Liturgia

LA VIA DELLA SALVEZZA – XXI Dom. del T.O.

"Gesù va verso Gerusalemme" cioè verso il luogo della sua Pasqua, il luogo della sua passione e della sua gloria. Dove offrirà la sua vita per amore e dove sarà rifiutato, il luogo in cui Dio Padre lo risusciterà, il luogo in cui salverà l'umanità.

La strada della salvezza. Gesù passava tra strade e villaggi e insegnava. Cosa? Certamente la strada della salvezza. Per questo era venuto. Anche noi lasciamoci insegnare da Gesù la strada della salvezza che ci libera dalla morte. Qualcuno gli chiede se saranno pochi quelli che si salveranno. Gesù non risponde a questo problema. Mai Gesù e mai la chiesa parla del numero dei salvati se non per proclamare forte il desiderio di Dio, del Padre "di riunire gli uomini da tutte le nazioni e da ogni lingua" (1 lettura). "Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio" (Fine del Vangelo). Gesù non risponde al numero dei salvati, ma mostra la strada della salvezza e dice:"Lottate per entrare dalla porta stretta". "Lottate per entrare dalla porta stretta". Lottare: perché se la salvezza è una grazia però non saremo salvati senza la lotta.....Ma una lotta particolare....Una lotta per diventare piccoli.. Come entrare in una porta stretta senza diventare piccoli? Dio , che vuol salvare tutto il mondo non si diverte a ridurre le dimensioni della porta attraverso cui passare? E' assurdo! Per entrare nel Regno bisogna diventare discepoli di Colui che è dolce e umile di cuore. "Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli". Questa porta stretta è Gesù stesso. "Io sono la porta delle pecore" chi passa attraverso di me sarà salvato. "lottate per entrare dalla porta stretta" vuol dire semplicemente "Lottate per diventare miei discepoli". Ma ascoltiamo il seguito che è fondamentale "Molti, io vi dico, cercheranno di entrare ma non saranno abbastanza forti" "Lottate per essere discepoli". Gesù in questo versetto afferma che ciò che domanda è impossibile.....alle nostre proprie forze. Gesù è il maestro dell'impossibile. E' esattamente, colui che per la sua grazia, ci permette di entrare dalla porta stretta. Gesù non è soltanto un modello da seguire, da imitare ma anche colui che ci rende capaci di seguirlo. Colui che si offre a noi per salvarci. Ilnostro dramma è che vogliamo fare il cristianesimo senza Cristo. Vogliamo lottare per Lui senza passare attraverso di Lui. E allora abbassiamo le esigenze e accomodiamo il cristianesimo alla nostra misura. "Lottare per entrare dalla porta stretta": Lottare con fiducia contando su di Lui. Lui sarà il Primo e noi lo seguiremo. Li il Primo" Noi lo seguiremo , importante è seguire Lui non preoccuparci se arriveremo.

      [embed]https://youtu.be/3tlWyp0wnj8[/embed]    

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
IL FUOCO SULLA TERRA – XX Dom del T.O.

Ordine a tutti i costi. E' una necessità comune , come tra i minerali, tutto ben stratificato: il popolo sotto e la casta sopra. Per salvare quest'ordine minacciato bisogna far la guerra. Il profeta Geremia interviene per dire che non c'è salvezza per un ordine ingiusto, perché, fondato su una violenza nascosta, può generare una aperta violenza. A lungo andare, il peccato, che è violenza , non paga. O meglio, come dice San Paolo, "La paga del peccato è la morte".

Così l'ordine della violenza si difende con le armi della violenza, e Geremia è gettato nella cisterna. Il profeta è dunque rivelatore di una violenza che era già la, ma segreta. Il profeta la polarizza e si rivolta contro di lui , esattamente come sarebbe avvenuto per Gesù. E' venuto ad esercitare un giudizio e a portare alla luce una ingiustizia nascosta. Come ? Facendosi lui stesso giudicare e condannare. Siccome questo giudizio non può essere che ingiusto, l'ingiustizia viene smascherata e così appare davanti agli occhi di tutti la giustizia di Dio.

