Liturgia

FESTA DELL’EUCARESTIA

Tra i sette sacramenti c'è n'è uno l'Eucarestia che si chiama Santisimo Sacramento. Perché questa espressione disueta? Perché in qualche modo l'Eucarestia è il Sacramento dei sacramenti, tuti gli altri non fanno che particolareggiare quello che l'Eucarestia è tutta la pienezza in quanto l'Eucarestia rende presente la Pasqua di Cristo, cioè l'avvenimento fondante la liberazione dell'uomo e della creazione condotta al suo termine. Don Giuseppe Dossetti nella Piccola Regola della sua Comunità ha sintetizzato in poche parole ciò che è l'Eucarestia.

" Il Mistero è l'Eucarestia del Cristo, nella quale è tutto: tutta la creazione, tutto l'uomo, tutta la storia, tutta la grazia e la redenzione: tutto Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: per Gesù, Dio e Uomo, nell'atto operante in noi, della sua morte di croce, della sua risurrezione ed ascensione alla destra del Padre, e del suo glorioso ritorno" Gesù per fare il sacramento della sua vita offerta prende il pane e il vino in quanto portatori di un forte simbolismo. li pane significa la vita, - è il segno di tutti i possibili nutrimenti - e il vino significa tutto ciò che nella vita sorpassa la vita - la semplice sussistenza - è il sovrappiù, la gioia di vivere. IL pane e il vino sono cose che si consumano, che si distruggono per vivere e non è indifferente il fatto che sono frutto della terra e del lavoro dell'uomo (il lavoro è anche la vita). E' dunque tutta l'esistenza umana che è assunta nel sacramento. Quando Cristo li assume son già carichi di storia, il pane richiama il pane misterioso della manna, pane che viene da Dio e che nutre il popolo nel cammino verso la liberazione. Se il pane e il vino diventano corpo e sengue di Cristo si può anche dire inversamente che il corpo e il sangue di Cristo diventano pane e vino, così Dio diventa il vero nutrimento dell'uomo. Noi siamo dei "consumatori di Dio" ed è così che Dio ci partecipa la sua vita. La manducazione è seguita dall'assimilazione, così anche nell'Eucarestia, non siamo noi che assimiliamo l'Eucarestia ma è l'Eucarestia che assimila noi, è infatti il maggiore che assimila il minore. E' dopo aver mangiato l'Eucarestia che possiamo dire in verità quello che diceva San Paolo "Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive i me". Non c'è niente di più grande dell'Eucarestia. "Avete l'Eucarestia, avete tutto" diceva Giuliano Eimard, perché l'Eucarestia è Cristo stesso: L'Eucarestia è Cristo e Cristo è l'Eucarestia. "L'Eucarestia è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana" che è stata affidata alla chiesa perché la trasmetta e la condivida, un tesoro non da inventariare ma da scrutare continuamente perché in esso si rivela l'amore di Dio che "ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio". Di questo tesoro San Paolo ha preso parte alla sua trasmissione che non significa trasmettere delle parole ma la vita stessa: la vita stessa che Cristo ci dona col suo sacrificio "La mia vita nessuno me la prende ma sono io che la dono", è la vita del Risorto comunicata e che anima la Chiesa "lo sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". Ecco il tesoro della Chiesa: la vita di Dio. Da tutte la chiese oggi escono processioni solenni per dire la nostra fede in Dio presente nell'Eucarestia. La processione è segno di questa trasmissione, la trasmissione della vita che abbiamo ricevuto , che vogliamo trasmettere e che ci rende capaci di farci tutto a tutti come Gesù ha dato tutto se stesso per noi. L'Eucaresti diventa Caritas, assistenza ai bisognosi, accoglienza degli emigrati, ricerca affettuosa dei bisognosi alle periferie dell'umanità, centro propulsore di quell'ospedale da campo che è la chiesa. [embed]https://youtu.be/CFInexZtQQA[/embed]

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PENTECOSTE 2016

Oggi nasce la chiesa. La Pentecoste è il compleanno della Chiesa. Gli apostoli spaventati si trovavano , insieme alla Madonna, nel cenacolo quando alle nove del mattino si verificò un fenomeno strano: una scossa di terremoto, l'apparizione di fiammelle di fuoco su la testa di ciascuno di loro ma soprattutto una trasformazione interiore: la loro paura si trasformò in coraggio e sentirono la necessità di uscire ad annunciare che Gesù, che avevano crocifisso, è il Signore. Cosa era accaduto? Dio aveva dato l'anima quel gruppo di amici di Cristo ed erano diventati la Chiesa.

