La Vespa

80 anni

Come ti senti? Non so se sto bene, mi sento bene, anzi, molto bene.Come ci si sente a ottanta anni? Come un santuario in cui si vedono appesi tanti ex voto"per grazia ricevuta". Mi sento pieno di questi "ex voto". Quante grazie!Come intendi celebrare l'evento? Volevo starmene solo tutto il giorno in adorazione ma oltre che di Dio sono anche degli altri che hanno rivendicato la mia presenza per cui celebrerò l'Eucarestia insieme ai vescovi e preti per tutti gli amici che vorranno partecipare nella basilica S.S. QUATTRO CORONATI MARTEDÌ 21 GIUGNO ALLE ORE 19. Quel giorno farò anche il compleanno del mio battesimo avvenuto subito dopo la nascita. Se vieni mi farà piacere. Ti dirò che è bello avere ottanta anni , te li auguro e ti chiedo di aiutarmi a ringraziare il Signore per avermi portato fin qui anche per te.[embed]https://youtu.be/A1BqIGF_hvg[/embed]

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I PRETI DELL’ 8X1000

L’uomo nell’ abbondanza non capisce. E’ sempre così e sarà sempre così. L’uomo che non ricorda di essere polvere e cenere diventa la scimmia del Dio vivo e vero. E chi non ha conosciuto le seduzioni dell’abbondanza è un mentitore. Se si hanno soldi e beni e si vive per essi, se questa è la preoccupazione assillante e dominante, c’è poca differenza con chi queste cose non le ha ma vive per esse. Dove è il tuo tesoro lì è il tuo cuore. Il cuore, appunto!

Vi racconto questa parabola. C’era uno studente universitario, figlio di contadini mezzadri che per mantenerlo agli studi sudavano da mane a sera. Bisognava pagargli l’affitto, il mangiare, la biancheria, i mezzi di trasporto, insomma spendere metà di quanto la famiglia aveva di reddito. E lui doveva seguire le lezioni, i seminari, i master, dare gli esami con docenti per nulla compiacenti ed anzi ostili. Poi lui si laureò e fece tre anni di praticantato ringraziando il professionista che lo aveva preso gratis nel suo studio. Nel frattempo la propria famiglia continuava a pagare e a non aver soldi per gli altri due figli. Infine a trent’anni riuscì a superare, senza compravendite, l’esame per diventare avvocato.

E c’era un giovane entrato in seminario per diventare sacerdote. Non doveva pagare affitto, per il mangiare e la lavanderia era ossequiato e riverito, aveva lo sconto sui libri e locali in cui studiare e campi da gioco per ricrearsi. Seguiva le lezioni universitarie e dava gli esami con molta benevolenza da parte dei docenti. Ottenne il titolo o, forse, lo prese a metà. Il giorno dopo la sua ordinazione sacerdotale entrò nel sistema del Sostentamento del Clero. Di botto. Senza un giorno di disoccupazione, di mancanza di contributi, di tirocinio gratuito, di prova sul campo. Sapeva già tutto e doveva solo dare lezioni del suo sapere.

Che andasse a scuola ad insegnare o non ci andasse, dal punto di vista del reddito, era la stessa cosa. Che visitasse i malati o tenesse i registri parrocchiali in ordine era cosa secondaria. Non lo era invece sotto il profilo di cosa vuol dire essere pastori e servitori. Che aprisse la sua chiesetta ad orari certi o la aprisse a seconda del suo comodo era indifferente: lui non dipendeva dal suo gregge, non era il pastore che doveva dare la vita per esso.  Viveva da un sussidio frutto di offerte provenienti da tante famiglie, compresa quella del mezzadro di cui sopra. Era nell’abbondanza, nella situazione in cui uno non capisce. Ed aveva in sovrappiù offerte, donazioni e diconsi frutti di stola. E tanto, tanto tempo per discettare sui massimi sistemi della pastorale, del servizio sacerdotale, di cosa deve o non deve fare il vescovo ed il confratello presbitero.

E’ insensato chiedersi se il Sostentamento del Clero stia producendo (magari come effetto collaterale) una generazione di preti burocrati, appagati nei bisogni materiali? Forse è il caso di pensarci un po’.

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La demografia non è un opzional

“E’ una verità molto semplice e perfettamente chiara, un po’ stupida forse, ma difficile da scoprire e pesante da portare”. Camus lo faceva dire ad un Caligola amareggiato perché “gli uomini muoiono e non sono felici”. Qui lo diciamo in aperta polemica contro le analisi dominanti sulle cause della crisi economica.  I parametri utilizzati sono tanti e hanno una loro ragionevolezza. Ma quasi sempre prescindono da un dato elementare: il tracollo demografico. (altro…)

