• LAZZARO E L’EPULONE

    La parabola del ricco epulone è servita a varie cause. A consolare i poveri promettendo il benessere nell’aldilà. Solo Gesù che ha sposato la cause dei poveri diventando povero come loro poteva usare un tale linguaggio. E’ stata anche considerata l’oppio del popolo: con questa storia i poveri resteranno sempre poveri e i ricchi sempre più ricchi (Marx)

    Da precisare che la Scrittura non si è mai indirizzata ai poveri per dire loro di rassegnarsi ma soltanto per dire loro che sono amati da Dio. Apre una speranza ed esorta tutti gli uomini a condividere questo amore di Dio per i poveri. Questo amore deve condurci a ristabilire la giustizia. Per questo la parabola è detta per convertire i ricchi che si trovano nella condizione di Epulone. I Testi mettono sotto accusa il cattivo ordine stabilito, sia quello presentato nella prima lettura sia quello del Vangelo e annunciano la rivincita della giustizia di Dio. Dobbiamo prendere questo sul serio: questo annuncio invece di essere oppio del popolo serve a far uscire i ricchi dalla loro illusione di bontà.
    La porta e il grande abisso hanno la stessa funzione: rappresentare un limite invalicabile. In fondo l’abisso che separa per l’eternità il ricco da Dio è lo stesso della porta che il ricco aveva posto tra lui e Lazzaro. Dio, sotto la figura di Abramo, è dalla parte della porta in cui si trova Lazzaro. Cioè Dio è escluso dalla vita del ricco, giace fuori ed è ridotto a livello degli animali. La porta, la separazione è di una grande portata: Dio è colui che riunisce , che supera la divisione per fare unità tra tutti i separati. La porta è una immagine della separazione, dell’esclusione naturale: rappresenta l’inverso dell’opera di Dio. In fin dei conti è la ricchezza del ricco la vera porta di separazione, è lui che dovrebbe superarla per fare unità. Ma “è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago”.
    Il grande abisso insuperabile in rapporto al seno di Abramo è l’immagine dell’origine divina dell’uomo e della terra in cui l’uomo è andato dopo il peccato. Questa separazione la traversa il povero e questo fa pensare alla Pasqua del Signore. Il testo infatti termina col tema della Resurrezione dei morti. Ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio. Non disperiamo quindi del ricco. Potrà anche lui ascoltare Mosè e i profeti e superare la porta della sua ricchezza che lo separa dal povero per andare, come ha fatto il Cristo a ritrovare il povero. E’ da subito che siamo invitati a superare le nostre separazioni ed essere ammessi alla gioia del Regno.

    Firma Mani