Sant'Agostino dice che fino a quel momento la chiesa era come quel pupazzetto di creta che Dio aveva fatto con le sue mani e su cui alitò infondendogli l'anima . Nel giorno della Pentecoste Dio diede l'anima alla Chiesa , un'anima che non lascerà mai quel corpo per cui la Chiesa vivrà per sempre. Oggi godiamo della Chiesa, siamo felici di essere chiesa e riflettiamo sulla Chiesa. E' prima di tutto un dono di Dio fatto all'umanità. Non è un peso che limita la libertà dell'uomo come pensa un certo laicismo, ma un gruppo di amici di Cristo mandati nel mondo per perdonare i peccati e insegnare la misericordia. Non ha come scopo fabbricare chiese e strutture materiali ma costruire tra gli uomini legami che salgono fino alla fedeltà di Dio. La chiesa è l'anima del mondo. Proprio perché è l'anima del mondo vive in esso come "un ospedale da campo" a lenire le ferite degli uomini che attraverso l'egoismo si fanno del male. E' ridicolo vedere osservatori preoccupati per la sussistenza stessa della chiesa, valutando l'influenza del cristianesimo nella società"postmoderna ! La chiesa non è il supermercato della religione preoccupata di far crescere la sua clientela verso i propri magazzini religiosi, è invece dono dello Spirito Santo che fa crescere le comunità su un fondo di carità e di speranza e così fa nascere la fede. La chiesa non è una multinazionale, una "setta ben riuscita" come hanno detto anche da poco , ne un'impresa in pericolo di cui preoccuparci ma una maternità, un luogo di nascita e di crescita dove crescono i popoli di tutte le lingue in cammino verso il Dio Vivente e la solidarietà di tutti i figli di Abramo. La chiesa non è in pericolo: Gesù ama la sua chiesa e il Padre non ritira lo Spirito Santificatore. La chiesa passa attraverso la storia con i suoi martiri e tra i suoi nemici che fanno ridere Dio. La chiesa siamo noi e il luogo in cui abita lo Spirito Santo è il nostro cuore e rinnovando il cuore dei credenti lo Spirito fa crescere la Chiesa. La Pentecoste ci impegna ad ascoltare lo Spirito che ci abita, a fare quello che ci suggerisce, a realizzare il Vangelo e rendere felice Cristo Gesù che vuol vedere " davanti a se la sua chiesa senza ruga e senza macchia, santa e immacolata" Giovane e purissima, tutta protesa al di fuori di se per salvare l'uomo, immagine e modello della nuova società secondo Dio. La pentecoste di questo 2016 ci fa guardare alla chiesa come alla città posta sul monte a cui tutti guardano. Francesco non è soltanto la persona più popolare gradita a livello universale ma il vero capo spirituale dell'umanità, il Padre spirituale anche di tanti che non credono. Cristo ha promesso di pregare per Lui e si vede da chi è sostenuto. Dio è fedele e la chiesa vive della sua Fedeltà.

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ASCENSIONE DEL SIGNORE – VII domenica di Pasqua

Gesù se n'è andato. Ciò che noi chiamiamo ascensione è una partenza. Il passaggio da una presenza ad una forma di assenza. Il Cristo resta con noi fino alla fine dei tempi, ma questo con noi è percepibile soltanto attraverso la fede. I discepoli sentono talmente questo vuoto, questa assenza che Gesù ha dovuto dire "non vi lascerò orfani".Comincia l'ora di "credere senza vedere". Gesù occupa ormai totalmente l'orizzonte della vita degli apostoli, hanno percepito che nemmeno la morte può separarli da Lui e in quel momento se ne va abbandonandoli a loro stessi e alla loro libertà. Che cosa fare? Mettersi in cammino per raggiungerlo dove è andato. Cosa ci insegna l'Ascensione del Signore? La nostra patria è lassù dove è andato a prepararci un posto. Non siamo fatti per la terra ma per il cielo. Uno dei guai più grandi di oggi è di pensare poco al Paradiso vivendo come se dovessimo vivere sempre quaggiù. "Non ho mai visto un funerale seguito da diversi camion carichi di tutto quello che possedeva il morto che se lo portava con se"Ha detta Francesco. Il cristiano non può non avere nel cuore la nostalgia del Paradiso dove si compiranno tutti i nostri migliori desideri. E pensare al paradiso non aliena dall'impegno sulla terra facendo della religione l'oppio degli uomini , come diceva Karl Marx, ma si raggiunge il cielo nella misura i cui si lavora per realizzare "come in cielo sulla terra. Per questo l'Ascensione del Signore è anche La festa dell'impegno cristiano.