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Come si suicida un partito

Credo che sulla vocazione al suicidio del Partito Democratico nessuno abbia dubbi. Da quando è nato studia come farsi del male. Divora i suoi segretari come fossero merendine; impallina in modo spietato i suoi uomini di punta dopo averli acclamati e designati all’unanimità (vedi il caso Prodi); non riesce a ritrovare una parvenza di unità su nessun problema pratico; confonde le primarie di partito o di coalizione con le elezioni vere e proprie; tutte le volte che di mezzo ci sono numeri sbaglia i conti; quando imbocca la via del rinnovamento cade nelle mani di geni (perché più vai a sinistra e più sei intelligente per destino) che confondono twitter col Parlamento. E poi non riescono a trovare uno straccio di alleato semiaffidabile. In questi anni il Pd ha portato in Parlamento Antonio Di Pietro, i radicali, i socialisti, i vendoliani, gli amici del governatore siciliano Lombardo e chi più ne ha ne metta. Subito dopo l’alleato diventa nemico. L’IDV doveva confluire dentro il Pd salvo diventarne antagonista il giorno dopo le elezioni. La pattuglia degli onorevoli radicali dovevano rispettare la linea del gruppo parlamentare ed invece è andata per i fatti suoi. I socialisti di Nencini sono stati miracolati salvo poi indicare Emma Bonino come ministro. Vendola aveva firmato di rispettare le decisioni prese a maggioranza: incassata la presidenza della Camera è andato bellamente per i fatti suoi. Bersani ha corteggiato i 5stelle manco fossero sue fidanzate: in cambio ha ricevuti pernacchie. Al confronto l’alleanza del Cavaliere con la Lega ha qualcosa di granitico. In campagna elettorale, e subito dopo, è riuscito nell’impresa impossibile di far risuscitare Berlusconi consegnandogli il coltello dalla parte del manico. Tanto che oggi è il Pdl a decidere se si va ad elezioni subito (evenienza tragica per il Pd). Non poteva non finire che così per un partito cui lo iettatore Eugenio Scalfari scrive i compitini e il solito circuito delle anime pensanti dice il da farsi. Almeno Pajetta sapeva sbagliare da solo senza circondarsi di simil consiglieri. Non bastava il risultato elettorale, quello del ''siamo primi ma non abbiamo vinto'', e le due mancate elezioni prima di Franco Marini e poi di Romano Prodi al Colle, ora è il tempo del “governo mio non ti conosco”. Il Pd ha il Presidente del Consiglio Enrico Letta ma pochi ministri di peso. Josefa Idem allo Sport, la ministra dell'Integrazione Cecile Kyenge, quello  dell'Ambiente Andrea Orlando e quello dei Beni culturali Massimo Bray. Ministro di spesa e Flavio Zanonato allo Sviluppo economico: ma le casse sono vuote e c’è poco da spendere. Il Pdl invece ha la Sanità con Beatrice Lorenzin (oltre 100 miliardi di spesa annua), le Infrastrutture con Maurizio Lupi, le Politiche Agricole con Nunzia Di Girolamo, per finire con Angelino Alfano agli Interni. Il PD voleva tutto senza avere i numeri e le idee questo disastro ci sono certo delle responsabilità personali. Bersani non poteva passare impunemente  dal candidato Franco Marini, gradito a Berlusconi, al candidato Romano Prodi, il più inviso al Cavaliere. Ma chi oggi lo critica, nel gruppo dirigente del Pd, dormiva o tramava? I 100 incappucciati che, nel segreto, hanno accoltellato  Prodi sono l’emblema di questo Pd, ormai diventato una confederazione di tribale. E’ la fine del sogno veltroniano. Forse Matteo Renzi ne assumerà la guida ma non sarà più lo stesso partito di prima.

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Il profumo delle pecore

Per me le pecore non puzzano: hanno il profumo della mia giovinezza e gioventù. Di quando ci sfidavamo a chi stava di più nell’ovile. Ora cerco altre pecore. Sono nel pieno delle operazioni per la benedizione pasquale delle famiglie. Da neo parroco ho la sensazione che questa mia parrocchia non finisca mai, abbia confini da impero romano. Eppure si tratta di quattromila anime.  (altro…)

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Ridateci Sturzo

L'altra notte, a dispetto del dossettiano impenitente Giuseppe Mani (per questo suo peccato farà qualche annetto di Purgatorio), mi è apparso fugacemente in sogno don Luigi Sturzo. Io lo considero un santo e, in ogni caso, l’uomo politico di cui ci sarebbe bisogno oggi. Perché quando i tempi sono cattivi e la politica perde anche il minimo sussulto di dignità, in Italia, sono stati i preti ad individuare una via di uscita. (altro…)

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I numeri e la democrazia

Voi direte che ho un pregiudizio contro la sinistra italiana. Non è vero. Il fatto è che  

la storia parla anche quando non la si vuole ascoltare. Ebbene, essa dice che i partiti della sinistra italiana non sanno far di conto. (altro…)

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Chissà cosa hanno capito

Ricordo un dettaglio di Giovanni Paolo II che a me ha fatto molto riflettere. Nei primi anni del suo Pontificato, durante la visita pastorale ad una parrocchia romana, dopo un caloroso bagno di folla e relativi cori di giubilo, tornato in sacrestia poggiò i gomiti sul tavolo e tenendosi la testa tra le mani sussurrò: “Chissà se hanno capito…” (altro…)

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Lo Spirito si è divertito

Se il giornalismo fosse cosa meno autoreferenziale, più aperto a tutta la realtà, dopo l’elezione di papa Francesco, ci sarebbe un esodo in massa dalle redazioni. Non ne hanno azzeccato una. Hanno preteso di raccontare le vicende interne di un conclave facendosi scudo di improbabili fonti autorevoli ma anonime. Hanno sprecato fiumi di inchiostro per scrivere di correnti, di cordate, di avversari, di trattative, rivalità, tranelli, scontri, pacchetti di voti, alleanze, strategie, veleni, corvi, falchi e colombe. (altro…)

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E Giovanni era ancora vivo…

  Tra le tante stranezze umane, nella storia dei Pontefici mi colpisce la vicenda di San Giovanni. Sant’Ireneo, vescovo di Lione (morto attorno al 202), fu il primo a tramandarci un elenco dei vescovi di Roma. Dopo la morte di Pietro, dice, “I beati apostoli fondatori trasmisero la dignità episcopale a Lino”. Costui  era nativo di  Volterra e aveva conosciuto, a Roma, Pietro che lo aveva consacrato sacerdote e a scelto come compagno per le sue peregrinazioni apostoliche. (altro…)

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