Liturgia

CORPUS DOMINI

Gesù è passato facendo del bene e annunciando la buona novella che Dio è amore e che viene a stabilire il suo regno; à morto nella condizioni che sappiamo; è risuscitato; ha inviato la Spirito Santo che è anche lo Spirito del Padre. Tutto questo culmina nell'Eucarestia. Si ricapitola in questo sacramento che ci permette di appropriarci oggi "Qui e ora", tutto ciò che Cristo è stato, tutto ciò che è e anche tutto ciò che sarà quando il suo corpo, che siamo noi riuniti sarà compiuto.

In ciò che abbiamo detto e che non è che l'enunciazione del Credo c'è un punto centrale :"La Pasqua". Tutto converge verso la Pasqua e parte da essa. E' per questo che l'Eucarestia, che ci mette in presenza della Pasqua ci fa entrare nel suo itinerario: è il sacramento centrale. Gli altri sacramenti non fanno che particolareggiare ciò che c'è nell'Eucarestia.

Mangiare e bere. Un fatto da sottolineare è che la Bibbia gira tutta intorno al mangiare e bere. Comincia con la Genesi e termina con l'Apocalisse con "L'acqua viva" e la "porzione dell'albero della vita". Tra le due la tentazione il peccato che sono espresse in termine di nutrimento (Genesi 3, Esodo 16 e anche le tentazione di Gesù) e il dono della carne e del sangue del nostro Vangelo. Questa insistenza sul nutrimento non deve sorprendere perché corrisponde al problema "di che cosa viviamo?". Di più il problema del nutrimento esprime tutto il rapporto dell'uomo con la natura e anche il rapporto degli uomini tra di loro. Ci si batte per la fertilità della terra e per aver da mangiare e ci si unisce in società per spartirsi i beni di consumo e ci si riunisce attorno ad una tavola per esprimere l'amicizia e la pace. Col mangiare e il bere ci si riferisce ai bisogni primordiali e da essi si va verso la comunione tra gli uomini. Tutto questo è il substrato del sacramento.

Violenza e comunione. Gli uomini si battono per il nutrimento. L'immagine della comunione attorno alla stessa tavola potrebbe farci credere che questa violenza si assente dall'Eucarestia. Non è così perché il Corpo che ci viene donato è certamente al di la della violenza perché è il Corpo della resurrezione, ma è passato attraverso la violenza: il corpo del risorto è lo stesso del corpo del Crocifisso. L'Eucarestia è riconciliazione, dunque violenza superata e sorpassata. Il corpo che noi riceviamo è quello che abbiamo trafitto e che, ora, accogliamo riconoscendo il nostro peccato ("Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo") e l'abolizione del nostro peccato, che è la divisione (il contrario della comunione). Il sacramento ci ha fatto attraversare il dramma umano tutto intero e ci fa possedere la sua conclusione beata. Per questo é Ringraziamento. Bisogna anticipare nella fede il nostro comune ingresso nel Regno che è l'universo riconciliato.

L'ultima parola della rivelazione è che Dio stesso si dona in nutrimento, che è il vero pane degli uomini. Il Cristo è il pane del lungo cammino che attraverso i deserti della sete e della fame ci conduce verso lo stesso Dio. E' tutto un popolo che cammina verso l'unità dell'unico Dio. La seconda lettura ci dice , che , moltitudine, partecipiamo ad un solo pane e diventiamo un solo corpo. "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane". Eccoci dunque costruiti insieme ad immagine della Trinità. Questa è la ragione del nostro ringraziamento.

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LA FAMIGLIA DI DIO – Festa della S.S.Trinità

La Trinità non può essere guardata in faccia: si perde la vista. Come il sole la Trinità ci permette di vedere tutto il resto : in particolare la verità dell'uomo. Il Dio monolitico, chiuso nella povera unità della solitudine "dei filosofi" e di certe religioni non può avere con noi che dei rapporti di dominazione, non può uscire da se stesso. Rapporti di violenza. Di conseguenza i nostri rapporti non possono essere che dei rapporto di dominio e di schiavitù.

Dio è in effetti "la ragione di tutte le cose". Tutto ciò che esiste segue la legge che è la sua stessa legge. Ecco perché noi crediamo che Dio è in se stesso relazione, scambio di tutto ciò che è, passaggio dall'uno all'altro, nascita dell'uno dall'altro e dell'uno attraverso gli altri che noi possiamo scoprire che la legge costitutiva dell'uomo è la relazione, lo scambio, l'amore. Dire che Dio è Trinità e dire che Dio è amore, è la stessa cosa. "La legge costitutiva". In altri termini. È la relazione, lo scambio l'amore che fa esistere l'uomo come tale . E' questo che ci salva.