Prima di partire Gesù ci ha detto "Andate in tutto il mondo ad annunciare il mio Vangelo" che significa"Cambiate il mondo col mio Vangelo. Quando torno voglio trovare le cose cambiate. Ho cominciato il cambiamento e vi ho insegnato il modo di farlo: ora tocca a voi". La potenza della sua resurrezione è donata a noi per raggiungerlo alla destra del Padre e per annunciarlo a tutti gli uomini perché tutti lo riconoscano e scoprano la pienezza di Cristo. Gesù è il Re dell'universo ma tutti gli uomini devono liberamente riconoscerlo e accettarlo accogliendo il Vangelo che dobbiamo loro annunciare. Questa missione non è facoltativa, è necessaria per il "compimento totale di Cristo".

L'Ascensione è anche la festa della umanità. Oggi una natura umana come la nostra è entrata della Trinità. Quel corpo che è stato crocifisso e risuscitato Gesù non lo ha lasciato in terra ma lo ha portato con se. Sapere che un corpo è nella Trinità ci rivela la grande dignità a cui è chiamato anche il nostro corpo mortale ed è per questo destino divino che non può essere profanato col peccato o disprezzato attraverso le varie forme di schiavitù o abbattuto quello di un animale attraverso i'aborto o altre forme di manipolazione genetica: il nostro corpo ha un destino eterno. Ricordo la preghiera di don Tonino Bello dinanzi ad un barbone ubriaco che aveva portato a dormire nel suo episcopio e che contemplandolo nell'abbandono ma anche nella bellezza del sonno diceva : "Lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato". "Oggi sono felice perché Gesù è felice" Scriveva Charles de Foucaul il giorno dell'Ascensione. Nostalgia, impegno, gioia sono i tre sentimenti che pervadono il cuore del cristiano vedendo tornare Gesù alla casa del Padre.

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GESÙ È IL PADRE – VI domenica di Pasqua

 

Una delle caratteristi della vita di Gesù, che Giovanni sottolinea, è il suo rapporto col Padre. A lui non appartengono ne le parole ne gli atti ma tutto è del Padre suo. Anche nella passione tutto riferisce al Padre. Potremmo ammirare questa espropriazione di Gesù e questa povertà essenziale e prenderla come esempio ma non è il disinteresse che questo vangelo vuole insegnarci ma la fede e la gioia.

