• Con la veste della fede

    Gesù paragona il suo Regno ad un pranzo di nozze che Suo Padre gli ha preparato per celebrare la sua Pasqua con la nostra umanità e con la sua chiesa. Un pranzo che non doveva rallegrare tanto gli invitati quanto colui che invita. Più che la gioia degli invitati è piuttosto l’immenso desiderio del Padre di vedere la sala completamente piena di invitati.

    Ci sono gli invitati del primo momento, forse i parenti che si aspettavano l’invito e che ne avevano un certo diritto e ci sono gli invitati della seconda ora, quelli non previsti e che non  si aspettavano l’invito non avendone diritto. Gli invitati della prima ora non hanno percepito il desiderio del Padre e se la sono squagliata forse non per cattiva volontà ma per distrazione: il loro interesse era altrove, nelle terre, nei loro affari. Il Padre non si scoraggia. La festa è pronta e deve essere fatta.  Servono altri invitati, non più selezionati ma di seconda scelta. I servi son mandati ai crocicchi delle strade per invitare “tutti quelli che potete trovare” ed essi  riunirono “buoni e cattivi finchè la sala era piena”.

    Il testo di Luca è ancora più esplicito: Gli invitati della seconda ora sono”poveri , storpi e ciechi”. E siccome la sala non era ancora piena il Padre manda i suoi servi  a “far entrare gente con forza finchè la sala non fosse riempita”. E’ così forte il desiderio del Padre di condividere la festa di nozze che lo fa invitando con forza, facendo violenza. E’ impossibile sfuggire al desiderio di Dio. Davanti a Lui non regge nessuna scusa. Soprattutto quella della mancanza di meriti, di non avere alcun titolo, di non aver niente da rendere a Dio. Il suo desiderio è totalmente gratuito, non aspetta niente in contraccambio.

    In Gesù Cristo, questo immenso desiderio di Dio, il desiderio “che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità” ha preso forma umana in mezzo a noi “Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra e cosa desidero se non che si accenda”. E quando farà allusione alla sua passione, ne parlerà come di un battesimo nel quale deve essere battezzato e che desidera ardentemente ricevere. E giunto alla vigilia di Pasqua , alla fine della cena, che sarà l’ultima prima di quella che eternamente celebrerà nel suo Regno, manifesta ancora una volta quello che è stato il desiderio di tutta la sua vita terrena “Ho ardentemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi perché non ne mangerò più finchè non si compirà nel Regno di Dio”.

    E’ così che il desiderio di Dio ci insegue e poco conta se siamo poveri, storpi ciechi e se non abbiamo niente da restituire. Come rifiutare a Dio la gioia di sedersi alla sua mensa?

    A soltanto due condizioni.  La prima è di non lasciarsi distrarre da altri interessi per i nostri desideri spesso superficiali e senza paragone con tutto ciò che Dio vorrebbe darci.

    La seconda condizione, ed è la finale della parabola, è d’indossare la veste di nozze. C’è infatti un abito da cui liberarsi, quello del vecchio uomo, di cui il battesimo ci ha già spogliati; e da indossarne un altro, quello dell’uomo nuovo., cioè Gesù in persona, di cui lo stesso battesimo ci ha rivestito. “Voi che siete stati battezzati vi siete rivestiti di Cristo” dirà San Paolo.

    Rivestendoci di Cristo abbiamo risposto all’immenso desiderio di Dio verso tutti gli uomini, quello di amare tutti come Lui, senza condizioni, realmente, gratuitamente, senza aspettarsi niente in contraccambio. “Quando darai un pranzo, dirà Gesù, non invitare amici, ne fratelli, ne parenti, ne ricchi vicini, in maniera che anch’essi a loro volta ti invitino ma invita poveri, storpi, ciechi, esattamente ciò che Dio ha fatto con noi, sarai felice perché non hanno di che restituirti! Questo sarà restituito al momento della resurrezione dei giusti.

    Firma Mani