Dio Trinità ci dice cos'è l'amore. In Lui ci sono tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo ma non sono un Io ,un Tu, e un Egli ma un Io , un Tu, e un Noi. Il Noi è Lo Spirito Santo che unisce l'Io e il Tu del Padre e del Figlio. L'amore , ogni forma di amore non è che il noi che si forma tra le diverse persone. Ogni famiglia si riconosce in questo. Basta che vada alla sua origine, quando Lui vide Lei per la prima volta: erano un io e un Tu che si conoscevano e che rimasero tali fino al momento che, col passar del tempo e della conoscenza quasi insensibilmente l'io e il tu divennero "noi". Le proprie cose divennero le "nostre" e gli altri li indicavano non più come "loro" ma come "Voi". Era nato l'amore: una nuova realtà, quella che in Dio è Persona. Ogni famiglia umana è tale se è un "noi", in quel momento è l'immagine di Dio Trinità. L'umanità raggiungerà la sua perfezione non tanto quando avrà fatto le più grandi conquiste ma quando avrà costituito l'universale "Noi" che è l'universale famiglia umana.

L'immagine per eccellenza di Dio è Cristo, (Col 1,15). Cosi' essendo insieme il Corpo di Cristo ne diveniamo immagine e somiglianza. Traduciamo: noi siamo ciascuno immagine di Dio in quanto siamo legati come membri di un medesimo corpo. L'immagine di Dio Uno, non è l'individuo nella sua solitudine, è l'umanità riconciliata, l'umanità una nelle sue diversità che è quella della fine dei tempi: l'ultimo Adamo, verso il quale andiamo e che viene verso di noi (il Cristo che torna) ogni volta che noi creiamo dei legami di amore.

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PENTECOSTE 2017

Siamo giunti alla pienezza della Pasqua: la Pentecoste. Tutto quello che Gesù ha fatto lo ha fatto per donarci lo Spirito Santo che alla Pentecoste fu effuso sulla Chiesa. Nacque il Suo Corpo mistico per cui la Pentecoste è anche il compleanno della Chiesa. Ma chi è lo Spirito Santo? Quando San Paolo chiese ai Galati se lo avevano ricevuto risposero che non sapevano neppure cosa fosse.

Sarebbe grave che fosse così anche per i cristiani di oggi. Lo Spirito Santo è Dio presente nel mondo che lo fa vivere e lo santifica. Nella Trinità divina ciascuna persona ha un compito: lo Spirito Santo presiede a tutti i rapporti esterni alla S.S. Trinità col mondo. Gesù ci ha spiegato bene cos'è lo Spirito Santo con due immagini molto efficaci: lo Spirito Santo è fuoco e vento. E' fuoco. Lo spirito di Dio è sempre stato presente nel mondo fin dalla creazione, anzi, è proprio avvenuta per la potenza dello Spirito Santo che "fa vivere e santifica l'universo". Quando Dio crea il mondo gli partecipa la sua vita. Quando crea Adamo lo manifesta chiaramente insufflando su di lui il suo Spirito. E' il suo spirito che crea il Popolo di Israele che , cominciando con Abramo diventa il popolo eletto che porterà la salvezza. E' lo stesso Spirito di Dio che crea le culture e le varie religioni che camminano da ogni parte verso Dio senza ancora conoscerlo. E lo stesso Spirito che fa sorgere le civiltà e che conduce la storia verso la sua salvezza. E' chiaramente fuoco quello che Dio ha messo nel mondo che lo riscalda, lo purifica e lo rinnova. Ma il fuoco può essere fiamma o brace che vive sotto la cenere. Abbiamo fatto tutti l'esperienza che nel mondo la vita è presente ma è languente, tante volte si ha la tentazione di un accanimento terapeutico per farlo vivere. L'universo cammina con il suo volgere dei tempi e delle stagioni ma gli uomini dormono, languiscono. Anche nel popolo d'Israele la vita in certi momenti languiva, era chiaramente sotto la cenere e allora venivano i profeti che attizzavano il fuoco. E' terribile pensare che esistono delle persone che spargono la cenere sul fuoco perché non diventi fiamma perché finchè è sotto la cenere è domabile ma se diventa fiamma può diventare inquietante e pericoloso. E Gesù lo ha detto chiaro "Son venuto a portare il fuoco sulla terra".