Gesù non viene da se stesso ma viene mandato da un altro. Non vive per se stesso o da se stesso ma per un altro e da un altro. Avendo preso posto nel cuore dei suoi discepoli non ci si installa ma va verso un altro: il Padre. Questa è un'affermazione incontestabile di monoteismo: gli ebrei e i musulmani vedono nel Cristo un attentato al monoteismo . Al contrario, Cristo viene a riunire tutto ciò che esiste "nel cielo e sulla terra" per ricondurlo al Padre. Gli uomini sacralizzano facilmente la natura, la razza, le nazioni, e anche le persone che incarnano valori sacralizzati per se stessi. Il "culto della personalità" per cui i Corinzi avevano la tentazione di sacrificare a Paolo e Barnaba. Non mancano personaggi provvidenziali, o "capi carismatici" ai quali le persone si votano. Bisogna che questa tentazione, che corrisponde ad una struttura dello spirito umano, sia assunta da Dio, smorzata e superata. Per questo tutte le alleanze bibliche finiscono per riposare su un solo uomo :Cristo . Soltanto questo Re, il Signore, si fa servitore ma "si fa sparire". Chiunque si fa signore schiavizza gli altri, solo servire Dio è regnare. Egli è completamente passaggio al Padre e annuncia addirittura la venuta dello Spirito Santo, Per la venuta dello Spirito Santo il luogo in cui Dio si incontra , la dimora di Dio, non sarà più un uomo particolare, ma l'intero popolo che diverrà Corpo di Cristo, visibilità del Cristo. Noi passiamo attraverso Cristo ma Cristo conduce al Padre e l'umanità intera divenuta "Nuova Gerusalemme". Così sono superate tutte le idolatrie e ideologie. "Tornerò a voi". Gesù ci ha detto che ritorna al Padre e che manderà lo Spirito. Allora Gesù è sorpassato, siamo nel tempo dello Spirito e non dobbiamo più occuparci di Gesù? Esattamente il contrario. Lo Spirito ci ricorderà tutto quello che Gesù ci ha detto e lo Spirito costruisce un corpo che è il Corpo mistico di Cristo. Le persone della Santissima Trinità sono in movimento continuo, l'una verso l'altra e noi entriamo in questo movimento. Cristo è sempre al centro perché è Lui che ci orienta al Padre e deve essere sempre al centro di tutto. Niente può sostituire Cristo e nessuno mettersi al suo posto. E' importante ricordare che realmente, non solo teoricamente, Cristo Gesù deve essere sempre al centro della nostra attenzione e del nostro interesse, neppure il Papa che ne è soltanto il vicario , né la chiesa che ne è semplicemente la sposa ne tanto meno la chiesa con le sue strutture umane col pericolo di ridurre il cristianesimo ad una religione. Il Cristianesimo non è una religione è una sequela, è la sequela di Lui e a niente varrebbe aver raggiunto anche i vertici della Chiesa se non si è Suoi discepoli. "Parlatemi solo di Cristo" diceva Ignazio d'Antiochia. Lui e soltanto Lui è la via che conduce al Padre, la verità e la vita. Cristo è tutto l'uomo e tutto Dio. Cristo è tutto.

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CIELI NUOVI E TERRA NUOVA – V domenica di Pasqua

Quando pensiamo alla Resurrezione di Cristo ci fermiamo al fatto che lo riguarda personalmente e che interroga la nostra fede ma raramente pensiamo all'universo nuovo che la resurrezione inaugura, a ciò che la resurrezione significa. Si parla di cieli nuovi e terra nuova per diventare il Regno. Cosa significa?

Il cielo nuovo significa un nuovo tipo di relazione con Dio senza intermediari e senza ostacoli. La prima legge era stata promulgata dagli angeli (Gal 3). E' venuto il tempo in cui la Parola è scritta direttamente nel cuore dell'uomo. Di un colpo la Parola non è più legge ma forza interiore. "Dio è con noi". E' la grande verità della Resurrezione di Cristo. Dio non è lontano ma con noi. Ma la nostra storia è tutta in un divenire attraverso le scelte della nostra libertà. Dio è con noi ma è una realtà di cui dobbiamo appropriarci. Da qui la distanza di ciò che noi siamo e di ciò che saremo e questa distanza è conflitto. La novità annunciata è la fine del conflitto uomo-Dio e così la fine di tutti i conflitti. Prendere coscienza nella fede che io sono con Dio, che posso vivere in continua comunione con Lui, che la sua gioia è stare con me è cielo nuovo e terra nuova. Perché Dio non l'ha fatto fin dall'inizio? Perché ha aspettato tanto prima di concedersi a noi con questa intimità? Perché l'uomo ha creduto che la sua condizione divina fosse qualcosa da conquistare (non credeva che Dio volesse donargliela e cercava di prendersela) il peccato è questo. La legge è stata data in vista del peccato, ha come scopo di dimostrare all'uomo che da se stesso non può raggiungere la giustizia che lo rendeva come Dio. La legge è stata data perché l'uomo, incapace di osservarla, riconoscesse che non può pretendere un'alleanza con Dio. La nuova situazione dimostra che l'uomo sa di non meritare la comunione profonda con Dio, ma la riceve gratuitamente. La distanza con Dio è costituita dal fatto che non abbiamo coscienza del nostro peccato e che quindi siamo indegni di Dio. Quando prendiamo coscienza di questo è chiaro che tutto quello che riceviamo da Dio è suo dono gratuito. Poter vivere insieme a Dio è la nostra Pasqua. Tutto diventa nuovo e la novità è sempre nuova. Noi nasciamo di nuovo e si effettua il passaggio alla nuova creazione. Quello che fu vero per la prima generazione cristiana è sempre vero perché siamo sottomessi al processo del passaggio dal peccato all'amore. In tutta quest novità la carità è la sola consegna, l'unica eredità del Cristo. La carità è la fine del conflitto tra l'uomo e l'uomo, l'ultima parola del nuovo testamento. La carità che ci è prescritta è il riferimento tra un passato e l'avvenire. Nel passato c'è la passione di Cristo quando Dio si è manifestato come amore. Tutti i conflitti tra gli uomini sono arrivati al parossismo"il peccato è abbondato" e dove è abbondato il peccato ha trionfato la grazia. Cristo è stato messo in terra, nella tomba, la terra si è l'uomo Adamo e Dio anziché scoraggiarsi dell'odio degli uomini, attraverso lo stesso omicidio ha espresso il suo amore e ha risuscitato dalla terra il nuovo Adamo. La città degli uomini in cui c'è crisi e tristezza, falsità e inganno è sostituita dalla città di Dio, la nuova Gerusalemme, la dimora di Dio , dove l'unica legge sarà la carità e nella carità già viviamo ora il nostro avvenire. L'amore è presenza della vita eterna. Tutto ciò che nella nostra vita è frutto della carità resterà per sempre. La Resurrezione di Gesù ci ha introdotti in un mondo nuovo come era logico per uomini rinnovati, "non si può mettere vino nuovo in otri vecchi" per vivere la novità di vita e progressivamente trasformare tutto il mondo da vecchio a nuovo attraverso l'amore.