Essi si divideranno. Sarebbe evidentemente stupido utilizzare questo vangelo per giustificare la violenza come è stato fatto..... Il vangelo è sempre il vangelo della pace e Gesù porta la riconciliazione. Ma se c'è riconciliazione c'è anche divisione. Nel nostro testo si dice che Gesù è venuto a "portare la divisione", ciò significa che la sua presenza destabilizza una costruzione che fino allora aveva la parvenza di essere stabile. Questa costruzione è la nostra torre di Babele, la città della nostra crudeltà e della nostra pretesa. Di un colpo le amicizie e le alleanze più strette si rompono, anche le stesse alleanze familiari. Le case costruite sulla sabbia cadono. Non abbiamo alibi. Il nostro male è messo sul tappeto e siamo chiamati a confrontarci col nostro problema.. E' la prima condizione per superarlo. La pace è un bene , ma non la pace che maschera la nostra violenza. Una pace che avendo attraversato le divisioni le supera.

Il padre contro i figli e i figli contro il padre. Il Cristo porta le divisioni perché alcune persone si dichiarano per Lui e entrano in conflitto con coloro che son contro di lui.. Lotta , quindi, tra buoni e cattivi. Il vangelo è più sottile. Non ci sono ne buoni ne cattivi. La venuta di Cristo fa apparire la cattiveria dell'uno e dell'altro. Tutti convinti del peccato perchè sia fatta grazia a tutti, dice San Paolo. Non ci si può battere in nome di Cristo: chi dichiara guerra a qualcuno dichiara sempre guerra a Lui. Dinanzi alla luce, tutto ciò che è tenebra manifesta tutta la sua oscurità. (Ef. 5,13) . E' tempo della spada. Non possiamo sfuggire al conflitto , in noi c'è qualcosa che rifiuta l'amore e la fede nell'amore. Gli uomini rifiutano il Cristo perché la chiesa è così, perché durante la storia si è comportata in un certo modo ecc. Togliamo tutti gli ostacoli e immaginiamoci una chiesa allo stato puro, una teologia perfetta: nel qual caso ci sarebbero ancora uomini che si schierano contro Cristo perché è venuto ad annunciare la pace e l'amore. Lasciamoci illuminare dalla Parola perché illumini le nostre proprie tenebre.

[embed]https://youtu.be/JDvcHltWi-U[/embed]
 

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
COME PERSONE CHE ATTENDONO – XIX Dom. del T.O.

Aspettare qualcuno è un'esperienza che abbiamo fatto tutti, nel lavoro, in famiglia, nel gioco. Quando la persona che aspettiamo ritarda ad arrivare , l'attesa diventa difficile. La mia generazione ha atteso tante cose: la fine della guerra, la fine del fascismo, del comunismo e adesso la fine di altre cose in attesa del nuovo. Oggi Gesù ci richiama "Siate come coloro che attendono...." La caratteristica del cristiano è l'attesa del ritorno di Cristo e di avere i giusti sentimenti di coloro che attendono. Ma per noi non si tratta di una speranza, spesso aleatoria ma di una speranza fondata su una certezza, la promessa del Signore Gesù che noi crediamo sempre fedele. Per aspettare in buone condizioni la realizzazione di questa promessa Gesù ci da tre consigli.

Rimanete in stato di servizio. . C'è una maniera cattiva di attendere: non far niente, come nella sala di attesa del medico o dal barbiere. Si perde tempo. Il Signore ci chiede di vegliare, di stare in stato di servizio. "Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà svegli" cioè al suo lavoro. Ammiro i vigilanti della notte della casa per anziani o nei centri ospedalieri: sono una garanzia di sicurezza per tutti i residenti, non interrompono mai il servizio durante la notte.. Il modo migliore per preparare il ritorno del Signore è di essere ciascuno al proprio posto, al proprio lavoro, alla propria occupazione, al proprio dovere di stato. Il Signore non si attende nel deserto o vestiti a festa ma con l'abito da lavoro applicati al proprio servizio. La qualità di un cristiano si riconosce dal valore del suo lavoro, al proprio posto: l'officina, l'ufficio, la casa , la strada, la scuola , la parrocchia. E' la dove il Signore ci precede . E' la che prepariamo il suo ritorno. Mantenere accese le lampade. La seconda lettura di oggi ci dice qual è la luce di cui abbiamo bisogno. L'undicesimo capitolo della lettera agli ebrei è un riassunto della storia santa e ogni capitolo comincia così: "per fede....". Quello di oggi , il testo ci parla soltanto di Abramo. Per noi aver fede è accogliere Dio che ci parla attraverso Gesù. "La Parola di Dio è una lampada sui miei passi" ci dice il salmista.. Il vangelo domenicale è vitale per ciascuno di noi. Coloro che non hanno la grazia di sentirla sono come una macchina in panne durante la notte e senza fari." I loro pensieri non sono quelli di Dio ma quelli degli uomini". Pensano come l'ultimo che ha parlato alla televisione, al caffè o al mercato. Ritengono l'ultima maldicenza o calunnia. Non pensano come Gesù. Dobbiamo aggiustare il nostro pensiero al suo. La speranza non tradisce. "Siate come gente che aspettano". Il cristiano è in attesa ¸la sua speranza è una certezza, non delude. (Rom 5,5). Non è opera d'uomo ne proiezione dei suoi desideri. E' dono gratuito di Dio. La speranza cristiana ci fa accogliere la forza di un altro. Alcuni filosofi (Marx) ritengono che la chiesa sia la droga del popolo facendo sperare i beni futuri e lasciando il mondo com'è. La speranza cristiana mobilita da oggi per costruire un mondo migliore di cui i segni sono l'amore e la pace. Quando il Signore tornerà vorrà trovare le cose cambiate: il maestro si farà servo come con gli apostoli il Giovedì Santo. Il ritorno di Gesù non è soltanto una speranza ma una promessa, una certezza. Ce lo ha promesso. La nostra vita ha un senso; siamo felici di attenderlo e di preparare il suo ritorno. Il cristiano è una persona che attende.