E' vento. Il fuoco deve essere alimentato dal vento. Senza vento diventa brace. Durante la storia d'Israele e dell'umanità ci sono state delle ventate che hanno fatto emergere la fiamma : i profeti, i santi, i grandi uomini spirituali. La presenza di Gesù è stata vento che ha risvegliato sempre il fuoco che giaceva sotto la cenere. Lo hanno sperimentato gli apostoli quando si spengeva il loro entusiasmo e la presenza di Gesù rendeva loro la vita e la forza di andare avanti. La Pentecoste è stata un grande tzunami che ha sconvolto tutte le situazioni, la paura diventò coraggio, apparvero lingue di fuoco e " venne all'improvviso dal cielo un rombo: come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano" (Atti 2). La brace diventò fiamma e uscirono a predicare ed annunciare proprio quello per cui avevano paura di fare la stessa fine di Gesù. Durante la vita della chiesa il Signore suscita delle ventate che ravvivano la fiamma, sono i santi che fanno ardere il cuore. Tutto il mondo ha percepito la ventata che pervase il mondo intero e fu un vero tzunami per la chiesa quando vedemmo per la prima volta Papa Francesco. Ciascuno ha fatto personalmente la stessa esperienza incontrando persone straordinarie, piene del fuoco di Dio. Ogni volta che incontravo Papa Wojtyla, Madre Teresa, Fr. Roger di Taizè, era per me una ventata che trasformava in fiamma la mia brace.

Ora sappiamo chi è lo Spirito Santo e ciascun cristiano ne deve esserne portatore: Dio ha messo il fuoco nel mondo e vuole animarlo attraverso di noi. Interroghiamoci: sono stato finora cenere o vento. Tutti percepiamo che serve una grande ventata di amore sulla Chiesa e sul mondo: è la tua ora l'ora della tua responsabilità, è l'ora del Vento.

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ASCENSIONE DEL SIGNORE

"Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi" Questa ultima frase del vangelo di Matteo rimanda alla prima del Vangelo di Luca "Lo chiamerai Emanuele, che significa Dio con noi". Tutto il vangelo è compreso tra questi due annunci della presenza permanente di Cristo tra gli uomini.

Questo ci invita a vedere una equivalenza tra "Gesù che sale al cielo" e "Gesù con noi", tra la destra del Padre e la comunità umana. La vera abitazione degli uomini è Dio ma la vera abitazione di Dio è l'umanità. Gesù ci raggiunge veramente raggiungendo il Padre. Gesù cessa di essere presente davanti a noi per essere "in noi". La Pasqua è contemporaneamente passaggio verso Dio e passaggio verso gli uomini. Solo ora la scala di Giacobbe è davvero drizzata verso il cielo.

"Più alto di tutti, capo della Chiesa" San Paolo tutte le volte che parla di Cristo elevato al di sopra di tutto parla della Chiesa. "Ma che significa la parola "ascese" se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose"(Ef 4,9). Gesù sottraendo il suo corpo ai nostri sguardi, se ne dona un altro visibile. Il primo corpo lo limitava alla singolarità dell'uomo Gesù, il secondo, di cui tutti gli uomini sono le membra in potenza è illimitato e riempie l'universo. Lui è "l'uomo perfetto nella misura che conviene alla pienezza di Cristo. L'uomo al singolare è l'umanità una ad immagine del Dio Uno. Il mistero è che Cristo, provveduto di un corpo che investe tutte le cose, mantiene la propria singolarità. E' la sua carne che è risuscitata. Ugualmente gli uomini , membri di un solo corpo non perdono la loro singolarità, rimangono essi stessi nella loro singolarità con le loro diversità: questa è la ragione delle differenze nella chiesa. L'unità finale è coniugazione , matrimonio delle differenze. Come la Trinità.

"L'opera della potenza". Con la resurrezione Cristo sorge dalla morte e entra nella vita di Dio. Con la sua resurrezione , che è anche ascensione ha vinto tutto quello che gli è contrario e soprattutto la morte. La resurrezione , dice San Paolo, è l'opera di una potenza infinita che si estende a tutti i credenti. Questo era necessario perché Cristo non avrebbe raggiunto la sua statura perfetta se non avesse coinvolto e salvato tutta l'umanità. Così la potenza della resurrezione opera in noi, attraversa la nostra storia e si da un volto, una figura : la chiesa. Credo che la resurrezione di Cristo non avrà raggiunto il suo completo effetto in tutto il suo corpo, nella totalità dello spazio e del tempo . Adesso si trova ancora in uno stato di crescita. Per questo "io compio nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo per il suo Corpo che è la Chiesa. E' l'umanità intera che cammina verso la sua ascensione.