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E’ VERAMENTE IL NOSTRO PASTORE? – IV Domenica di Pasqua

Ogni anno la chiesa ci fa confrontare con questa pagina evangelica che si conclude drammaticamente a causa dell'ultima frase "Io e il Padre siamo una cosa sola". Ma questo passaggio, che è quanto mai attuale nella chiesa, sembra essere rinviato all'attenzione di altri momenti per porre una sola questione, molto semplice: Siamo noi le sue pecore? E' Lui il nostro vero pastore?

Gustando ciascuna delle sue parole troviamo il criterio per rispondere alle domande che ci siamo posti. E' nostro pastore se ascoltiamo la sua voce, lo seguiamo, ci lasciamo conoscere e diamo la vita. Se la nostra risposta è positiva cresce la speranza perché se siamo davvero sue pecorelle "Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla sua mano". Lasciamoci interrogare dal Vangelo di oggi.

Ascoltare ci richiama l'atteggiamento di una reale disponibilità di spirito e di cuore. Non sentire con l'orecchio distratto dal rumore senza penetrare la nostra vita, ma ascoltare colui che da senso alle nostre scelte e che si dona totalmente per il suo gregge.

Conoscere e lasciarci conoscere. Lontano da ogni curiosità, ciò che è proposto dal Buon Pastore è l'apertura in ciò che mi rivela della sua vita, dell'amore del Padre, del progetto di Dio per l'uomo di oggi. Conoscere Cristo è scoprire la sua intimità col Padre, la sua sete di giustizia e di verità per l'uomo e il mondo.

Seguire Cristo, che avventura! Seguirlo con fiducia perché la sua voce è rassicurante ma anche seguirlo nell'incognito perché non ha una pietra dove posare il capo. Come coloro che , come gli apostoli, dall'origine della chiesa hanno osato. Questa audacia è particolarmente importante in periodi in cui avere delle garanzie sembra importante prima di correre qualsiasi rischio e impegno. "Mi devo tutelare!"

Donare la vita e riceverla nella sua pienezza perché si tratta della vita eterna.

Siamo nella dinamica della domenica di preghiera per le vocazioni. Avremo noi la disponibilità per assumere con il soffio dello Spirito Santo la missione di seguire il Buon Pastore nell'ascolto, nella conoscenza e nel dono totale? Rispondere ad una chiamata larga non è nelle abitudini della nostra società:una chiamata senza prospettive di carriera, di un rientro o di un riconoscimento sociale, ma una chiamata che apre all'essenziale e che dice il dono di Dio, il suo amore per l'umanità, una chiamata all'altezza del livello di Cristo.

"La messe è molta ma gli operai sono pochi" Perché? Forse il Signore li fa mancare o manca la nostra collaborazione. Dio che ci ha creati senza di noi non vuol far niente senza di noi. Perché mancano le vocazioni? La risposta è semplice: manca una evangelizzazione vocazionale. Nessuno più annuncia che si può scegliere Cristo come unica ragione della vita, si può vivere solo di Vangelo. E "come crederanno se non c'è chi annuncia?" La chiesa è invitata a questo annuncio e oggi ci invita tutti a pregare perché il Signore mandi operai alla sua messe ma anche apra la mente ai vescovi, ai sacerdoti e ai cristiani sul modo con cui proporre una vita di totale sequela di Cristo . Siamo chiamati ad uno stato di vera mobilitazione generale per annunciare fino agli estremi confini della terra che nessuno è dispensato da mettersi alla sequela di Cristo.