      [embed]https://youtu.be/bGf3TzGe_QE[/embed]    

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
VANITÀ DELLE VANITÀ – XVIII Dom. T.O.

"Vanità delle vanità, tutto è vanità" Parla così un saggio che ha preso la misura delle cose. Più che rivelazione di Dio è la conclusione di chi tiene gli occhi aperti sul mondo e sul corso delle cose. Più tardi, una saggia che non aveva la fama di essere un disfattista dirà "Nulla ti turbi, nulla ti sgomenti, tutto passa Dio solo resta". Sono le celebri parole, mille volte ripetute e cantate, di Santa Teresa d'Avila, tonica riformatrice del Carmelo. Non si può ignorare la fragilità del mondo. La sua consistenza non può essere considerata un assoluto indistruttibile.

L'insegnamento di questa domenica non è in qualche maniera disfattista e neppure orientativo di una visione pessimistica del mondo. La Genesi ci dice che Dio, tutto ciò che ha fatto e lo ha consegnato alle mani dell'uomo, è "buono" anzi"molto buono". L'invito al distacco che oggi ci viene proposto è messo in prospettiva col desiderio dell'uomo. Sappiamo per esperienza che il desiderio è potente. Desiderare di vivere, di crescere, di gioire di possedere, d'avere potere, di dominare......Questo desiderio non può essere lasciato senza dominio perché porta sicuramente alla rovina. Basta dare un colpo d'occhio al nostro mondo per renderci conto di questa verità. Ma non c'è soltanto l'intensità del desiderio ma anche l'oggetto di esso che attraverso la concupiscenza si orienta a tutti i beni terreni. L'accecamento sulla loro caducità, i loro limiti, la loro incapacità a soddisfare autenticamente il cuore dell'uomo spinge ad un ingorgo passeggero di beni , di piacere e di potere. Così pieno di illusioni l'uomo perde di vista ciò che ha in comune con i beni: la finitezza, la friabilità, e la stessa caducità. La Parola di Dio, oggi, non ci spinge all'odio del mondo e delle cose del mondo quanto piuttosto ad una lucidità, unica garanzia della libertà del cuore. Credere che questo mondo basta ed è sufficiente a soddisfare il cuore dell'uomo è una menzogna e un inganno. Paolo fa eco alle parole di Gesù che Luca ci riporta con forza e precisione. L'uomo porta in se la stessa marca del creato: è fragile. Senza dubbio la morte fa paura ma fa parte della nostra vita. I saggi ci hanno sempre invitato a prenderla in considerazione e pensarci spesso. San Francesco la chiamava "sorella morte". La morte è un momento ineluttabile, il momento della verità che pone un problema: cosa resta della vita che se ne va? Cristo invita a tesorizzare non per se stessi o per il mondo che passa. Invita a "Divenire ricchi in vista di Dio". L'invisibile ricchezza di cui si parla e ciò che fa la sostanza della vita è l'amore, il solo valore che possa valere davanti a Dio. Il Signore ci richiama oggi ad un sano realismo. Non è scritto da nessuna parte che per essere felici si deve vivere in uno stato di utopia. Così, resi coscienti della fragilità delle cose del mondo, del valore degli esseri e della brevità della vita, ascoltiamo la voce del Signore. Egli ci invita a non sciupare la nostra esistenza ma a dargli tutta la sua consistenza vivendola in diapason del desiderio e della generosità di Dio.

