• La moneta di Dio

    I farisei posero una questione capziosa a Gesù. Se avesse risposto “si” avrebbe indisposto la popolazione, i terroristi dell’epoca, se avesse risposto “No” si sarebbe messo contro le autorità occupanti. In ogni caso sarebbe stato eliminato.

    La prima risposta è facile ma Gesù insiste sulla seconda che è più importante. Si fa mostrare una moneta che porta l’effige di Cesare. Poiché i giudei accettano di servirsi di questa moneta, di trarne profitto devono pure pagare le tasse. Gesù non prende parte per nessun regime politico. Le realtà politiche hanno una dinamica propria e Gesù non interferisce, non si allea con nessuno.

    La seconda domanda vale una risposta. C’è un altro Cesare, c’è un altro Re. Gesù è mandato dal Padre e c’è un altro regno che non è di questo mondo. Se il denaro di Cesare porta l’immagine di Cesare, anche Lui porta un’immagine, quella del Padre. In San Paolo e nella lettera agli Ebrei si legg: Gesù è l’icona del Padre, l’impronta della sua sostanza.

    Se Cesare ha distribuito largamente il suo denaro nelle sue provincie lo ha fatto per riscuotere le imposte. Se Gesù, immagine del Padre è disceso in mezzo a noi ed è voluto essere uguale a noi è per ricondurre il genere umano verso suo Padre. Egli lo fa non soltanto per quello che Egli era ma per quello che faceva: guarendo i malati, perdonando i peccati e soprattutto morendo e risorgendo per darci una vita nuova. Questo per Gesù era rendere a Dio ciò che è di Dio.
    Nessun uomo, condizionati e imbrigliati tutti, come siamo dall’immagine di Cesare, che d’altra parte ne abbiamo bisogno per sopravvivere ma che minaccia sempre di appesantire il nostro cuore, era in stato di farlo. Malgrado il fatto che tutti gli uomini sono ad immagine e somiglianza di Dio come ci insegna il libro della Genesi.
    Quello è il tesoro più prezioso di ogni uomo ma un tesoro nascosto profondamente nel cuore. Questa immagine è stata deturpata dal peccato ma restaurata dal battesimo per cui sempre presente anche a nostra insaputa. Questa immagine è talmente nascosta nel cuore che ci è voluto in mezzo a noi questa immagine unica del Padre, che è Gesù, per risvegliarla.
    “Rendere a Dio ciò che è di Dio”, è questo, a partire dal nostro cuore il compito di rassomigliare sempre più a Gesù e irradiare la sua immagine intorno noi. Per ogni discepolo di Cristo c’è il rischio di dovere qualcosa a qualche altra immagine, a qualche altro Cesare di quaggiù che non cessa di affascinarci, malgrado tutto.

    E a mano a mano che l’immagine di Gesù si rivela diveniamo capaci di riconoscerla nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle. Anche loro hanno impresso l’immagine di Cristo e nessuno può togliergliela. Anche i più miserabili peccatori la conservano. Il peccato che è in noi può soltanto ridurre la somiglianza con Gesù non distruggerla e non può mai togliere la possibilità del ritorno alla casa del Padre perché anche noi, come Gesù, portiamo impressa la sua effigie.

    “Rendere a Dio ciò che è di Dio” significa anche aiutare i fratelli a scoprire in essi l’ immagine con cui sono stati creati e durante tutta la vita, soprattutto attraverso la morte ,non cessare mai di rassomigliargli sempre più.

    Firma Mani