Con l'ascensione si compie la redenzione. Cristo è elevato al di sopra di tutto e questo impegna la nostra libertà. Tutti i testi che parlano dell'Ascensione fanno riferimento alla predicazione e al Battesimo. E' vero perché l'Ascensione del Signore è la festa della glorificazione della nostra natura umana ma è anche la giornata dell'impegno. Gesù lasciandoci ci ha detto: Io me ne vado ma quando torno voglio trovare le cose cambiate e per questo "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura".

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LA RIVELAZIONE DELL’AMORE – VI Domenica di Pasqua

"Il giusto è morto per i colpevoli". Ecco la frase della seconda lettura che ci mette in difficoltà ma che è essenziale per capire tutta la Rivelazione. Vediamone tutte le implicanze.

"Bisognava che fosse un giusto". La Scrittura insiste sul fatto che era necessario che fosse un giusto ad essere messo a morte. Lo dimostrano i due ladri crocifissi con Lui, la folla che preferisce Barabba, il ladro, a Gesù.

La scrittura non lo fa per provocare la nostra indignazione davanti alla cattiveria e alla bestialità degli uomini: non si tratta di sentimenti ma di teologia. Si dice che la croce mette a nudo, a giorno il peccato dell'uomo, lo svela. Bisogna svelarlo perché è nascosto. Si dissimula dietro tutte le buone pretese. (Si trovan sempre buone ragioni per far morire lasciar morire o lasciar uccidere). Se Gesù non fosse stato il giusto perfetto (il "solo santo" seconda lettura) messo a morte sarebbe potuto apparire giustificato e per conseguenza non sarebbe stato smascherato il nostro peccato, la nostra violenza. "Lo hanno odiato senza ragione" (Gv 15,25)

La vita liberamente offerta. Nella Pasqua di Cristo c'è un aspetto contradittorio: una serie di testi presenta la sua morte "necessaria, "Scritta", bisognava che il Cristo morisse. Ma un'altra serie di testi presenta questa morte come liberamente scelta (Gv 10). Se Gesù non fosse stato il giusto, questa morte non sarebbe stata liberamente scelta ma giustificata dalla sua ingiustizia , non può dare liberamente ciò che è dovuto. E' in questo passaggio dalla necessità alla libertà, in questa libertà che soppianta la necessità che si trova la Resurrezione e la salvezza. Gesù ha il potere di riprendere la sua vita perché ha il potere di donarla. Scegliendo la morte che le circostanze e gli uomini gli impongono(Necessità)si libera e ci libera da tutte le contraddizioni che ci legano.

La rivelazione dell'amore. E' perché Gesù è odiato senza ragione che ama senza ragione. Infatti se l'uomo si rivelasse amabile avrebbe una ragione per amare, il suo amore sarebbe obbligato da ciò che trova nell'uomo. Questo amore non sarebbe totalmente libero ma determinato. "Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito" (Rom 5,6) E' un testo capitale da questo punto di vista. L'amore alla Croce non trova alcuna giustificazione che in Lui stesso. Dio ama perché Dio è Dio , perché l'amore è amore e Dio è amore. Dal nostro punto di vista innalzare la Croce avrebbe dovuto condurre Dio ad odiarci ma allora Dio sarebbe stato veramente ucciso (perché sarebbe diventato il contrario di quello che realmente è). Ora la Croce di Cristo non ha potuto che far sovrabbondare l'amore e manifestare la sua totale gratuità. Così Dio è rivelato. L'amore vero è sempre perdono nel senso forte.

Dar ragione della nostra speranza. Nella seconda lettura è messo di seguito "Cristo il solo santo" e "dar ragione della speranza che è in voi". La nostra speranza è fondata tutta su ciò che abbiamo detto. Se noi speriamo nella vita senza conoscer la profondità della nostra attitudine all'odio e alla violenza, la nostra speranza non sarebbe che ignoranza e sarebbe così fragile da venir meno alla prima coscienza del male che è in noi. Ma la croce ci rivela la profondità del nostro male e nello stesso tempo ci mostra che Dio utilizza questo male per fare il contrario del male: l'amore. La nostra speranza non può essere lesa da niente. La morte è condannata a generare la vita. Là dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia. (Rom 5,20)

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IO SONO LA VIA LA VERITÀ E LA VITA – V Domenica di Pasqua

"Chi ha visto me ha visto il Padre". Leggendo il Vangelo non cesseremo di stupirci. Un uomo come me e come voi, un uomo come gli altri (che sia santo, giusto, non cambia niente: è un uomo) ha osato dire parole simili. Un uomo datato, localizzato si presenta come l'origine assoluta di tutte le cose e di coloro a cui si indirizza.. Il "fine di tutte le cose" sono io. Se avete visto me avete visto Dio.