      [embed]https://youtu.be/6rQfKe1tM1M[/embed]  

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
QUANDO PREGATE DITE… – XVII Dom. T.O.

 

Ci sono amici su cui si può contare anche per una necessità in piena notte. Con altri saremo esitanti. Gesù è realista , conosce la qualità delle amicizie umane. Sa bene i loro limiti. Non siamo perfetti neppure nell'amicizia. Anche nei confronti del padre si pone la stessa domanda anche se la sua esperienza con Giuseppe sarà stata ottima. Le nostre amicizie umane, così preziose e anche le relazioni familiari Gesù le utilizza, pur con le loro deficienze, per rivelarci cosa il Padre celeste può fare per noi. Non ha i nostri limiti e il nostro egoismo e ci dona ciò che ha di meglio "Lo Spirito Santo".

"Signore insegnaci a pregare!"Come gli apostoli anche noi lo chiediamo al Signore e Lui ci apre subito l' orizzonte della confidenza filiale e ci esorta "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Non si tratta di moltiplicare le parole come i pagani ma di affidarsi completamente con totale fiducia a Lui con la sicurezza di avere ottenuto quello che stiamo chiedendo. Quando pregate dite "Padre nostro..." Ogni preghiera che non trova un equivalente nelle domande del padre Nostro non è una buona preghiera , dice Sant'Agostino. Il Cristianesimo è tutto relazione con Dio per cui avere idee chiare sulla preghiera è indispensabile. Ogni nostro preghiera è ascoltata, se non fosse così Dio ci avrebbe imbrogliato. Dio non è lontano da noi ma abita dentro di noi,siamo abitati da Dio , per cui ogni nostro gemito e ogni lode è immediatamente percepita da Lui, non gli sfugge nessun atto di amore da parte nostra e a cui Lui risponde prontamente. Tutte le volte che dico "Ti saluto Maria..." Lei mi risponde "Ti saluto Giuseppe.. La Madonna che è dove è Dio mi sente ed essendo una Mamma molto educata mi risponde. Ovviamente noi siamo come i ragazzi, vogliamo tutto e subito e invece Dio nel suo amore e nella sua intelligenza seleziona le cose che sono per il nostro vero bene e ce le concede a momento opportuno. Non c'è da stupirci per la nostra urgenza e inquietudine dinanzi ai tempi di Dio, anche i Santi erano così. Si legge nel libro delle "Fondazioni" che Santa Teresa volendo fondare un monastero a Siviglia chiedeva con insistenza a Dio qualche ottimo benefattore. La Santa insisteva nella preghiera e invece del benefattore arrivò il Signore che gli disse "Teresa, ho capito! Dammi tempo." Anche Dio ha bisogno dei suoi tempi dovendo organizzare le cose con l'uomo. A noi chiede fiducia e abbandono totale. Dio non è un despota che decide le cose senza consultare i suoi amici. Ne è prova l' esperienza di Abramo raccontata oggi nella prima lettura . Noi siamo in una situazione privilegiata nei confronti di Abramo, non siamo soli a pregare ma lo facciamo sempre insieme a Gesù che sta dinanzi al Padre ad intercedere per noi e ad offrire Lui stesso le nostre preghiere. La preghiera dell'uomo è stata detta la "debolezza di Dio" ma anche "L'onnipotenza dell'uomo". Giorgio La Pira diceva che la preghiera è quel canale che unisce la debolezza dell'uomo all'Onnipotenza di Dio per cui la povertà dei mezzi umani compie opere possibili soltanto all'Onnipotenza di Dio. Gesù ci insegna a pregare trasformando i nostri gridi di aiuto in una preghiera filiale e ci fa pregare come prega Lui. Il nostro grido risuona nel cuore di Dio. Se sappiamo perseverare nella preghiera ritorna in noi con la dolcezza dello Spirito Consolatore. La nostra perseveranza ci renderà confidenti e torneremo su noi stessi aperti ai bisogni dei nostri fratelli con la dimensione dell'amore di Dio.

      [embed]https://youtu.be/R2XfR9gcsHc[/embed]    

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
QUANDO DIO S’INVITA – XVI Dom. T.O.

