda e a cui ci si attacca. Seguendo il Salvatore e mettendosi alla sua scuola siamo iniziati alla vita stessa di Dio e ai misteri della sua persona. Facilmente ci si può sbarazzare di un'idea ma è più difficile con una persona. La nostra libertà è diversamente impegnata quando si decide per Gesù. Seguire Cristo richiede la morte a se stessi. E' andare "dietro di Lui". Lui è il primo , è Lui che apre la strada e noi lo seguiamo secondo il sentiero tracciato andando al ritmo di Gesù. Come Pietro siamo tentati di prendere altre strade che riteniamo più veloci ed efficaci, invece dobbiamo accettare come Pietro "di andare dove noi non desideriamo andare". Questo mortifica il nostro amor proprio ed è una scuola di fede e di fiducia. Davanti a questa chiamata così precisa gli apostoli rispondono con radicalità. Lasciano tutto, non tergiversano e non esitano. La strada che oggi Gesù inaugura è bella e rude. E' quella del dono di se che culmina nel mistero d'iniquità della Croce e discepolo di Gesù è colui che accetta di portare la croce. "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Gesù ci dice di condividere il suo destino "se soffriamo con Lui , regneremo anche con Lui" Questo cammino potrebbe anche intimorirci. La strada è fatta di esigenze e di rinnegamento di se. Il giovane ricco ebbe paura, ma la sequela di Cristo è anche pieno compimento dell'uomo: da pescatori di pesci a pescatori di uomini. Gesù qualifica positivamente tutto per portare alla perfezione tutte le qualità. Con Gesù c'è un vero "salto qualitativo"per ciascun uomo. L'uomo è condotto al termine di ciò che il Signore attende da lui e spera per lui. Alla sequela di Cristo raggiunge la statura dell'uomo perfetto. Così il mistero dell'uomo si illumina veramente se accetta di seguire Gesù, il Verbo fatto carne che apre a tutti noi una nuova strada. Possiamo noi "seguire l'Agnello ovunque vada" perché il servo sia dove regna il suo Maestro che ha seguito, servito e amato.

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TU SEI MIO SERVO – II Domenica del T.O.

Ciò che colpisce nelle tre letture di questa domenica sono le designazioni: "Tu, tu sei", "Io Paolo", "Ecco l'Agnello di Dio", "E' Lui, il Figlio di Dio". E ciascun personaggio è presentato, ogni volta è annunciata la sua missione, la sua funzione è precisata. Nella terza lettura è Israele, dunque una collettività che viene designata come "servitore", ma di seguito il testo sembra riguardare un solo individuo come nel caso di Paolo e di Gesù.

Ecco il problema: perché la salvezza arriva attraverso un individuo (con evidentemente Gesù al centro, in un posto unico)? Perché è designato un essere particolare datato ad una certa epoca e situato in certo spazio? La salvezza non potrebbe arrivare attraverso una colletività. Il nostro senso "democratico" è scioccato. Siamo invitati al culto della personalità? San Paolo insiste "E' attraverso uno solo che siamo giustificati.(Rom 5,12-21) Uno solo per tutti. Nel nostro Vangelo Giovanni lo designa "E' Lui".

Il problema è interessante eppure deve essere importante perché la Scrittura vi insiste tanto. Per cui deve avere qualcosa di capitale. Da parte mia vedo le cose così: tra gli individui che siamo noi ci sono molte divisioni e ciascuno salva la propria vita a scapito degli altri. Regna il peccato umano. Attraverso diversi collettivi ci sono vari tentativi per organizzarsi, coniugare le individualità. Così la vita diventa possibile stabilendo i limiti imposti dalle leggi e dai costumi in difesa dalle libertà "selvagge". Dice San Paolo "La legge è in vista del peccato". Le leggi sono un limite alla vita e alla creatività. Perché la libertà divenga totale bisogna passare dal collettivo alla comunione. Là si realizza l'unità per cui ciascuno può essere libero. Ma l'unità suppone che tutti siano rivolti verso uno, con un solo riferimento. Non possono esserci più "Cristi" perché c'è un solo Dio. Non si fa unità guradandoci i faccia, più ci si guarda e meno ci si piace, ma guardando tutti nella stessa direzione.

La fine delle potenze e delle dominazioni. Non si possono avere molti Cristi, molti capi. Facilmente la divisione rinasce come avvenne a Corinto dove alcuni si rifacevano a Paolo, altri ad Apollo. Ma c'è di più: il fatto che ci sia un solo Cristo, presenza di Dio, ci libera da tutti i poteri del sacro. La sacralizzazione del potere è una delle tentazioni più ricorrenti. Solo il Cristo è designato dal Padre, solo Lui battezza nello Spirito. La sorgente della libertà è avere per guida solo Colui che è l'espressione dell'amore, la sorgente di tutte le cose; ecco il fondamento della nostra libertà. E anche della nostra unità. Non c'è niente sopra di noi se non Colui che è al di sopra di noi. Così il credente mantiene le distanze da ogni potere che gli si impone, da ogni leader e da uomini della provvidenza. L'unità tra di noi non può avvenire che dalla nostra comunione con l'Essere Unico.

Ma perché un uomo? Ritorna la questione. L'unità e la libertà si potranno ottenere aderendo ad un'unica idea, ad un' unica ideologia? Potrebbe essere l'idea di un amore universale, qualcosa come "libertà, uguaglianza e fraternità"o una società senza classi ecc. Ma un'idea non ama e non risponde. Il cimento degli uomini non può essere che l'amore e l'amore non esiste che tra le persone. Di più, un'idea non è che il prodotto di una intelligenza umana non supera l'uomo che la genera. L'unità suppone il superamento di ciascuno e di tutti, è una realtà che ingloba e che deve venire dal di fuori. Dalla nostra sorgente che è anche il nostro fine, cioè a dire qualcosa che è prima di noi che non raggiungiamo completamente e che non possiamo donarci ne donare agli altri: Colui che noi chiamiamo Dio e che raggiungiamo in Gesù Cristo.

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