Questo ci permette di misurare il paradosso della fede cristiana: l'universale, ciò in cui tutto esiste e vive (e che noi chiamiamo Dio) è divenuto un essere particolare vissuto 2000 anni fa, che parlava la lingua di un popolo particolare: è vissuto una trentina di anni. Il Cristo è sicuramente un caso unico. Noi crediamo che in Lui risiede la pienezza delle divinità ma crediamo anche che in Lui si illumina una specie di "legge generale" del modo con cui Dio è presente; Dio non può essere che nel concreto, nel reale che è sempre particolare, limitato e datato. Egli è in primo luogo nella particolarità di ogni uomo. E la Chiesa è per un certo senso particolare.

Come Gesù è VIA. Nell'atteggiamento di Gesù scopriamo la pretesa di uno spossessamento totale: Gesù in qualche maniera scompare e la sua sparizione fisica, il suo passaggio al Padre realizza completamente questa sparizione. Le sue parole non sono sue, le sue opere non sono sue. La fede che chiunque ha in Lui porta sul Padre. In breve: di Lui non resta niente. Il Cristo è l'affermazione completa, magistrale, insuperabile del monoteismo come è espresso nel Primo Comandamento: Dio solo,Yahweh è l'Unico. Il Cristo è la via attraverso cui tutto l'essere va a Dio veramente unico. Ecco ciò che si rivela nella Pasqua. Questo spossessarsi di Cristo a vantaggio del Padre ci rivela chi è e cosa fa il Padre che "Rimette tutto nelle sue mani" di Figlio che si spossessa. La cosa ci riguarda perchè facciamo parte di questo scambio di amore tra il Padre e il Figlio.

La pietra angolare. Davanti ai nostri occhi però noi non abbiamo che Cristo. Per dire Dio (che è un nome comune, non un nome proprio) non abbiamo che un nome : Gesù (Fil 2,9-10). E' in questa luce che si gioca tutto il mistero della fede. Filippo ha visto Gesù ma ancora non riconosce di aver visto il Padre. Non ha fatto il passaggio. Non sapendo che ha visto il Padre non lo ha realmente visto perché vedere il Padre vedendo Gesù non è automatico "riconoscerlo" è necessario per l'accesso al Padre. La seconda lettura presenta Cristo come pietra angolare, quella "Scelta" la sola su cui si può costruire, la sola "via". Dinanzi a questa pietra siamo messi alla prova: crediamo si o no che questo Gesù (e il popolo che è il suo corpo) è la parola di vita che Dio ci ha inviato, la parola che ci costruisce camminando verso il Padre? Se rifiutiamo questa fede non riteniamoci indenni; il Cristo diviene per noi la pietra di inciampo. Questo rifiutare Cristo è rifiutare il Padre, dunque la vita.

Allora che fare? Alcuni restano insoddisfatti perché la lettura della Scrittura non finisce in che cosa dobbiamo fare, in una morale. E' la vecchia tentazione del moralismo. La Scrittura è prima di tutto luce (rivelazione) di ciò che è Dio e siamo noi. La morale, certamente. Ma andare con fiducia verso la parola che ci libera. Pacificarci nella fede e andare verso il Signore Gesù. Gesù è la sorgente di acqua viva che scaturisce dal Padre e ritorna la Padre, a noi resta di lasciarci trasportare da questo fiume di grazia che è Gesù sicuri di arrivare al porto della vita da cui siamo partiti: il Padre stesso.

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CRISTO BUON PASTORE – IV Domenica di Pasqua

Molti sono i pastori. Il mondo è pieno di "maitres a penser", di gurus, di uomini provvidenza, di capi carismatici. Ci sono anche pastori politici che non si contentano di essere buoni gestori della cosa pubblica ma che fanno della loro ideologia una religione. Pretendono di avere le chiavi della storia e di imporre una visione dell'uomo e del mondo.

Cercando una sicurezza molti affidano agli altri l'onere di pensare per loro e di guidare la loro azione. Non è male che ci siano più pastori a condizione che rimaniamo sempre noi a giudicare. Nessun pastore ha un potere proprio "Noi non abbiamo potere che per la verità". Per questo Gesù porta testimonianza alla verità.