Per tutta la settimana troverete su Fb e su You tube (Giuseppe Mani) una riflessione sui vari modi di seguire Cristo.

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IL LAVORO APOSTOLICO – III Domenica di Pasqua

Il testo del vangelo di questa domenica ci porta sulle rive del lago di Tiberiade per essere testimoni di una scena toccante di come Gesù sia vicino ai suoi apostoli. Lasciamoci stupire dal realismo di questo quadro della chiesa che vive: un gruppo di apostoli al lavoro, mossi dalla fede e uniti dalla comunione.

"Io vado a pescare". Pietro prende l'iniziativa. Era il suo mestiere ma è anche simbolo di una missione comune perché Gesù gli ha fatti "pescatori di uomini". Una notte infruttuosa. E' impossibile che un lavoro come questo produca dei frutti senza la presenza del Risorto. Ecco il messaggio che Gesù vuol dare in questa seconda pesca miracolosa. L'iniziativa di Pietro è vana. Da prova di decisione e di coraggio ma il miracolo non c'è. La più generosa intenzione e la migliore buona volontà non bastano. "Gesù era là sulla riva" ma non l'hanno conosciuto. Nessuna azione può far crescere e vivere la Chiesa se Cristo non è presente per donare il suo Spirito. L'opera di Dio richiede il libero impegno dell'uomo e l'azione dello Spirito del Risorto. Saremo dei cristiani pieni di iniziative apostoliche ma mettiamo tutte le nostre imprese nella preghiera avendo confidenza che Dio saprà sempre orientare, correggere e rendere efficace l'azione di coloro che con umiltà sapranno prendere consiglio da uno sconosciuto che si trova sulle rive del lago. "Gettate le reti a destra". E' dall'efficacia della sua Parola che i discepoli riconoscono Gesù. Ciascuno alla maniera propria è convinto che il Figlio dell'uomo può riempire le reti perché "sapevano che era il Signore". Giovanni non ebbe difficoltà a riconoscere Gesù attraverso i segni, era colui che "vide e credette". Pietro ha bisogno di dare un'espressione forte alla sua fede e si lancia nell'acqua senza paura per raggiungere il suo Signore. Il resto dei discepoli rimane sulla barca e tira le reti piene di pesci. Tutti hanno riconosciuto il Risorto e ciascuno reagisce secondo la grazia che gli è stata data. La pesca non è il centro della pagina del Vangelo di oggi ma il mangiare insieme "Venite a mangiare" dice loro Gesù. La pesca abbondante è l'immagine del lavoro della chiesa . Il numero di "153" grossi pesci è simbolico per indicare la totalità e la pienezza della comunità umana riunita dagli apostoli. E' nella presenza di Cristo che ci ama e ci previene che la Chiesa Eucaristica trova la sua vita, ed è in questo contesto di amore che Pietro riceve la sua missione dal Signore. E' l'amore che Pietro porta per Gesù che gli permette di ricevere la carica di pastore. Solo un amore rinnovato per la persona di Cristo rende Pietro capace di amare sufficientemente le pecore per essere pronto a donare la vita per loro. La sorgente di tutta la missione nella Chiesa si fonda sull'amore personale del Signore Gesù ricevuto e trasmesso. Inviati come gli apostoli sule strade del mondo ad annunciare il Vangelo, come gli apostoli a pescare sappiamo che saremo accompagnati dal Signore che ci manda. Avremo il coraggio di perseverare nella notte? Sapremo riconoscere la presenza della sua Grazia in noi? Persevereremo uniti con i credenti nella diversità di atteggiamenti di fede? Sapremo essere sempre servi della comunione e dell'amore?

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FEDE E PAURA – II Domenica di Pasqua

I discepoli erano nel cenacolo a porte chiuse perché avevano paura. Ciascuno di noi ha un chiavistello ben chiuso per proteggersi dalla radicalità della Parola di Dio. La paura ha sempre abitato gli uomini dalla creazione del mondo.

