• Tutti alla tavola di Dio

    Mi hanno raccontato che in una chiesa di Roma fu visto entrare un giovane dello Sri-Lanka che pregava con grande raccoglimento. Finita la preghiera un parrocchiano gli si avvicinò e cominciò una conversazione amichevole durante la quale seppe che non era cristiano: “professo un’altra religione”. “Perché allora sei venuto in chiesa?”. “Perché nella vostra nazione non ci sono luoghi di preghiera della mia religione. Ma il tuo Dio e il mio Dio è lo stesso, soltanto noi li preghiamo in maniera differente. Son venuto in questa chiesa per pregare il nostro Dio!”:Non ho detto questo per dire che tutte le religioni sono uguali: si può in effetti chiamare Dio in maniera più o meno corretta.

    Certamente il mondo è pieno di cercatori di Dio che si rivolgono a Lui ciascuno nella propria lingua o cultura, ciascuno con i suoi problemi e la sua speranza. La Cananea che abborda Gesù per chiedere la guarigione della figlia è originaria della regione di Tiro e di Sidone, l’attuale Libano. I Cananei erano considerati dai Giudei degli emarginati e dei pagani e c’era l’abitudine di trattarli come cani. Malgrado questo la Cananea da prova di ardimento ed è pronta a far di tutto per salvare sua figlia

    Il suo grido è una preghiera di fede che stupisce sulla bocca di una donna straniera alla fede d’Israele e ignorante della vera identità di Gesù. Lo invoca come Messia “Figlio di David” e come “Salvatore”,titoli divini.
    Con una umiltà straordinaria fa valere timidamente il suo diritto ad approfittare “delle briciole che cadono dalla tavola”. Crede che Dio è universale nel suo amore. Stupito da questa fede semplice e autentica, Gesù esaudisce la sua domanda. Domandava le briciole: Gesù la fa sedere a tavola.

    Evidentemente questo testo di Matteo si rivolgeva ai giudei convertiti. Che non erano ben accolti, sospettati. Questa situazione si ripete ancor oggi verso questi “pagani ” che bussano alla porta della chiesa. Sono stranieri, membri di altre religioni, miscredenti , marginali della fede, superstiziosi. Battezzati che non hanno avuto alcun contatto con la fede in Cristo, indifferenti…., Tutti coloro che si avvicinano per vedere, ascoltare, dialogare, pregare, trovare conforto. Come li accogliamo noi nelle comunità cristiane?
    Sono presenti nelle nostre assemblee per i Battesimi, matrimoni, funerali , più attenti di quanto non si pensi. Pregano segretamente e son animati da un spirito di fraternità nei confronti degli altri. Fanno parte della grande famiglia di Dio: Lo Spirito non conosce frontiere e agisce nella vita di questi uomini di buona volontà. Senza rinnegare Cristo, unico Mediatore dell’uomo, la nostra Chiesa Conciliare deve essere all’ascolto di questi “semi del Verbo” presenti in ogni uomo.

    In questa accoglienza della Cananea da parte di Gesù non si vede una contestazione di quello che si chiama “razzismo ordinario”e che si esprime in tanti modi di parlare e di agire? Si può anche essere trattai da stranieri nel proprio paese come dice il Salmo 69,9 “Sono uno straniero per i miei fratelli”. Individui e gruppi sono marginalizzati, gli è rifiutato l’accesso al lavoro, alla sicurezza, alla dignità.
    Più che mai i cristiani devono restare vigilanti discepoli di colui che è fratello universale e devono portare la specifica testimonianza che “Gesù Cristo è il Signore di tutti gli uomini”.

    Firma Mani