Il Cristo pastore. Ciò che caratterizza il cattivo pastore è che distrugge la libertà di coloro che lo seguono mettendo i propri pensieri al posto dei loro gli impedisce di nascere a se stessi, in una parola confisca la loro libertà. I termini del nostro vangelo sono al contrario termini di libertà: i termini entrare e uscire, le immagini della porta e della strada. I termini di entrare –uscire ci richiamano l'Esodo: uscire dalla terra di schiavitù e entrare nella terra di libertà. Il pastore che cammina in testa ci richiama Mosè, figura di Cristo. E' Cristo che per primo passa la porta d'ingresso: la porta pasquale, così apre per noi un passaggio attraverso il deserto della morte. E' da capire come Cristo diventa nostro pastore senza confiscare la nostra libertà.

Il Cristo e noi. Quando Cristo viene da noi "viene tra i suoi". E' vero che per noi è lo straniero che arriva ma si può anche dire che non viene dal di fuori perché è in Lui che siamo stati creati. Quando viene siamo già in Lui ed Egli è già in noi; ecco perché il testo insiste sulla parola "conoscenza". Noi riconosciamo il Cristo, conosciamo la sua voce: egli ci dice la nostra verità chiamandoci per nome (non siamo un esercito indistinto facendo massa in un numero di servitori) Se ci chiama e per farci uscire verso noi stessi. La chiamata è un invito ad un cammino verso la nostra libertà. E' per questo che noi cediamo alla vertigine di cercare altre guide: il Cristo ci indica la strada, è Lui stesso la strada, ma come camminarci, questo non ce lo dice. A noi inventare la nostra condotta. Senza questo il nostro cammino non sarebbe un cammino di libertà.

Il Cristo-porta. Il cattivo pastore volge gli uomini verso se stesso. E' lui che occupa il primo posto e la sua stessa azione anche se non lo cerca esplicitamente ha il suo termine in lui stesso, il suo prestigio, la sua gloria (spesso il suo interesse materiale). "Rubare, sgozzare, distruggere" dice il testo. Il Cristo non cerca la propria gloria e non ci assoggetta. IL vangelo coniuga tutti questi temi: libertà, verità, ascoltare la voce, Pasqua. Gesù non ci orienta verso se stesso ma verso il Padre: Dio. San Giovanni ci mostra Gesù in qualche modo trasparente: le sue parole passano attraverso di Lui ma non sono sue; ugualmente i suoi gesti. E il luogo di passaggio del Padre verso di noi e di noi verso il Padre. Passaggio obbligato ma soltanto passaggio. Non si ferma al Cristo. "Per Lui , con Lui e in Lui a te Dio Padre Onnipotente ogni onore e gloria". Per mezzo di Lui si chiude il cerchio che va da Dio a Dio.. Luogo di passaggio certo ma luogo mobile: il Cristo cammina, il Cristo passa. L'immagine del fiume che ci trasporta. Ultima nota: il Cristo non è per sé ma per il Padre ma facendo così è per noi: in effetti ci volge verso l'origine della nostra vita: io sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

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I LORO OCCHI SI APRIRONO – III Domenica di Pasqua

Il cammino percorso dai due discepoli di Emmaus non è che il cammino fatto dall'umanità dalla notte alla luce., dalla morte alla vita, dall'assenza alla presenza. I due discepoli cacciati da Gerusalemme per paura della morte fanno pensare ad Adamo ed Eva cacciati dal paradiso Per andare dove? Qual è la meta del loro viaggio? Il luogo dove Dio si rivela nutrimento della vita.

Ritorno a Gerusalemme, ritorno all'Eden con l'albero della vita al centro. E' centrale i problema della conoscenza. Conoscere chi è veramente Dio, cioè conoscere la verità delle cose. Chi sono io ? Dove Vado? Qual è la verità dell'uomo e del mondo? Sono i problemi posti da Genesi 3 e il mentitore, il diavolo risponde e l'uomo si nutre di questa menzogna: la verità dell'uomo e delle cose è accaparrarsi il più possibile perché non c'è da fidarsi di Dio. Dio è avaro. Così gli occhi si chiusero sulla verità di Dio e si aprirono alla nudità dell'uomo. Tutta la strada della scrittura come quella di Emmaus è caratterizzata da questa menzogna e falsità.