Alcuni liceali interrogati su che cosa gli sembrava più duro da sopportare cominciavano tutti con "Ho paura di": bocciare agli esami, che i miei genitori si separino, di perdere un amico, di essere tradito dalla mia ragazza. Ho trovato la cosa molto naturale. Che dire della situazione degli apostoli che avevano a che fare con Uno che avevano visto morire e che ora vedono vivo. Infatti Gesù comincia sempre con queste parole "Non abbiate paura". La Bibbia lancia questo appello a trecentosessantasei riprese, come se l'invito fosse rinnovato ogni giorno dell'anno. Il Vangelo di domenica nello spazio di tredici versetti a tre riprese ripete l'antidoto alla paura "La pace sia con voi". "Ricevete lo Spirito Santo" Perché? . Perché? "Come il Padre ha mandato me anch'io mando voi". Il compito supera le forze umane, per questo Gesù dopo aver parlato così "Alitò su di loro" e il soffio di Cristo ebbe come effetto su di loro non solo il perdono dei peccati ma la trasmissione ai discepoli del potere di esercitare la misericordia verso i peccatori, in suo nome, per tutti i secoli in avvenire. Poi l'episodio di Tommaso che conosciamo bene e siccome non abbiamo esperienza delle visoni come Paolo o Giovanni a Patmos, apparteniamo alla categoria di coloro che "pur non avendo visto crederanno". "Non abbiate paura" Gesù lo ripete anche a noi oggi perché Dio è Misericordioso e Gesù è la Piena rivelazione della Misericordia del Padre. Eppure non è facile convincerci e convincere che Dio è Buono e misericordioso. L'idea che è giusto ce lo fa avvicinare ad un giudice che non transige mentre invece è un giudice che perdona. Per questo Papa Francesco , con un gesto altamente politico e pastorale ha indetto l'anno della Misericordia perché in un tempo in cui in nome di Dio si fanno le guerre è indispensabile riscoprire il vero volto di Dio anche per chi se ne è fatto uno a propria immagine. Da non dimenticare che noi siamo fatti ad immagine di Dio ma Dio non è fatto a nostra immagine. San Giovanni Paolo aveva voluto che questa domenica fosse la festa della Divina Misericordia e all'inizio del giubileo del 2000 aveva presentato il volto misericordioso di Dio. Era molto devoto di Santa Faustina Kowalska, di Cracovia, che aveva ricevuto rivelazioni particolari sulla divina Misericordia. Francesco ha detto "Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. E' fonte di gioia , di serenità e di pace, è condizione della nostra salvezza". Una delle preghiere più antiche ci fa dire "O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono"ci ricorda quanto scriveva Francesco di Sales "Il trono della misericordia di Dio sono i nostri peccati". Allora anche noi abbiamo la possibilità di diventare santi e quando lo saremo non saremo certamente il monumento alla purezza o al coraggio o alla scienza divina ma sicuramente un monumento alla Misericordia di Dio. Per tutta la settimana su Fb e Youtube (Giuseppe Mani) contempleremo il volto misericordioso di Dio.

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LA FESTA DELLA FEDE – Pasqua 2016

Questa notte tutta la chiesa sparsa nel mondo veglia in preghiera e dopo quaranta giorni di preparazione e di desiderio è arrivata a celebrare la Pasqua . Come? Rinnovando la sua fede in Dio . Come un unico grido questa notte si è levato dalla terra al cielo "Io credo" ed è stato quanto di meglio l'uomo ha potuto offrire al Suo Creatore e Signore.