Oggi Dio parte in visita pastorale. Si invita a pranzo a Manbrè a casa di Abramo e Sara, e a Bethania da Marta e Maria. A Dio piace venire così, bussa alla porta, come dice l'Apocalisse, e far pranzo con noi. "Praticate l'ospitalità, ha permesso ad alcuni di accogliere gli angeli" ci dice la lettera agli Ebrei. La liturgia di oggi ci dice che Dio viene da noi perché la sua parola prenda carne nella nostra vita. Ascoltiamo l'insegnamento che oggi il Signore ci dona. Incontriamo Marta e Maria, le due sorelle che Gesù amava. Le ammira tutte e due e le trova complementari.

Marta , Marta! E' Marta che riceve Gesù nella sua casa, che gli apre la porta e che lo fa trovare a casa sua. In Marta c'è una vera apertura a Gesù. E questo conta ai suoi occhi. Ma ha un problema è "sequestrata"dalle molte occupazioni di servizio. E' presa dal servizio. Ottimo. Ma il suo servizio l'ha sequestrata e in questo sequestro non da più posto all'ascolto. Cosa chiede il Signore a chi cade in questa situazione? Il mio Padre Spirituale un giorno mi disse che il problema non è di scegliere tra il bene e il male ma tra il bene e il bene. Bisogna imparare a scegliere il vero bene senza lasciarci accaparrare da tutte le buone opere talmente numerose che distolgono dalla chiamata del Signore , scritta nel nostro desiderio più profondo. La parte migliore. Maria sta ai piedi del Signore e ascolta la sua parola. Agli occhi di Gesù è la parte migliore. Perché? Perché Dio vuol ricordarci che nell'ordine del Regno non ci sono soltanto delle cose da fare ma anche da ricevere. Non c'è soltanto qualcosa da pagare ma anche da accogliere come grazia. Facendo questo si fa un bell'atto di fede: Colui che è all'opera è Dio. "Mio Padre lavora e anch'io lavoro" ci dice Gesù e San Giovanni della Croce insegna "Non c'è che Dio che fa il bene". E' Gesù che salva, Gesù che santifica e noi dobbiamo imparare questa giusta passività dei figli di Dio che non è lassismo, ma entrare nel riposo promesso. Lavorare e "attendiamo la visita del Signore" dice il salmo. Maria(ad immagine della sua grande Omonima) è là, in questo luogo interiore che Gesù benedice. Dio non dipende da me! Gesù, rimproverando Marta vuol mostrare che Lui non dipenda da ciò che ha preparato. Gesù è libero e Marta ancora non lo sa. Ricordate gli apostoli che erano inquieti perché non avevano preso niente? "Gente di poca fade, no ricordate quando ho spezzato il pane per cinque mila persone?" e aggiunge "Temete il lievito dei farisei" che era l'errore di credere che la vita del mondo e la nostra dipenda da noi. Altre volte Gesù riprende gli apostoli che si preoccupano per lui e per loro stessi.. Il discepolo del vangelo sa che il bene dipende da Dio. Ecco l'insegnamento che il Signore ci offre oggi. Com'è la tua vita cristiana? Sei un attivo per Dio o un appassionato, un abitato da Dio che agisce per te e per il mondo intorno a te? Dalla risposta a questa domanda dipende la fecondità della tua vita. Se scegli la vera strada diventerai figlio in poco tempo. Dio prima di tutto: quando cerchiamo solo Lui è Lui stesso che agisce attraverso di noi facendo opere grandi giocando con la nostra povertà.

      [embed]https://youtu.be/dySqc7tDcQM[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
FARSI PROSSIMO – XV Dom. del T.O.

Il prossimo. La lezione maggiore del vangelo di oggi è che non esiste un prossimo "a priori". Evidentemente ciascuno di noi ha i suoi prossimi: parenti, figli, vicini, colleghi ma questa prossimità non basta a fare di queste persone "il mio prossimo". La prova è che ci sono sposi che si odiano e fratelli che non si sopportano. Essere prossimo esige un trasferimento, una scelta libera anche quando si tratta di esseri più vicini.