La presenza. Lungo tutta la strada da Adamo ai discepoli di Emmaus, Dio è presente. La Scrittura è piena di Cristo dalla prima linea. Sulla strada come nel libro questa presenza è nascosta. Nascosta come un bambino prima della nascita ma anche nascosta dalla menzogna. Il lavoro di crescita di Dio nel mondo è lento e doloroso, giustamente per la menzogna che è fede nella morte mentre la nascita è vita. Il Cristo non è riconosciuto nella strada come non è identificato nel libro che parla di Gesù. D'altra parte è il Libro e gli avvenimenti di Gerusalemme che si ritrovano e che si uniscono nella Parola. I cuori dei discepoli si "riscaldano" ma Cristo non è che come una terza persona: non è riconosciuto come colui che parla ma come colui di cui si parla. Le orecchie si sono aperte ma non ancora gli occhi. Il libro scritto conserva ancora una distanza. Per superare questa distanza bisogna che questa Parola, già considerata come nutrimento nello stesso libro , diventi pane spezzato.

Come nella Genesi anche ad Emmaus gli occhi si aprirono mentre mangiavano. Per gli apostoli non è soltanto il ricordo di quanto avevano visto nel cenacolo all'ultima cena ma il legame è ancora più grande con quanto avvenne nel paradiso terrestre. La Genesi ci narra che ci fu il disprezzo della parola di Dio per accogliere quella del mentitore, la presa del frutto dell'albero, la conoscenza della morte. Ad Emmaus invece c'è l'accoglienza della Parola di Dio (il cuore che bruciava), la presa del pane che è Cristo, la conoscenza autentica di Dio che è la vita. In effetti è allora che il Cristo viene riconosciuto vivente. Siamo al sommo della rivelazione: Dio non è avarizia ma dono di se stesso per la vita dell'uomo. Questo si può capire soltanto se si prende e si mangia.

L'ospitalità. Ne querceto di Manrè Abramo aveva ricevuto e nutrito tre stranieri che furono riconosciuti come Angeli e che la tradizione cristiana vede in essi l'immagine della Trinità. Il tema del riconoscimento trova la sua realizzazione nel Vangelo di Emmaus. Gesù, straniero sconosciuto è accolto nella loro discussione e poi invitato a tavola. Ed è la che avviene il capovolgimento perché Gesù rompendo e offrendo il pane prende il posto di colui che invita. Come avvenne per la Samaritana che è Lui che offre acqua viva. Lui si fa invitare per annunciare il dono ultimo, quello della Spirito, nutrimento che non dona soltanto la forza ai muscoli ma la "forza che viene dall'alto".

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LA GIOIA DELLA PASQUA – Domenica in albis

Le tre letture di questa domenica ci parlano di gioia. La gioia appare come il frutto della Pasqua. Bisogna riconoscere che questa gioia ci è difficile. Viviamo in un mondo triste e pieno di rischi, Dinanzi alle nostre paure e alle nostre preoccupazioni c'è la fede nella resurrezione. E' troppo facile dire: se noi crediamo veramente nella resurrezione tutti in nostri problemi sono risolti.

Non è vero. Gesù non credeva nella resurrezione ? Eppure ha pianto davanti alla morte di Lazzaro ed ha avuto paura dinanzi alla morte. Nelle prime due letture la gioia non è da sola: Pietro parla di tristezza in ragione delle prove. Il vangelo comincia con la paura dei Giudei. Concludendo non dobbiamo colpevolizzarci dicendo "Sono triste, ho paura quindi non ho fede": Come possono coesistere la paura e la tristezza con la gioia e la fede? Ecco il problema.

Generati per una speranza viva. Nascere è venire al mondo. Come concepire una nuova nascita? In una eredità. Nascere è essere figli e essere figlio è anche essere erede. Nella Bibbia la parola eredità designa la terra promessa a cui si sovrappone il "settimo giorno" il riposo di Dio. E' là che Gesù entra con la sua resurrezione. Questa nascita di Cristo, questa entrata del nostro fratello maggiore è un pegno e una promessa per noi. Il nostro modo attuale di entrare in possesso della sicura eredità è la speranza. E' vero che ciò che uno spera non lo possiede ancora ma è sicuro di raggiungerlo e con questa certezza affronta tutte le difficoltà del cammino. La cosa più importante è che sappiamo che andiamo da qualche parte e quando lo raggiungeremo trasaliremo di gioia, di una gioia inesprimibile. Di questa eredità sappiamo poco ma che è il nostro universo retto dall'amore.

La difficile fede di Tommaso. Tommaso commette il peccato fondamentale che consiste nel non credere alla Parola ma nel voler "sapere"(L'albero della conoscenza) con la vista: vede dei segni, avere delle prove. Ciò che nel Vangelo è stupefacente è che Gesù, Dio, si sottomette al desiderio di Tommaso. La fede è ciò che salva ma la mancanza di fede non è così catastrofica (ricordiamo l'eclissi di fede di Pietro durante la passione). Certamente "Beati coloro che credono senza aver veduto" o che "Credono senza ancora aver veduto" (seconda lettura). Ma questo testo dimostra che l'amore di Dio per noi è più forte delle nostre esitazioni e dei nostri dubbi. Di fatto la salvezza arriva al mondo attraverso questo rifiuto della Parola, questo rigetto della Buona Novella che si realizza sulla Croce.