Fede è sinonimo di fiducia ma questo non significa che dobbiamo aver fiducia ciecamente. Siamo uomini ed abbiamo la possibilità di stabilire relazioni di fiducia e sono queste relazioni che umanizzano l'uomo perché soltanto quando offre fiducia può essere veramente se stesso. Siamo stati battezzati da bambini e sono stati i nostri genitori che hanno fatto fiducia a Dio per noi. Ogni Pasqua, facendo memoria del nostro battesimo rinnoviamo la fiducia a Dio sempre più motivati che si merita la nostra fiducia, tutta la nostra fiducia. Per questo la Pasqua di ogni anno ci responsabilizza e ci pone nell'atteggiamento di chi si fa battezzare da adulto, proprio ora, proprio quest'anno non appoggiandoci sulla fede dei genitori e del padrino ma sulla propria: voglio essere battezzato perché , Signore, credo fermamente in Te, ho fiducia in te perché te la meriti tutta. E ci viene concessa la grazia del battesimo. Non è magia. Dio non si impone mai alla nostra libertà. La grazia del battesimo non produce i suoi effetti senza il nostro attivo consenso. Il battesimo , come tutti i sacramenti, ha un principio attivo: Gesù Cristo che agisce se gli apriamo la porta della nostra libertà. E allora ci dona la vita eterna, e Dio fa tutto per noi ma niente senza di noi. Da questo la formidabile potenza del Battesimo se attiva la nostra fede. Noi professiamo la fede che Cristo è risorto dai morti, che è vivo, che è presente per essere nostro amico. Per questo possiamo dargli fiducia perché crediamo e lo abbiamo sperimentato nel corso del tempo che è vero quello che ha detto "Io sono con voi fino alla fine dei tempi". E' stato di parola, è rimasto con noi, condivide il nostro viaggio, ci sostiene nelle nostre fatiche Il battesimo è il Sacramento dell'amicizia con Dio e Dio, a cui si dice "Io credo", ci risponde nel cuore "Tu sapessi quanto il credo in te, quanto fiducia ripongo in te" e forti della fiducia di Dio riprendiamo la nostra vita laboriosa e lieta circondati da altri amici che Dio si è procurato e ci ha donato per camminare insieme verso di Lui. La Pasqua è la festa dell'amicizia, della riconciliazione, del passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla paura alla fiducia, dal sospetto alla trasparenza, dalla tristezza alla Gioia. I cristiani sono la comunità degli amici del Risorto , risorti con Lui. Formano la comunità della Resurrezione, per questo sono "l'anima del mondo", i profeti di speranza, i testimoni della Resurrezione. Coloro che, con la certezza della fede, possono assicurare che ogni morte è stata vinta per sempre, che il bene prevarrà sul male e che ogni notte sarà sempre rischiarata dall'alba della Resurrezione.

 

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GRIDO E SILENZIO – Domenica delle Palme

Dopo avere ascoltato la lettura della Passione del Signore soffermiamoci su queste due parole: Grido e silenzio. Grido. Tutta la Croce è un grido, un urlo d'abbandono. E' il grido più forte che Dio ci fa sentire: la morte del Figlio, niente di più grande, niente di più appassionato da parte di Dio. Ma è anche il grido dell'umano che si sente lontano da Dio o che teme che Dio sia troppo lontano da lui. Questo grido del Messia è il nostro grido. Il grido dei peccatori il cui cuore esiliato langue dell'amore di Dio. Per quanto possa apparire assurdo bisogna che il Cristo conosca l'abbandono per abbandonarci a Lui sicuri che ci capisce.

Gesù ha sentito tutta la fatica della morte che, come diceva il Card. Martini, è l'occasione del più puro atto di fede perché non ammette uscite di sicurezza. Il Crocifisso è il grande libro in cui Dio ha scritto la sua parola definitiva di Amore fino alla fine che dobbiamo leggere e rileggere fino ad averlo imparato. Silenzio. Dopo il grido c'è anche il silenzio perché il Signore è estenuato. Perché "Tutto è compiuto" ma anche "Tutto è detto". L'amore non può fare altro che proporsi all'accoglienza di coloro ai quali si offre. Tutta la vita di Gesù, le sue parole, i segni hanno attestato la potenza della benevolenza, del perdono e dell'amore che è all'opera in Lui. E la sua testimonianza non è stata ricevuta. Cosa fare allora? Nient'altro se non mantenere fino alla fine , fino al martirio cruento la sua testimonianza. San Giovanni ce lo dice "Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine", fino all'estremo. Tutto è stato detto, tutto è là sul Calvario, sul monte più alto di tutti tra il grido e il silenzio, tra il perdono e la promessa. A noi accogliere la Parola della Croce. La Settimana che comincia si chiama Santa perché è davvero la più Santa dell'anno, quella a cui dobbiamo far riferimento per santificare il tempo. Ogni Giovedì sarà il giorno dell'Eucarestia, ogni venerdì il giorno santo della morte di Gesù in Croce, ogni sabato, da vivere insieme a Maria, il giorno della fede pura in attesa della Resurrezione, ogni domenica è Pasqua. Seguendo le orme di Cristo passiamo attraverso la Sua Morte per entrare nella Sua Resurrezione.

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