A maggior ragione quando si tratta di persone lontane per razza, cultura, modi di vita e nazionalità. Sostituendo la nozione "farsi prossimo" a quella "avere un prossimo" Gesù aggiunge qualcosa alla legge: la compie e la surclassa. Questo compimento non è che la traduzione di ciò che ha fatto Dio stesso in Gesù Cristo, il Dio inaccessibile si è fatto prossimo, il giusto ha raggiunto i peccatori; "il cielo e la terra si abbracciano", il Dio della legge si rivela Dio-Amore. Un uomo. L'uomo della parabola è qualificato così"un uomo" un uomo qualunque, che sia giudeo, samaritano, romano, bianco o nero .... Gesù vuol farci capire che la qualità dell'uomo è sufficiente per farci fare le nostre scelte. La razza e la religione non hanno niente a che vedere. Poco importa che sia levita, samaritano, cattolico musulmano o buddista: solo colui che si ferma accede alla qualità di uomo perché raggiunge un altro uomo. Il samaritano che si ferma è più giudeo dei giudei: in effetti è lui che ha udito la parola della legge giudea sull'amore del prossimo. La questione del dottore della legge "Chi è dunque il mio prossimo" dimostra che si appressa a fare delle discriminazioni a etichettare di "prossimo" o "non prossimo". Non si comporta come figlio di Dio "Che fa cadere la piggia sui giusti e su gli ingiusti", che "ha voluto riconciliare tutti in Lui e attraverso di Lui(Cristo) sulla terra e nei cieli, facendo la pace con il sangue della sua Croce"(2 lettura).

Buona coscienza a buon mercato. Inventerei un altro personaggio che passa davanti al povero caduto nelle mani dei briganti. Colui che conosce bene il comandamento dell'amore del prossimo, che si ferma e parla così "Mi impegnerei ma sarebbe calmare la mia coscienza a buon mercato: il vero problema è politico: quando avremo organizzato una società, un mondo in cui c'è lavoro per tutti non ci saranno più ne aggressioni né ladri. Scusami ma sono già in ritardo per una riunione in cui studiare le riforme delle strutture ........ . Ha ragione, sicuramente "La carità"volta per volta non basta. Ma a forza di pensare "umanità" si finisce per dimenticare l'uomo. Si mortifica una cosa molto semplice, sempre nuova che è la pietà, questa mobilitazione di tutto l'essere dinanzi alla necessità. Quando una casa brucia bisogna spengere l'incendio e poi studiare il materiale ignifugo con cui costruire le case. L'uomo è là, ferito. La sua condizione è che noi ci facciamo prossimo. Ma è anche la nostra condizione e la nostra salvezza. Papa Francesco i dimostra in questo il vero maestro evangelico.

Il dottore della legge. Il Signore non lo dimentica. Gesù lo interroga come un alunno. "Quali dei tre è il suo prossimo?" Il dottore voleva risposte teoriche ed eccolo rinviato a livello della semplice umanità in cui non c'è ne giudeo né dottore .. Gesù non vuole umiliarlo ma entra nel suo problema di uomo. Così si fa prossimo, suo prossimo. Questo dottore si credeva giusto: conosceva la legge, l'amava e la faceva osservare in Israele. Gesù lo porta a capire che la vera giustizia esige una scelta: "Va e tu fai lo stesso". "Va" la fine dell'immobilismo, il frutto della Resurrezione.

      [embed]https://youtu.be/PSPyy9o0ZCs[/embed]  

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
ESSERE DISCEPOLI – XIV Domenica del Tempo Ordinario

I settantadue. Tre sono le categorie di color che seguono il Signore: la folla, i discepoli e gli apostoli. Il testo di questa domenica ci parla della seconda categoria che viene presentata con delle qualità tutt'altro che trascurabili: sottomettono gli spiriti cattivi, cacciano i demoni, calpestano serpenti e scorpioni velenosi e i loro nomi sono scritti in cielo, cioè in Dio.