La fine del peccato. Alla fine del Vangelo vediamo Gesù che soffia sui discepoli e annuncia la remissione del peccato. Il gesto del soffiare è evidentemente una allusione al soffio della creazione (Genesi 2). Questo telescopio della creazione e della fine del peccato ci rimanda al tema della creazione come lotta e vittoria di Dio sul male dell'uomo, questa resistenza alla Parola creatrice che viene dalla diffidenza. La Resurrezione di Cristo-Parola , è questa vittoria. Ma la lotta di Dio, il lavora senza tregua operato dalla Parola creatrice continua fino alla fine dei tempi. Noi siamo dentro. La nostra luce in queste tenebre è lo sguardo che portiamo senza stancarci su "Colui che abbiamo trafitto".

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PASQUA 2017

Ciò che è avvenuto è estremamente semplice. E' sorto un profeta in Galilea che ha suscitato un po' di interesse nella piccola regione che va dalla Galilea alla Giudea. I suoi comportamenti hanno sorpreso per cui la gente si è posta la questione di chi fosse e da dove venisse. Si è associato dei discepoli che col loro comportamento hanno inquietato le autorità tanto da metterlo a morte. Nessuno scrive su di Lui e a quel momento neppure un articolo sulla stampa. Tutto viene scritto nella memoria.

Giunge una notizia stupefacente: è ridiventato vivo. Si può sempre dire una cosa del genere e trovare dei testimoni che lo hanno visto vivo. Pascal dice di credere a dei testimoni che si fanno uccidere per sostenere la loro testimonianza ma la cosa non convince totalmente. Si trovano persone capaci di morire per sostenere un'idea o una causa non per sostenere un fatto.

Impressionante è il seguito. Questo genere di notizia non è mai stata rimossa completamente dal mondo ma anzi, fatto unico con Gesù, misteriosamente sempre più persone si son messe a credere a questo. "Misteriosamente" perché il fatto ha dell'incredibile, d'altra parte i destinatari del messaggio non hanno che la parola e gli atti dei testimoni per fondare la loro fede. La resurrezione di Gesù non ha una prova e non ha delle prove: è una chiamata alla fede. Altro fatto unico è il dinamismo straordinario dei testimoni. Potremmo dire sorprendente. Un dinamismo che li fa parlare e agire ma che dona loro anche una specie di potere sulle cose (si pensi ai "miracoli e segni" che compivano). La potenza che ha risuscitato Gesù è all'opera nei credenti, è là e si può toccare col dito. Questi testimoni sono dei Giudei: scoprono che la risurrezione è in coerenza con tutto ciò che hanno detto le scritture, anzi che sono state una preparazione e che tutta la storia doveva finire lì "Gesù è risuscitato secondo le scritture". Tutto continua. Ecco dei testimoni coscienti che sono in possesso della chiave di tutta la storia. Questo Gesù che era all'inizio, perché tutta la storia lo ha preparato, è anche l'uomo della fine: tutta la storia cammina verso di Lui, verso il suo ritorno e noi siamo in cammino per raggiungerlo dove Egli è e risorgere con Lui. Questo dinamismo è lo Spirito stesso. La Parola diventa scritto e lo scritto esce dalla comunità dei credenti portatori dello Spirito; uno scritto a partire dal quale la comunità si costituisce e si perpetua. Questo scritto è redatto in modo da mostrarci che il Cristo è la Parola che fonda, sostiene , conduce e riempie l'universo. IL corpo dei credenti è il luogo in cui prende carne il Cristo – Parola. E ora. Parlando dei discepoli di Cristo, il dottore della legge Gamaliele diceva "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini, lasciateli andare. Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, sarebbe distrutta, ma se viene da Dio non riuscirete a distruggerli. Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio" (Atti 5, 35-39). Noi siamo qui. Nessuno è stato capace di " far sparire quest'opera". Il miracolo dei miracoli, quello che testimonia la potenza della Resurrezione è che venti secoli dopo la morte di Gesù di Nazareth, uomini e donne continuano a credere. La prova della fede è la nostra stessa fede. Una fede "in Dio che dalla morte fa sorgere la vita"(Rom 4,7). Il miracolo è che la Parola continua a donarsi un corpo che è la Chiesa.

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