In breve : hanno potere di far venire il Regno e di porne i segni. Oggi si vede in generale in questo gruppo di settantadue persone che aiutano gli apostoli senza confondersi con loro la prefigurazione dei laici e della loro funzione nella chiesa. Perché no? Settantadue, sei volte dodici, è evidentemente una cifra simbolica. Sono i dodici in qualche modo moltiplicati. I messaggeri. I messaggeri precedono la venuta dello stesso Gesù. Hanno un po' la funzione di Giovanni Battista. Ciò che colpisce è la loro totale dipendenza da ciò che annunciano. Non hanno un messaggio proprio ne un programma, non sono che relazione tra Cristo e gli uomini. Questo spogliamento in vista del Regno è manifestato dal loro spogliamento materiale: "ne denaro, ne borsa ne sandali". Darebbero un'immagine sbagliata del Regno e condizionerebbero i loro uditori togliendo loro una parte della libertà. Anche Paolo respingere ogni forma di prestigio del linguaggio della sapienza per non sedurre: la seduzione non lascia gli uomini nella totale libertà. I destinatari del Regno devono essere messi dinanzi alla proposta del Regno tutta nuda perché possano pronunciarsi nella totale libertà. Lungi da non dover nulla a nessuno i messaggeri sono in condizione da dipendere da coloro a cui sono mandati in maniera che gli uomini possano dar un "bicchier d'acqua " in nome di Cristo e così entrare nella pratica del regno ancor prima di aver sentito la predicazione. La pace. Ciò che deve fare soprattutto il messaggero è di annunciare la pace. Ma di quale pace si tratta? Sicuramente la fine di un conflitto. E questo è espresso dall'immagine che " cammineranno su serpenti velenosi e su scorpioni". C'è un conflitto perché c'è un nemico e il nemico è satana (che significa avversario). Il discepolo viene ad annunciare la fine del regno dell'avversario dell'uomo. Essendo lui stesso nemico rende nemici gli uomini. Il discepolo si presenta come straniero, quindi come nemico, da conoscere , da studiare, che parla un linguaggio diverso. Questa è la distanza da eliminare. Non soltanto annuncia la pace del regno ma è la pace, nel momento stesso che annuncia mette l'interlocutore nella situazione particolare: accoglier l'inviato e rigettarlo, fare con lui la pace o la guerra. Così il contenuto del messaggio è vissuto concretamente nella relazione che si instaura tra il messaggero e colui a cui è inviato. L'evangelizzazione. Così l'annuncio della buona novella è una operazione complessa:consiste non soltanto nell'offrire un messaggio ma nello stabilire una relazione pacifica, di amicizia che è lo stesso contenuto del messaggio. In breve potremmo dire che è molto più semplice offrire l'amicizia e la pace ancor prima di spiegare la pace , le sue condizioni, la sua sorgente e le sue esigenze.

        [embed]https://youtu.be/fUUG8OMr-zA[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
CHI DITE CHE IO SIA? – XII Domenica del T.O.

Gesù prende risolutamente la strada di Gerusalemme. Ciò che lo attende a Gerusalemme è la croce. Prima di partire però Gesù da un assaggio di cosa sarà la sua gloria con la trasfigurazione , poi comincia ad interrogare su cosa pensassero di Lui. "il Messia di Dio" risponde Pietro per tutti, ma non dice niente dell'opera concreta di Gesù. Il Messia è un personaggio che deve prendere il potere, un potere universale perché le nazioni pagane convergeranno verso Gerusalemme. (Is. 60)

Gesù proibisce ai suoi di dire che è il Messia perché l'immagine di potenza e di grandezza potrebbe ingannare gli uditori. Nella risposta sostituisce l'appellativo Messia con quello di "Figlio dell'Uomo", personaggio misterioso di cui parla il libro di Ezechiele e di Daniele e che sarà investito della sua funzione alla fine dei tempi quando giudicherà il mondo. Così rinvia l'esercizio del poter fuori della storia. Gesù dirà a Pilato che il suo regno non è di questo mondo. Una domanda: questo passaggio dalla parola Messia a quella di "Figlio dell'uomo" vale anche per noi? Quanto valgono le nostre idee del trionfo della fede cristiana ora, adesso? Certamente il vangelo deve esser proclamato e accettato ma sopratutto questo :"Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce e mi segua". Noi stiamo vivendo il tempo della Croce. La resurrezione, la realizzazione del Regno avverrà il terzo giorno, quello del ritorno del Figlio dell'uomo. "Bisogna che il Figlio dell'Uomo soffra". Questo è il programma di Gesù. Dalla Pasqua che abbiamo celebrato abbiamo l'immagine di Gesù che regna ma dalla Croce, attraverso la Croce, e sappiamo che sono state le circostanze , la cattiveria e la follia degli uomini a metterlo in croce ma Dio non è implicato in tutto questo affare? Se la Croce l'hanno drizzata gli uomini e Dio è innocente perché l'evangelista Luca ci ripete più volte "bisogna"? Non è implicata in qualche modo anche la volontà divina in tutto questo? Allora Dio vuole la sofferenza e la morte? No. Dio trova la sofferenza e la morte nel mondo che ci è stato affidato e che noi abbiamo fatto così come è. Noi abbiamo drizzato le croci e una volta che Dio ha deciso di venire tra noi a condividere la condizione umana non poteva fare altrimenti che condividere la nostra sofferenza; è per questo che "bisogna che il Figlio dell'Uomo soffra.... Che sia rigettato.." La Croce non è segno di un sadismo di Dio ma opera del suo amore accettarla e portarla anche lui. "Bisogna che Egli risusciti". Dio viene a condividere la nostra morte per parteciparci la sua vita. E' dal seme della morte di Cristo che sorge per noi la vita di Dio. La via delle resurrezione è la stessa via di Dio. Se Dio viene a sposare la morte dell'uomo per assumerla nella sua vita, anche noi assumendo la nostra morte sia quella finale che quella di tutti i giorni che si chiama rinnegamento e rinuncia, assumiamo la stessa morte di Cristo. " Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la propria croce ogni giorno e mi segua". Il cammino della vita passa di qui.

      [embed]https://youtu.be/1qscLxtG47U[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!
SE QUEST’UOMO FOSSE UN PROFETA – XI Domenica del T.O.

Simone il fariseo vuol sapere se Gesù è un vero profeta. Di Lui si dicono cose diverse "nessuno ha mai parlato come quest'uomo". Chi è? Il profeta è colui che legge i cuori, che scruta gli esseri nella loro profondità. Ed ha ragione: Gesù è profeta che capisce la fede, generatrice d'amore che abita in questa donna. Per Simone è tutto semplice: ci sono coloro che commettono i peccati e coloro che non li commettono. Due categorie sociali costituite in qualche modo da peccatori professionali come i pubblicani e le prostitute. Simone crede al peccato ed è il peccato che determina il rapporto dell'uomo con Dio.

L'amore di Dio in risposta l'amore dell'uomo. Credere al peccato e credere all'amore: "due religioni". Soltanto bisogna capire che l'amore ha sempre a che vedere col peccato che è sempre mancanza di amore. E' quello che vuol mettere in evidenza il Vangelo.

Il debito. Il peccato è mancanza di amore, quindi assenza di ciò che dovrebbe esserci. Mancanza, deficit. Finalmente "debito" per questo il peccato ci proibisce di essere "al giorno". Curiamo l'immagine. Il perdono non si contenta di cancellare ma di ristabilire nella condizione di figli. Simone si ritiene senza debito o con un debito trascurabile. Ora, essendo sempre un debito di amore Cristo gli mostra che ha un debito catastrofico:non sa amare. Gesù glielo fa rilevare con tutti i richiami "tu non hai ... ": che esprime la mancanza di qualcosa che avrebbe dovuto esserci. Ma perché il fariseo manca di amore e s'ingolfa sempre più nel suo debito? Perché non sa che ha un debito e credendosi senza debito non ha coscienza dell'amore di Dio per lui. Aprirsi all'amore è preceduto dalla coscienza del nostro debito.

La parabola. La parabola dei due debitori ha bisogno di molta attenzione: Gesù parla di amore in termine di debiti, dunque di diritti, ed usa il linguaggio dei farisei. Ci introduce in una verità fondamentale: l'uomo non può amare per primo. Il suo amore è sempre riconoscente perché è lo stesso suo essere che lo riceve. L'amore gratuito esiste soltanto in Dio, il nostro è sempre motivato. Nella parabola c'è la remissione del debito che genera l'amore. Ma appare chiaro che è l'amore manifestato dalla donna che ottiene il perdono dei peccati. Dunque è vero il contrario. E Gesù precisa "Colui a cui si rimette poco, ama poco" Allora cosa viene prima l'amore o il perdono dei peccati?

Per rispondere a questa domanda bisogna rileggere il brano dall'inizio. Quando la donna è entrata sapeva chi era Gesù, aveva già risposto ali questione della sua identità. Sapendo che Gesù poteva salvarla e cambiare la sua vita essa è andata a manifestare la riconoscenza anticipata, a manifestare l'amore che corrispondeva all'amore atteso . "Quando domandate qualcosa , credete che lo avete già ottenuto e l'otterrete" (Marco 11,24). Avendo manifestato l'amore nato dalla sua fede, ne ottiene il frutto. Da cui l'ultima parola di Gesù "La tua fede ti ha salvato". Questo è il vangelo su la fede.

Ma Simone e i suoi invitati restano con il loro problema iniziale: "Chi è questo Gesù? Chi è quest'uomo?" La donna definita peccatrice è qualificata come credente. Quanto a Gesù appare come colui che perdona i peccati. Tutto avviene all'interno della donna e che Gesù constata. Ovviamente niente sarebbe avvenuto se Gesù non fosse stato là, presenza umana, incarnazione dell'amore di Dio. Ed è a lui che la donna prodiga i segni dell'amore per Dio. Tutto finisce con la parola "Va" Il verbo del movimento, del cammino , che è il modo di dire Resurrezione.

      [embed]https://youtu.be/WKpfFMZuFpo[/embed]

CLICCA QUI PER LEGGERE E SCARICARE!